Una visione multicampus per Ca' Foscari

Un’università capace di futuro

Una comunità aperta, autonoma e inclusiva, che mette al centro studenti, ricerca e qualità.​

L’università oggi si trova davanti a un bivio decisivo. Non si tratta soltanto di adattarsi al cambiamento: si tratta di diventarne protagoniste e protagonisti, pioniere e pionieri, custodi di un futuro possibile. Occorre fare un passo avanti — non per paura, ma con coraggio; non per nostalgia di ciò che eravamo, ma con la visione di ciò che possiamo diventare. Le sfide che ci stanno davanti sono reali, concrete, immense, eppure, non è il momento di scoraggiarsi. Queste difficoltà non devono indurci alla resa, ma spronarci all’azione. Sono la prova che il tempo di rincorrere il presente è finito e che è tempo di passare all’iniziativa per costruire un futuro migliore.  La chiave di tutto questo è una sola: camminare insieme nella stessa direzione, custodendo le nostre differenze, forti di una visione condivisa. Dobbiamo smettere di cercare ciò che ci divide e iniziare a lavorare su ciò che ci unisce. Dobbiamo preparare le nuove generazioni non soltanto a possedere conoscenze solide, ma a pensare in modo indipendente, critico, consapevole. Questo è il sistema universitario che vorrei vedere crescere e consolidarsi, ovvero un’università che forma persone, non solo professionisti.

Negli ultimi anni ho letto decine di piani strategici, eppure so bene che le strategie, da sole, non bastano. Restano parole vuote se non si traducono in azioni concrete. Abbiamo bisogno di chiarezza di scopo, non di una moltiplicazione infinita di compiti. Troppo spesso ci concentriamo sul “fare”, ma raramente ci fermiamo a chiederci chi vogliamo essere, dove vogliamo andare. Questo è ciò che conta davvero: chi siamo, che cosa rappresentiamo, quale messaggio vogliamo lasciare al mondo.

Io credo profondamente nelle tre grandi missioni dell’università — formare, conoscere, trasformare —, che non sono compartimenti separati, ma dimensioni di un unico impegno verso il futuro. La prima è formare le nuove generazioni: non solo trasmettere conoscenze, ma formare coscienze libere, critiche, responsabili, capaci di leggere la complessità del mondo e di trasformarlo in modo migliore. La seconda è la ricerca: avanzare il sapere, spingere più in là i confini della conoscenza, non per accumulare risultati, ma per migliorare l’umanità, per comprendere più a fondo noi stessi, la società, il pianeta che abitiamo. La terza missione è quella in cui l’università agisce direttamente sul mondo, per trasformare la società attraverso le idee, le pratiche, le relazioni, l’impatto culturale e civile del sapere. Al centro di tutte e tre queste missioni c’è un’unica tensione comune: il cambiamento per il meglio. Un cambiamento che non è rottura sterile, ma responsabilità; non è adattamento passivo, ma scelta consapevole; non è rinuncia alla nostra identità, ma fedeltà al senso più profondo dell’università come motore di futuro. La mia visione è quella di una Ca’ Foscari radicata nella storia e responsabile del futuro.

Dentro questa visione c’è anche un obiettivo chiaro: rafforzare il prestigio di Ca’ Foscari e la sua capacità di distinguersi nel panorama italiano ed internazionale. Prestigio non come etichetta, ma come conseguenza naturale di un lavoro serio, coerente e condiviso; come fiducia costruita nel tempo; come autorevolezza che nasce dalla qualità delle scelte e dalla coerenza tra valori dichiarati e pratiche quotidiane.

Rendere Ca’ Foscari un luogo speciale significa farne un’università che sa attrarre energie, idee, talenti e passioni perché offre un ambiente vivo, stimolante e responsabile. Un’università in cui studentesse e studenti trovano non solo una formazione solida, ma un’esperienza trasformativa; in cui docenti e personale tecnico-amministrativo riconoscono uno spazio all’interno del quale il proprio lavoro è valorizzato, ascoltato e messo nelle condizioni di incidere.

