1.1 Un orientamento in ingresso lungo un anno

L’orientamento non può essere un’attività episodica o concentrata solo nel periodo delle immatricolazioni o basata su progetti singoli.

Se sarò Rettore mi impegnerò immediatamente a:

  • rafforzare la presenza di Ca’ Foscari nelle scuole secondarie, con azioni continuative e mirate;
  • potenziare l’orientamento negli istituti tecnici e professionali;
  • coinvolgere docenti, tutor e alumni nel racconto dei percorsi;
  • offrire informazioni chiare su carichi di studio, sbocchi e servizi;
  • intercettare precocemente studenti e studentesse a rischio di scelta non consapevole;
  • offrire servizi di introduzione e accoglienza per il primo periodo/semestre dei primi anni.

Un orientamento continuo, consapevole e inclusivo: così si costruisce davvero il futuro.

Rendere l’orientamento uno strumento realmente efficace per il successo formativo significa uscire definitivamente dalla logica degli eventi episodici e costruire un percorso continuo, riconoscibile e coerente, che inizi prima dell’immatricolazione e accompagni studentesse e studenti almeno fino alla conclusione del primo semestre. Bisogna seguire gli studenti e le studentesse “passo passo” e così l’orientamento può diventare un vero dispositivo di scelta consapevole e di accompagnamento iniziale, capace di ridurre le immatricolazioni poco informate e di sostenere in modo particolare chi dispone di meno capitale informativo, meno reti di supporto o incontra ostacoli logistici, culturali e amministrativi. In un Ateneo che ha scelto consapevolmente una visione multicampus, l’orientamento deve diventare anche il primo momento di comprensione delle diverse vocazioni formative dei nostri campus. Venezia, Mestre e Treviso non sono semplicemente sedi in cui si svolgono attività didattiche, ma ambienti con identità complementari. Orientare significa quindi aiutare studentesse e studenti a comprendere non solo quale corso scegliere, ma anche quale ecosistema formativo sia più coerente con il proprio progetto di studio e di vita.