Valorizzare l’unicità di Ca’ Foscari vuol dire investire con decisione nelle sue vocazioni distintive, nella sua capacità di essere pioniera nelle sfide della didattica, della ricerca e della terza missione, mantenendo uno sguardo aperto, critico e internazionale. La nostra università ha le risorse per farlo. Le ha nella sua storia, nella sua collocazione, nella pluralità dei saperi che la attraversano. Ma soprattutto le ha nelle persone che la rendono ogni giorno un luogo di lavoro, di studio e di pensiero. È a partire da questa ricchezza che dobbiamo avere il coraggio di mirare in alto: fare di Ca’ Foscari un faro, essere un punto di riferimento affidabile, capace di orientare, di innovare e di aprire possibilità, restando fedele alla propria natura di università pubblica.

Questa unicità non è soltanto culturale o scientifica. È anche geografica e istituzionale. Ca’ Foscari nasce sull’isola, ma la sua storia è quella di un’apertura continua oltre ogni confine. Fin dalla sua origine, la sua vocazione è stata quella dell’apertura: apertura alle lingue, alle culture, ai commerci, ai mondi lontani. Venezia non è mai stata chiusura: è sempre stata ponte. E così anche la nostra Università.

Oggi Ca’ Foscari non vive più soltanto sull’isola. È cresciuta, si è estesa, ha costruito nuovi spazi e nuove relazioni. Continuare a immaginarla come un Ateneo concentrato esclusivamente nel centro storico significa non riconoscere fino in fondo la trasformazione che essa stessa ha generato e le opportunità che questa trasformazione rende possibili.

Per questo credo che una delle scelte strategiche più importanti per il futuro di Ca’ Foscari sia assumere con piena consapevolezza il fatto che è un Ateneo multicampus. Per Ateneo multicampus intendo un’università che organizza in modo intenzionale e coordinato le proprie attività su più sedi, attribuendo a ciascuna una vocazione chiara e complementare, senza duplicazioni e senza gerarchie implicite, ma all’interno di un progetto unitario. Non si tratta di spostare risorse da un luogo all’altro né di ridurre il ruolo del centro storico, ma di valorizzare ogni sede in relazione alle sue specificità, rafforzando complessivamente l’Ateneo. Non un’università dispersa, ma un’università che nella pluralità dei luoghi trova una forma più matura della propria identità.

In questa prospettiva, il modello multicampus non è soltanto una scelta organizzativa o logistica, ma la condizione concreta attraverso cui Ca’ Foscari può affermarsi come una vera civic university. Un’università civica non è definita solo dalla qualità della ricerca o della didattica, ma dalla capacità di essere presente nei luoghi in cui si producono bisogni, trasformazioni e opportunità. Il multicampus rende possibile questa presenza: consente all’Ateneo di essere contemporaneamente radicato, riconoscibile e attivo in contesti diversi, costruendo relazioni stabili con istituzioni, imprese, scuole e comunità. In questo senso, Venezia, Mestre e Treviso non rappresentano semplicemente sedi distribuite, ma i punti attraverso cui Ca’ Foscari esercita la propria responsabilità pubblica, generando valore culturale, sociale ed economico nei territori in cui opera.

Questo approccio non implica frammentazione né autonomia separata delle sedi. Al contrario, richiede una forte integrazione tra i campus: corsi condivisi, percorsi intercampus, mobilità interna di studenti e docenti, servizi coordinati e progettualità comuni. La specializzazione delle sedi deve generare sinergie, non divisioni, rendendo più efficace e riconoscibile l’offerta complessiva di Ca’ Foscari.

È importante chiarire che questa prospettiva non implica in alcun modo uno spostamento di equilibri o un ridimensionamento delle sedi esistenti. Il campus diffuso di Venezia rimane il cuore storico, accademico e internazionale di Ca’ Foscari: è il luogo in cui si sono consolidate alcune delle tradizioni scientifiche più riconoscibili dell’Ateneo, dove si sviluppano reti di ricerca di respiro globale e dove continua a svolgersi una parte fondamentale della vita universitaria. Assumere fino in fondo la natura multicampus dell’Ateneo non significa redistribuire ciò che già esiste, ma rafforzare ciò che funziona e aprire nuove possibilità di sviluppo in modo complementare. Le sedi dell’Università non devono entrare in competizione tra loro: devono crescere insieme, valorizzando identità diverse all’interno di un progetto comune.

Nel contesto attuale, segnato dal calo demografico, dalla crescente competizione tra atenei e dall’espansione delle università telematiche, il modello multicampus può diventare una delle principali leve di rafforzamento dell’Ateneo. Un’università multicampus è più flessibile.  Può intercettare bacini studenteschi diversi.  Può offrire modalità di frequenza più compatibili con studio e lavoro, può differenziare l’offerta formativa senza frammentarla. Può costruire relazioni territoriali più profonde e più mirate.

Affinché questo accada, il multicampus non deve essere lasciato all’evoluzione spontanea. Deve diventare una scelta consapevole di governo. Significa definire vocazioni chiare per ciascuna sede, evitare duplicazioni inutili, garantire pari qualità dei servizi in ogni contesto e costruire una governance capace di tenere insieme le sedi in un progetto coerente e condiviso. La pluralità dei luoghi deve rafforzare l’unità dell’Ateneo, non indebolirla. Venezia resta il fulcro identitario e culturale dell’Università, il luogo in cui la storia e il profilo internazionale di Ca’ Foscari continuano a esprimersi con maggiore visibilità. Mestre rappresenta una piattaforma strategica per lo sviluppo scientifico e tecnologico dell’Ateneo. Treviso costituisce invece un’opportunità di rafforzamento del rapporto con il territorio e con i contesti produttivi del Nord-Est, offrendo uno spazio privilegiato per sperimentare nuove forme di collaborazione tra università, società e mondo professionale. Assumere una prospettiva di civic university implica che ciascun campus non sia definito solo per ambiti disciplinari o per esigenze logistiche, ma per una funzione civica riconoscibile. In questa articolazione, il multicampus non distribuisce attività, ma organizza l’impatto: rende visibile e strutturato il contributo dell’Ateneo alla società.

Assumere fino in fondo la natura multicampus di Ca’ Foscari non è una scelta organizzativa. È una scelta di visione. Un Ateneo che abita più luoghi non può limitarsi a distribuirvi attività: deve progettare consapevolmente un’architettura integrata di funzioni, vocazioni e innovazione. Venezia, Mestre e Treviso non sono semplicemente sedi. Sono piattaforme diverse attraverso cui l’Università può esprimere in modo più articolato e competitivo le proprie missioni. Governare il multicampus significa riconoscere che l’innovazione universitaria oggi non passa solo dai contenuti scientifici, ma anche dalla capacità di organizzare lo spazio, le relazioni territoriali e le infrastrutture in modo strategico. Non si tratta di uniformare, ma di differenziare con coerenza.  Non si tratta di separare, ma di costruire complementarità.  Non si tratta di moltiplicare centri, ma di rafforzare un’identità unica attraverso più poli riconoscibili.

Il Campus Scientifico di Mestre deve assumere in modo netto e visibile il ruolo di polo scientifico e tecnologico dell’Ateneo. La sua identità non può essere generica o indistinta: deve essere il luogo della ricerca avanzata, del trasferimento tecnologico strutturato e delle partnership stabili con istituti di ricerca nazionali e internazionali. La sua collocazione territoriale, nel cuore di un’area industriale e produttiva strategica per il Veneto, non è un elemento secondario ma un vantaggio competitivo. Qui Ca’ Foscari può consolidare la propria vocazione scientifica non solo sul piano della produzione accademica, ma come motore di innovazione applicata, capace di generare impatto tecnologico e industriale.

Ciò implica investimenti mirati nelle infrastrutture scientifiche, nel rafforzamento dei laboratori e nell’attrazione di progetti di ricerca di alto profilo. Significa sviluppare in modo sistematico dottorati industriali e programmi di ricerca congiunti con imprese e centri di eccellenza, favorendo la nascita di laboratori condivisi e percorsi di co-sviluppo tecnologico. Il trasferimento tecnologico non deve essere episodico, ma parte integrante della missione del campus. Mestre può diventare il luogo in cui la ricerca dialoga stabilmente con il sistema produttivo, in cui la proprietà intellettuale viene valorizzata e in cui le startup deep-tech trovano uno spazio naturale di crescita in prossimità dei laboratori universitari.

Parallelamente, è necessario consolidare reti scientifiche stabili con enti di ricerca pubblici e privati, infrastrutture europee e poli di innovazione, aumentando la massa critica della ricerca e la capacità di attrarre talenti internazionali. Treviso rappresenta una declinazione altrettanto strategica della nostra identità. È l’espressione contemporanea della vocazione storica di Ca’ Foscari all’incontro tra economia, lingue e apertura internazionale. Questa identità non deve essere semplicemente preservata, ma rafforzata con una progettualità coerente, in dialogo costante con le attività e le tradizioni accademiche che continuano a caratterizzare il campus diffuso veneziano. Inserita in uno dei contesti imprenditoriali più dinamici d’Italia, la sede di Treviso può costruire un modello di integrazione università-impresa più diretto, continuo e operativo.