Perché questo dispositivo funzioni, è necessario innanzitutto rafforzare in modo sistematico e continuativo la presenza di Ca’ Foscari nelle scuole secondarie, superando una logica occasionale e poco coordinata. Un primo passo operativo consiste nella costruzione di una mappatura strutturata delle scuole secondarie di secondo grado del Veneto e delle regioni limitrofe, distinguendo tra istituti già fortemente connessi all’Ateneo e scuole meno raggiunte, spesso collocate in territori periferici o caratterizzate da minore accesso alle informazioni universitarie. Questa mappatura non ha una funzione descrittiva, ma serve a orientare le priorità, evitando dispersione di energie e interventi generalisti. Essa dovrà dialogare anche con le specificità dei campus. Gli istituti a vocazione tecnico-scientifica potranno trovare un interlocutore privilegiato nel Campus Scientifico di Mestre; le scuole a indirizzo economico, linguistico o professionale potranno riconoscere nel campus di Treviso o il campus diffuso di Venezia un punto di riferimento naturale; i licei potranno essere coinvolti in percorsi maggiormente connessi alla dimensione culturale e globale di Venezia. Non si tratta di segmentare rigidamente, ma di valorizzare la coerenza tra territori, percorsi formativi e identità dei campus.
Su questa base, l’Ateneo può costruire un piano pluriennale di orientamento mirato, articolato per territori, tipologie di scuola e aree disciplinari. Le azioni dovrebbero privilegiare la continuità: attività ripetute nel tempo con le stesse scuole, moduli di orientamento calibrati sui diversi indirizzi scolastici, laboratori disciplinari brevi progettati insieme ai docenti delle scuole, momenti di confronto espliciti su carichi di studio, competenze richieste e difficoltà tipiche del primo anno. Questo approccio anticipa il processo di scelta e contribuisce in modo diretto a ridurre immatricolazioni poco consapevoli, con effetti positivi sulla regolarità delle carriere. Il caso della matematica è particolarmente paradigmatico: le competenze matematiche medie degli immatricolati risultano spesso non molto elevate (come dimostrato dalle valutazioni CISIA) e questo ha un impatto diretto e documentato sulle difficoltà del primo anno e sulla regolarità delle carriere, anche in corsi di laurea economici e scientifici. Per affrontare in modo strutturale questo nodo, si potrebbero prevedere forme stabili di collaborazione e coordinamento con i docenti delle scuole secondarie, ad esempio attraverso attività di aggiornamento disciplinare e didattico riconosciute come ore di formazione, finalizzate ad allineare aspettative, contenuti e livelli di preparazione richiesti all’ingresso dell’università. Anche gli Open Day e le attività laboratoriali dovranno riflettere con maggiore chiarezza la nostra identità multicampus. Accanto a momenti di presentazione unitaria dell’Ateneo, sarà utile valorizzare Open Day tematici nei diversi campus: laboratori scientifici e tecnologici a Mestre; project work con imprese e testimonianze imprenditoriali valorizzando le specificità locali di Venezia e Treviso; percorsi interdisciplinari e internazionali a Venezia. In questo modo l’orientamento diventa esperienza concreta degli ambienti di apprendimento, non solo informazione sui corsi.
In particolare, sarà prioritario rafforzare in modo sistematico il rapporto dell’Ateneo con l’istruzione tecnica e professionale, che oggi rappresenta già oltre un quarto delle laureate e dei laureati di Ca’ Foscari e costituisce un bacino fondamentale per il futuro dell’università. Questo dato non può essere considerato un semplice elemento statistico, ma deve tradursi in scelte progettuali e organizzative consapevoli. Rafforzare questo rapporto significa, innanzitutto, ripensare in modo concreto l’accompagnamento del primo anno dei corsi, soprattutto nelle aree STEM, tecnologiche e professionalizzanti. Il primo anno non deve essere concepito come una soglia selettiva implicita, ma come uno spazio di consolidamento, capace di valorizzare le competenze già acquisite e di colmare eventuali disallineamenti metodologici o disciplinari. In questa prospettiva, intendo promuovere percorsi di transizione strutturati, che comprendano laboratori introduttivi, tutorato mirato e una progettazione didattica del primo anno orientata allo sviluppo progressivo delle competenze. Tali percorsi potranno essere anche co-progettati con il supporto del Digital Innovation Hub, per integrare metodologie innovative, strumenti digitali e approcci didattici attivi. L’obiettivo non è limitarsi a “verificare” le competenze in ingresso, ma riconoscerle, renderle esplicite e farle crescere all’interno del percorso universitario. La riuscita degli studenti, intesa come regolarità delle carriere, qualità dell’apprendimento e completamento consapevole del percorso, deve diventare un indicatore centrale della qualità del nostro sistema formativo, accanto – e non subordinata – ai meccanismi di accesso.

Questo impegno si collega direttamente al tema della partecipazione dell’università ai Patti educativi 4.0. Su questo punto la scelta deve essere chiara: l’Ateneo non può limitarsi a un ruolo di adesione formale, ma deve assumere una funzione di impulso e di guida. Intendo sostenere la nascita di alcuni Patti strategici, selezionati in base alle filiere prioritarie per il territorio e coerenti con le traiettorie di ricerca e innovazione dell’Ateneo. In tali Patti, università, ITS, scuole e imprese potranno condividere laboratori, progetti formativi e infrastrutture, costruendo ambienti di apprendimento realmente integrati. Questo approccio consentirà di rafforzare la didattica applicativa, offrire agli studenti e alle studentesse esperienze formative su problemi reali e creare un ponte stabile tra formazione, ricerca e innovazione, capace di generare valore per gli studenti e per il territorio.

A supporto di questo lavoro è fondamentale investire in strumenti di orientamento riconoscibili e differenziati, pensati non solo per gli studenti e per le studentesse, ma anche per famiglie e docenti delle scuole. Kit di orientamento digitali e cartacei, esempi concreti di percorsi di studio, testimonianze guidate, informazioni chiare sugli impegni richiesti e sui servizi di supporto disponibili aiutano a superare una comunicazione puramente promozionale. Rendere questi materiali utilizzabili anche in autonomia dalle scuole consente di garantire una presenza dell’Ateneo lungo tutto l’anno scolastico, e non solo nei momenti di scelta imminente.