L’obiettivo non è soltanto offrire corsi di qualità, ma creare un ecosistema formativo in cui impresa, lingue e internazionalizzazione siano dimensione quotidiana dell’esperienza universitaria. Intendo rafforzare il legame istituzionale con il tessuto economico locale attraverso la creazione di un Advisory Board territoriale permanente, composto da rappresentanti delle imprese, delle associazioni di categoria, del mondo finanziario e delle istituzioni. Non un organismo simbolico, ma uno spazio stabile di confronto capace di orientare lo sviluppo dell’offerta formativa, segnalare competenze emergenti e costruire progettualità comuni.

Treviso può diventare un laboratorio avanzato di formazione imprenditoriale, integrando nei percorsi didattici project work con imprese reali, casi aziendali strutturati ed esperienze di consulenza supervisionata. Può favorire la nascita di startup studentesche attraverso percorsi di mentoring e connessioni con reti professionali e investitori. In questo contesto, la dimensione linguistica e interculturale resta centrale e distintiva: in un’economia globale la competenza linguistica non è accessoria, ma strategica. Treviso può diventare un contesto particolarmente favorevole per sviluppare percorsi formativi in cui competenze linguistiche, culturali e conoscenza dei sistemi economici internazionali dialoghino in modo sempre più integrato, rafforzando la tradizione di apertura globale che caratterizza l’intero Ateneo.

Allo stesso tempo, è fondamentale investire nella qualità dell’esperienza studentesca. La sede di Treviso ha il potenziale per essere un campus compatto e vivibile, con una maggiore prossimità tra aule, spazi studio e servizi. Rafforzare la residenzialità, migliorare gli ambienti di apprendimento e creare spazi di socialità significa costruire comunità accademica, non soltanto offrire didattica. Inoltre, Treviso può rappresentare un punto di attrazione per studenti internazionali interessati a un contesto fortemente connesso al mondo dell’impresa, attraverso percorsi in lingua, doppie lauree e collaborazioni con università straniere coerenti con il profilo economico e linguistico della sede.

Se Mestre può rafforzare il ruolo scientifico e tecnologico dell’Ateneo e Treviso offrire uno spazio di sperimentazione nel dialogo tra università, lingue, cultura economica e contesti produttivi internazionali, Venezia rimane il cuore simbolico, culturale e accademico di Ca’ Foscari, punto di riferimento della sua identità e della sua proiezione globale. Queste identità non si sovrappongono: si completano. Insieme costruiscono un sistema capace di differenziare l’offerta senza frammentarla, di ottimizzare le risorse e di aumentare la resilienza dell’Ateneo in un contesto di calo demografico e crescente competizione. Questa centralità non è statica, ma dinamica. Venezia deve continuare a evolvere come spazio di innovazione culturale e accademica, rafforzando la propria vocazione al dialogo tra saperi, civiltà e discipline. Intendo promuovere qui iniziative interdisciplinari di alto profilo, programmi internazionali congiunti, nuove forme di didattica avanzata e progetti di ricerca che valorizzino il ruolo unico della città come laboratorio globale di sostenibilità, patrimonio, trasformazioni sociali e dialogo interculturale.

Un Ateneo multicampus ben governato non è una somma di sedi, ma una infrastruttura capace di guardare al futuro. Può intercettare bacini diversi di studenti e studentesse, rafforzare il legame con il territorio veneziano e trevigiano e rendere ogni campus un presidio culturale e scientifico attivo. Se guidata con visione e innovazione, questa articolazione rafforza l’identità di Ca’ Foscari, ne amplia l’impatto territoriale, migliora l’esperienza studentesca e ne accresce la competitività nel medio periodo. Il multicampus, in questa prospettiva, diventa anche il modello attraverso cui Ca’ Foscari può rendere stabile e riconoscibile la propria presenza pubblica. Una civic university non agisce solo attraverso progetti o iniziative isolate, ma attraverso una continuità di relazioni e di intervento nei territori. La distribuzione dei campus consente di costruire questa continuità: favorisce il dialogo con le amministrazioni locali, rende più accessibile la collaborazione con scuole e imprese, facilita la partecipazione dell’università ai processi decisionali e ai percorsi di innovazione territoriale. Non si tratta di “portare l’università fuori”, ma di riconoscere che l’università è già parte dei contesti in cui opera e che la sua responsabilità è contribuire in modo strutturato al loro sviluppo. In questo senso, il multicampus rafforza la funzione pubblica dell’Ateneo e ne amplia l’impatto ben oltre i confini tradizionali.

Dobbiamo smettere di cercare ciò che ci divide e iniziare a lavorare su ciò che ci unisce.

Dobbiamo preparare le nuove generazioni non soltanto a possedere conoscenze solide, ma a pensare in modo indipendente, critico, consapevole. Questo è il sistema universitario che vorrei vedere crescere e consolidarsi, ovvero un’università che forma persone, non solo professionisti.

Negli ultimi anni ho letto decine di piani strategici, eppure so bene che le strategie, da sole, non bastano. Restano parole vuote se non si traducono in azioni concrete. Abbiamo bisogno di chiarezza di scopo, non di una moltiplicazione infinita di compiti. Troppo spesso ci concentriamo sul “fare”, ma raramente ci fermiamo a chiederci chi vogliamo essere, dove vogliamo andare. Questo è ciò che conta davvero: chi siamo, che cosa rappresentiamo, quale messaggio vogliamo lasciare al mondo.

Io credo profondamente nelle tre grandi missioni dell’università — formare, conoscere, trasformare —, che non sono compartimenti separati, ma dimensioni di un unico impegno verso il futuro. La prima è formare le nuove generazioni: non solo trasmettere conoscenze, ma formare coscienze libere, critiche, responsabili, capaci di leggere la complessità del mondo e di trasformarlo in modo migliore. La seconda è la ricerca: avanzare il sapere, spingere più in là i confini della conoscenza, non per accumulare risultati, ma per migliorare l’umanità, per comprendere più a fondo noi stessi, la società, il pianeta che abitiamo. La terza missione è quella in cui l’università agisce direttamente sul mondo, per trasformare la società attraverso le idee, le pratiche, le relazioni, l’impatto culturale e civile del sapere. Al centro di tutte e tre queste missioni c’è un’unica tensione comune: il cambiamento per il meglio. Un cambiamento che non è rottura sterile, ma responsabilità; non è adattamento passivo, ma scelta consapevole; non è rinuncia alla nostra identità, ma fedeltà al senso più profondo dell’università come motore di futuro. La mia visione è quella di una Ca’ Foscari radicata nella storia e responsabile del futuro.

Dentro questa visione c’è anche un obiettivo chiaro: rafforzare il prestigio di Ca’ Foscari e la sua capacità di distinguersi in modo riconoscibile nel panorama italiano ed internazionale. Prestigio non come etichetta, ma come conseguenza naturale di un lavoro serio, coerente e condiviso; come fiducia costruita nel tempo; come autorevolezza che nasce dalla qualità delle scelte e dalla coerenza tra valori dichiarati e pratiche quotidiane.

Rendere Ca’ Foscari un luogo speciale significa farne un’università che sa attrarre energie, idee, talenti e passioni perché offre un ambiente vivo, stimolante e responsabile. Un’università in cui studentesse e studenti trovano non solo una formazione solida, ma un’esperienza trasformativa; in cui docenti e personale tecnico-amministrativo riconoscono uno spazio all’interno del quale il proprio lavoro è valorizzato, ascoltato e messo nelle condizioni di incidere.

Valorizzare l’unicità di Ca’ Foscari vuol dire investire con decisione nelle sue vocazioni distintive, nella sua capacità di essere pioniera nelle sfide della didattica, della ricerca e della terza missione, mantenendo uno sguardo aperto, critico e internazionale. La nostra università ha le risorse per farlo. Le ha nella sua storia, nella sua collocazione, nella pluralità dei saperi che la attraversano. Ma soprattutto le ha nelle persone che la rendono ogni giorno un luogo di lavoro, di studio e di pensiero. È a partire da questa ricchezza che dobbiamo avere il coraggio di mirare in alto: fare di Ca’ Foscari un faro, essere un punto di riferimento affidabile, capace di orientare, di innovare e di aprire possibilità, restando fedele alla propria natura di università pubblica.