Il dispositivo di orientamento deve articolarsi in più stadi, integrando in modo coerente dimensione digitale e dimensione relazionale, ma anche definendo con chiarezza le modalità operative della sua realizzazione. Sul piano digitale, la piattaforma di orientamento deve essere progettata come un ambiente strutturato e modulare, accessibile prima dell’iscrizione e gestibile con risorse tecniche già presenti negli atenei (ad esempio sistemi LMS o portali di orientamento esistenti). Il percorso di autovalutazione può essere costruito attraverso questionari guidati, brevi scenari decisionali e restituzioni automatizzate, sviluppati centralmente e riutilizzabili su larga scala. In questo modo, l’onere di progettazione ricade su un gruppo ristretto (ad esempio uffici orientamento e servizi didattici), mentre l’erogazione non richiede un coinvolgimento continuo dei docenti.

Il percorso dovrebbe aiutare a mettere in relazione interessi disciplinari, aspettative sul tipo di formazione, disponibilità di tempo, eventuale attività lavorativa, preferenze di sede e competenze iniziali rilevanti. Gli esiti devono essere restituiti sotto forma di report sintetici e leggibili, che evidenzino possibili criticità (ad esempio carichi difficilmente compatibili con un lavoro intenso o necessità di rafforzamento metodologico) e suggeriscano risorse disponibili, senza assumere carattere prescrittivo o selettivo.

Accanto alla dimensione digitale, è essenziale una componente relazionale strutturata, ma sostenibile. A tal fine, i colloqui di orientamento possono essere organizzati in forma breve (15–20 minuti), prevalentemente online e concentrati in finestre temporali definite (ad esempio nei mesi precedenti l’immatricolazione). La gestione operativa può essere affidata a un team misto composto principalmente da tutor formati e personale degli uffici orientamento, con il coinvolgimento dei docenti limitato a funzioni di supervisione e a una partecipazione a rotazione su base volontaria o con riconoscimento del carico didattico.

Per garantire uniformità e contenere l’impegno individuale, è necessario predisporre linee guida condivise, griglie di colloquio e momenti di formazione iniziale per i tutor, in modo da standardizzare le principali domande e i criteri di restituzione. In questo assetto, il colloquio non ha funzione valutativa, ma serve a chiarire aspettative, condizioni di studio e nodi critici del primo semestre, integrando in modo mirato le informazioni emerse dal percorso digitale con un confronto umano e contestualizzato. Questa integrazione tra strumenti scalabili (piattaforma) e interventi mirati (colloqui brevi) consente di rendere il dispositivo praticabile, limitando il carico sui docenti e garantendo al tempo stesso un accompagnamento effettivo e non puramente formale.

Un ulteriore elemento strategico del dispositivo di orientamento riguarda il coinvolgimento strutturato degli alumni. L’esperienza di chi ha già attraversato i corsi di studio e affrontato la transizione verso il lavoro o altri percorsi formativi rappresenta una risorsa di orientamento particolarmente efficace, perché concreta e credibile. Superare una logica episodica di testimonianze significa costruire una rete stabile di alumni orientatori, formati e coordinati, coinvolti sia nelle attività nelle scuole sia in incontri tematici per aree disciplinari. I loro contributi possono essere integrati anche nella piattaforma digitale, attraverso contenuti strutturati che restituiscano la pluralità delle traiettorie possibili, incluse quelle non lineari.

Ciò che rende davvero efficace questo modello è però la continuità dopo l’immatricolazione. Lo studente non deve “uscire” dall’orientamento al momento dell’iscrizione, ma entrare automaticamente in un programma di accoglienza strutturata nel primo semestre. Questo programma può prevedere momenti di verifica riconoscibili – nelle prime settimane, a metà semestre e prima della prima sessione d’esami – con supporti pratici su metodo di studio, pianificazione del tempo, utilizzo dei servizi, lettura del piano di studi. Laddove emergano segnali di difficoltà, il contatto con tutorato o servizi di counseling deve essere proattivo, non lasciato all’iniziativa individuale.