Questa unicità non è soltanto culturale o scientifica. È anche geografica e istituzionale. Ca’ Foscari nasce sull’isola, ma la sua storia è quella di un’apertura continua oltre ogni confine. Fin dalla sua origine, la sua vocazione è stata quella dell’apertura: apertura alle lingue, alle culture, ai commerci, ai mondi lontani. Venezia non è mai stata chiusura: è sempre stata ponte. E così anche la nostra Università.

Oggi Ca’ Foscari non vive più soltanto sull’isola. È cresciuta, si è estesa, ha costruito nuovi spazi e nuove relazioni. Continuare a immaginarla come un Ateneo concentrato esclusivamente nel centro storico significa non riconoscere fino in fondo la trasformazione che essa stessa ha generato e le opportunità che questa trasformazione rende possibili.

Per questo credo che una delle scelte strategiche più importanti per il futuro di Ca’ Foscari sia assumere con piena consapevolezza il fatto che è un Ateneo multicampus.

Per Ateneo multicampus intendo un’università che organizza in modo intenzionale e coordinato le proprie attività su più sedi, attribuendo a ciascuna una vocazione chiara e complementare, senza duplicazioni e senza gerarchie implicite, ma all’interno di un progetto unitario. Non si tratta di spostare risorse da un luogo all’altro né di ridurre il ruolo del centro storico, ma di valorizzare ogni sede in relazione alle sue specificità, rafforzando complessivamente l’Ateneo. Non un’università dispersa, ma un’università che nella pluralità dei luoghi trova una forma più matura della propria identità.

In questa prospettiva, il modello multicampus non è soltanto una scelta organizzativa o logistica, ma la condizione concreta attraverso cui Ca’ Foscari può affermarsi come una vera civic university.

Un’università civica non è definita solo dalla qualità della ricerca o della didattica, ma dalla capacità di essere presente nei luoghi in cui si producono bisogni, trasformazioni e opportunità. Il multicampus rende possibile questa presenza: consente all’Ateneo di essere contemporaneamente radicato, riconoscibile e attivo in contesti diversi, costruendo relazioni stabili con istituzioni, imprese, scuole e comunità. In questo senso, Venezia, Mestre e Treviso non rappresentano semplicemente sedi distribuite, ma i punti attraverso cui Ca’ Foscari esercita la propria responsabilità pubblica, generando valore culturale, sociale ed economico nei territori in cui opera.

Questo approccio non implica frammentazione né autonomia separata delle sedi. Al contrario, richiede una forte integrazione tra i campus: corsi condivisi, percorsi intercampus, mobilità interna di studenti e docenti, servizi coordinati e progettualità comuni. La specializzazione delle sedi deve generare sinergie, non divisioni, rendendo più efficace e riconoscibile l’offerta complessiva di Ca’ Foscari.

È importante chiarire che questa prospettiva non implica in alcun modo uno spostamento di equilibri o un ridimensionamento delle sedi esistenti. Il campus diffuso di Venezia rimane il cuore storico, accademico e internazionale di Ca’ Foscari: è il luogo in cui si sono consolidate alcune delle tradizioni scientifiche più riconoscibili dell’Ateneo, dove si sviluppano reti di ricerca di respiro globale e dove continua a svolgersi una parte fondamentale della vita universitaria. Assumere fino in fondo la natura multicampus dell’Ateneo non significa redistribuire ciò che già esiste, ma rafforzare ciò che funziona e aprire nuove possibilità di sviluppo in modo complementare. Le sedi dell’Università non devono entrare in competizione tra loro: devono crescere insieme, valorizzando identità diverse all’interno di un progetto comune.

Nel contesto attuale, segnato dal calo demografico, dalla crescente competizione tra atenei e dall’espansione delle università telematiche, il modello multicampus può diventare una delle principali leve di rafforzamento dell’Ateneo. Un’università multicampus è più flessibile.  Può intercettare bacini studenteschi diversi.  Può offrire modalità di frequenza più compatibili con studio e lavoro, può differenziare l’offerta formativa senza frammentarla. Può costruire relazioni territoriali più profonde e più mirate.

Affinché questo accada, il multicampus non deve essere lasciato all’evoluzione spontanea. Deve diventare una scelta consapevole di governo. Significa definire vocazioni chiare per ciascuna sede, evitare duplicazioni inutili, garantire pari qualità dei servizi in ogni contesto e costruire una governance capace di tenere insieme le sedi in un progetto coerente e condiviso. La pluralità dei luoghi deve rafforzare l’unità dell’Ateneo, non indebolirla. Venezia resta il fulcro identitario e culturale dell’Università, il luogo in cui la storia e il profilo internazionale di Ca’ Foscari continuano a esprimersi con maggiore visibilità. Mestre rappresenta una piattaforma strategica per lo sviluppo scientifico e tecnologico dell’Ateneo. Treviso costituisce invece un’opportunità di rafforzamento del rapporto con il territorio e con i contesti produttivi del Nord-Est, offrendo uno spazio privilegiato per sperimentare nuove forme di collaborazione tra università, società e mondo professionale. Assumere una prospettiva di civic university implica che ciascun campus non sia definito solo per ambiti disciplinari o per esigenze logistiche, ma per una funzione civica riconoscibile. In questa articolazione, il multicampus non distribuisce attività, ma organizza l’impatto: rende visibile e strutturato il contributo dell’Ateneo alla società.

Assumere fino in fondo la natura multicampus di Ca’ Foscari non è una scelta organizzativa. È una scelta di visione. Un Ateneo che abita più luoghi non può limitarsi a distribuirvi attività: deve progettare consapevolmente un’architettura integrata di funzioni, vocazioni e innovazione. Venezia, Mestre e Treviso non sono semplicemente sedi. Sono piattaforme diverse attraverso cui l’Università può esprimere in modo più articolato e competitivo le proprie missioni. Governare il multicampus significa riconoscere che l’innovazione universitaria oggi non passa solo dai contenuti scientifici, ma anche dalla capacità di organizzare lo spazio, le relazioni territoriali e le infrastrutture in modo strategico. Non si tratta di uniformare, ma di differenziare con coerenza.  Non si tratta di separare, ma di costruire complementarità.  Non si tratta di moltiplicare centri, ma di rafforzare un’identità unica attraverso più poli riconoscibili.

Il Campus Scientifico di Mestre deve assumere in modo netto e visibile il ruolo di polo scientifico e tecnologico dell’Ateneo. La sua identità non può essere generica o indistinta: deve essere il luogo della ricerca avanzata, del trasferimento tecnologico strutturato e delle partnership stabili con istituti di ricerca nazionali e internazionali. La sua collocazione territoriale, nel cuore di un’area industriale e produttiva strategica per il Veneto, non è un elemento secondario ma un vantaggio competitivo. Qui Ca’ Foscari può consolidare la propria vocazione scientifica non solo sul piano della produzione accademica, ma come motore di innovazione applicata, capace di generare impatto tecnologico e industriale.

Ciò implica investimenti mirati nelle infrastrutture scientifiche, nel rafforzamento dei laboratori e nell’attrazione di progetti di ricerca di alto profilo. Significa sviluppare in modo sistematico dottorati industriali e programmi di ricerca congiunti con imprese e centri di eccellenza, favorendo la nascita di laboratori condivisi e percorsi di co-sviluppo tecnologico. Il trasferimento tecnologico non deve essere episodico, ma parte integrante della missione del campus. Mestre può diventare il luogo in cui la ricerca dialoga stabilmente con il sistema produttivo, in cui la proprietà intellettuale viene valorizzata e in cui le startup deep-tech trovano uno spazio naturale di crescita in prossimità dei laboratori universitari.

Parallelamente, è necessario consolidare reti scientifiche stabili con enti di ricerca pubblici e privati, infrastrutture europee e poli di innovazione, aumentando la massa critica della ricerca e la capacità di attrarre talenti internazionali. Treviso rappresenta una declinazione altrettanto strategica della nostra identità. È l’espressione contemporanea della vocazione storica di Ca’ Foscari all’incontro tra economia, lingue e apertura internazionale. Questa identità non deve essere semplicemente preservata, ma rafforzata con una progettualità coerente, in dialogo costante con le attività e le tradizioni accademiche che continuano a caratterizzare il campus diffuso veneziano. Inserita in uno dei contesti imprenditoriali più dinamici d’Italia, la sede di Treviso può costruire un modello di integrazione università-impresa più diretto, continuo e operativo.