Fondamentale è l’integrazione tra dati di orientamento, informazioni amministrative e azioni di accompagnamento. Le informazioni raccolte prima dell’iscrizione – esitazioni emerse, condizioni di frequenza critiche, ritardi procedurali, scostamenti tra competenze iniziali e requisiti – devono essere utilizzate come indicatori di attenzione che attivano automaticamente servizi di supporto fin dalle prime settimane di lezione.

All’interno di questo dispositivo si colloca una misura di forte valore in termini di equità e internazionalizzazione: rendere disponibili, in modalità aperta, le lezioni introduttive del primo semestre (o primi due periodi) del primo anno anche a chi non ha ancora completato tutte le procedure amministrative, inclusi i visti. Questo intervento riduce le disuguaglianze di partenza, soprattutto per studenti internazionali, e rafforza l’idea che l’università accompagni l’apprendimento fin dal primo contatto reale, e non solo dal momento burocratico dell’immatricolazione. A questo dispositivo si potrà affiancare l’introduzione di un buddy program strutturato, che metta in relazione le matricole – in particolare quelle internazionali o provenienti da contesti meno familiari con l’ambiente universitario – con studenti e studentesse degli anni successivi opportunamente formati. Il buddy diventa così un primo punto di riferimento informale per l’orientamento nella vita accademica quotidiana: comprendere l’organizzazione della didattica, orientarsi tra servizi e procedure, conoscere gli spazi e le opportunità dell’Ateneo.

Inserito all’interno del programma di accoglienza del primo semestre, il buddy program rafforza la dimensione relazionale dell’orientamento, riduce il senso di disorientamento iniziale e favorisce una più rapida integrazione nella comunità universitaria, contribuendo in modo concreto all’equità delle condizioni di partenza e alla qualità dell’esperienza studentesca.

Orientamento nelle scuole, piattaforme di autovalutazione, colloqui guidati, coinvolgimento degli alumni, accoglienza nel primo semestre e accesso anticipato ai contenuti non sono quindi misure separate, ma componenti di un unico dispositivo di accompagnamento, coerente con le azioni del programma sul successo formativo e sull’equità. Un dispositivo che rende la scelta più trasparente, l’avvio del percorso più governabile e la carriera più sostenibile fin dall’ingresso, contribuendo a costruire a Ca’ Foscari un’esperienza universitaria più consapevole, inclusiva e orientata al successo nel tempo. L’orientamento sarà dunque il primo luogo in cui la visione multicampus di Ca’ Foscari prende forma concreta. Non una distribuzione geografica di attività, ma un progetto integrato in cui Venezia, Mestre e Treviso contribuiscono in modo complementare alla formazione delle nuove generazioni. Rendere visibile questa architettura fin dall’ingresso significa rafforzare la chiarezza delle scelte, la qualità delle carriere e l’attrattività complessiva dell’Ateneo.

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1. Chi studia al centro

Azioni

L’orientamento non può essere un’attività episodica o concentrata solo nel periodo delle immatricolazioni o basata su progetti singoli. Se sarò Rettore mi impegnerò immediatamente a: rafforzare la presenza di Ca’ Foscari nelle scuole secondarie, con azioni continuative e mirate;potenziare l’orientamento negli istituti tecnici e professionali;coinvolgere docenti, tutor e alumni nel racconto dei percorsi;offrire informazioni chiare su carichi di studio, sbocchi e servizi;intercettare precocemente studenti e studentesse a rischio di scelta non consapevole;offrire servizi di introduzione e accoglienza per il primo periodo/semestre dei primi anni.Un orientamento continuo, consapevole e inclusivo: così si costruisce davvero il futuro.Rendere l’orientamento uno strumento realmente efficace ...
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Marco Sgarbi
Panoramica privacy

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