L’obiettivo non è soltanto offrire corsi di qualità, ma creare un ecosistema formativo in cui impresa, lingue e internazionalizzazione siano dimensione quotidiana dell’esperienza universitaria. Intendo rafforzare il legame istituzionale con il tessuto economico locale attraverso la creazione di un Advisory Board territoriale permanente, composto da rappresentanti delle imprese, delle associazioni di categoria, del mondo finanziario e delle istituzioni. Non un organismo simbolico, ma uno spazio stabile di confronto capace di orientare lo sviluppo dell’offerta formativa, segnalare competenze emergenti e costruire progettualità comuni.

Treviso può diventare un laboratorio avanzato di formazione imprenditoriale, integrando nei percorsi didattici project work con imprese reali, casi aziendali strutturati ed esperienze di consulenza supervisionata. Può favorire la nascita di startup studentesche attraverso percorsi di mentoring e connessioni con reti professionali e investitori. In questo contesto, la dimensione linguistica e interculturale resta centrale e distintiva: in un’economia globale la competenza linguistica non è accessoria, ma strategica. Treviso può diventare un contesto particolarmente favorevole per sviluppare percorsi formativi in cui competenze linguistiche, culturali e conoscenza dei sistemi economici internazionali dialoghino in modo sempre più integrato, rafforzando la tradizione di apertura globale che caratterizza l’intero Ateneo.

Allo stesso tempo, è fondamentale investire nella qualità dell’esperienza studentesca. La sede di Treviso ha il potenziale per essere un campus compatto e vivibile, con una maggiore prossimità tra aule, spazi studio e servizi. Rafforzare la residenzialità, migliorare gli ambienti di apprendimento e creare spazi di socialità significa costruire comunità accademica, non soltanto offrire didattica. Inoltre, Treviso può rappresentare un punto di attrazione per studenti internazionali interessati a un contesto fortemente connesso al mondo dell’impresa, attraverso percorsi in lingua, doppie lauree e collaborazioni con università straniere coerenti con il profilo economico e linguistico della sede.

Se Mestre può rafforzare il ruolo scientifico e tecnologico dell’Ateneo e Treviso offrire uno spazio di sperimentazione nel dialogo tra università, lingue, cultura economica e contesti produttivi internazionali, Venezia rimane il cuore simbolico, culturale e accademico di Ca’ Foscari, punto di riferimento della sua identità e della sua proiezione globale. Queste identità non si sovrappongono: si completano. Insieme costruiscono un sistema capace di differenziare l’offerta senza frammentarla, di ottimizzare le risorse e di aumentare la resilienza dell’Ateneo in un contesto di calo demografico e crescente competizione.

Questa centralità non è statica, ma dinamica. Venezia deve continuare a evolvere come spazio di innovazione culturale e accademica, rafforzando la propria vocazione al dialogo tra saperi, civiltà e discipline. Intendo promuovere qui iniziative interdisciplinari di alto profilo, programmi internazionali congiunti, nuove forme di didattica avanzata e progetti di ricerca che valorizzino il ruolo unico della città come laboratorio globale di sostenibilità, patrimonio, trasformazioni sociali e dialogo interculturale.

Un Ateneo multicampus ben governato non è una somma di sedi, ma una infrastruttura capace di guardare al futuro. Può intercettare bacini diversi di studenti e studentesse, rafforzare il legame con il territorio veneziano e trevigiano e rendere ogni campus un presidio culturale e scientifico attivo. Se guidata con visione e innovazione, questa articolazione rafforza l’identità di Ca’ Foscari, ne amplia l’impatto territoriale, migliora l’esperienza studentesca e ne accresce la competitività nel medio periodo. Il multicampus, in questa prospettiva, diventa anche il modello attraverso cui Ca’ Foscari può rendere stabile e riconoscibile la propria presenza pubblica. Una civic university non agisce solo attraverso progetti o iniziative isolate, ma attraverso una continuità di relazioni e di intervento nei territori. La distribuzione dei campus consente di costruire questa continuità: favorisce il dialogo con le amministrazioni locali, rende più accessibile la collaborazione con scuole e imprese, facilita la partecipazione dell’università ai processi decisionali e ai percorsi di innovazione territoriale. Non si tratta di “portare l’università fuori”, ma di riconoscere che l’università è già parte dei contesti in cui opera e che la sua responsabilità è contribuire in modo strutturato al loro sviluppo. In questo senso, il multicampus rafforza la funzione pubblica dell’Ateneo e ne amplia l’impatto ben oltre i confini tradizionali.