1.2 Nessuno sarà lasciato solo

La linearità delle carriere accademiche rappresenta un indicatore fondamentale della capacità dell’università di accompagnare in modo efficace i propri studenti e le proprie studentesse lungo il percorso formativo.

Non è soltanto una misura di efficienza, ma il riflesso di un sistema che sa prendersi cura delle persone:

orientarle nelle scelte, sostenerle nei momenti di difficoltà, garantire qualità e coerenza dell’offerta didattica e creare condizioni favorevoli per un apprendimento continuo e consapevole. Molti abbandoni non dipendono dalla difficoltà dei contenuti, ma dalla solitudine, dalla disorganizzazione e dalla mancanza di supporto. Ritengo strategico:

  • costituire uno Student Success Hub;
  • potenziare il tutorato didattico e metodologico;
  • rafforzare i servizi di supporto alle carriere e alla pianificazione degli studi;
  • migliorare l’accessibilità ai servizi amministrativi;
  • monitorare attentamente le carriere al primo anno di L e LM;
  • garantire attenzione specifica a chi lavora, studenti e studentesse internazionali e fuorisede, e alle categorie protette.

Un’università che si prende cura, costruisce carriere che arrivano lontano.

Contrastare davvero la dispersione studentesca non significa moltiplicare sportelli o servizi separati, né “tappare i buchi” quando una risorsa viene meno. Le migliori esperienze dicono una cosa abbastanza semplice: molti abbandoni, soprattutto nei primi anni, non dipendono dall’assenza di servizi, ma dal fatto che gli studenti e le studentesse faticano a orientarsi tra funzioni diverse, tempi non coordinati e risposte frammentate. Quando poi le risorse si riducono, questo problema diventa ancora più serio. Non basta compensare una perdita, serve cambiare modello. In un Ateneo multicampus, questo principio assume un significato ancora più concreto. Oggi la disponibilità e l’accessibilità dei servizi non è sempre omogenea tra Venezia, Mestre e Treviso. Bisogna lavorare per un progressivo riequilibrio territoriale dei presidi di supporto, affinché l’esperienza studentesca non dipenda dal luogo in cui si frequenta.

Il primo intervento da fare sarebbe la costituzione a Ca’ Foscari di uno Student Success Hub. Il nostro Ateneo dispone oggi di un patrimonio importante di servizi rivolti a studenti e studentesse. Questo sistema, costruito nel tempo grazie al lavoro competente del personale tecnico-amministrativo, rappresenta una ricchezza che va riconosciuta e valorizzata. Allo stesso tempo, però, è evidente che per molti studenti e molte studentesse – soprattutto nei momenti di passaggio più delicati – questo insieme di servizi risulta frammentato, difficile da leggere, talvolta dispersivo. Il problema non è la mancanza di supporto, ma la difficoltà di orientarsi e di trovare, nel momento giusto, l’aiuto più adatto.

La proposta di uno Student Success Hub nasce da questa consapevolezza. Non è l’idea di creare un nuovo ufficio o una nuova struttura amministrativa, ma di introdurre un modello di coordinamento e di presa in carico dei percorsi di studio, capace di mettere in relazione ciò che già esiste e funziona. L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: fare in modo che nessuno studente e nessuna studentessa debba affrontare in solitudine le difficoltà del proprio percorso universitario, e che l’università sia in grado di accompagnare, orientare e sostenere in modo tempestivo e coerente.

Per gli studenti e le studentesse i benefici sono immediati e concreti. Uno Student Success Hub significa avere un punto di accesso unico, chiaro e riconoscibile, fisico e digitale, a cui rivolgersi senza dover già sapere quale ufficio contattare o quale procedura seguire. Significa ridurre il senso di smarrimento che spesso accompagna i primi anni di studio, i momenti di difficoltà negli esami, le transizioni tra cicli, o le situazioni personali complesse. Significa soprattutto passare da una logica di risposta tardiva a una logica di attenzione precoce e accompagnamento, in cui le difficoltà vengono intercettate e affrontate prima che diventino cause di abbandono o ritardi strutturali. In questo modo si rafforza il diritto allo studio non solo come accesso formale, ma come reale possibilità di successo.

Per il personale tecnico-amministrativo è fondamentale chiarire un punto con la massima nettezza: lo Student Success Hub non demansiona, non sostituisce e non svuota i servizi esistenti. Al contrario, ne riconosce il ruolo centrale e ne valorizza le competenze. Non si tratta di accentrare funzioni o di creare nuove gerarchie, ma di migliorare il coordinamento, la comunicazione e la continuità del lavoro. Il personale non perde autonomia né identità professionale; guadagna invece una cornice più chiara, obiettivi condivisi e strumenti che riducono la frammentazione e i “rimbalzi” tra uffici. In molti contesti internazionali, modelli analoghi hanno migliorato anche le condizioni di lavoro del personale, rendendo più leggibile il proprio ruolo e più efficace l’interazione con studenti e docenti.

Dal punto di vista organizzativo, lo Student Success Hub non si configura come una riforma burocratica, ma come una riforma culturale e di processo. La sua struttura può essere volutamente leggera: una piccola cabina di regia centrale, figure di raccordo con i dipartimenti e i servizi già esistenti, una piattaforma unica di accesso per gli studenti e le studentesse. Non si moltiplicano le procedure, non si aggiungono livelli di controllo, non si creano nuovi silos amministrativi. Al contrario, si lavora per semplificare, chiarire responsabilità, rendere i percorsi più fluidi. Il centro non “fa tutto”, ma mette in relazione, coordina, accompagna, costruendo continuità dove oggi ci sono frammentazioni.

L’idea di uno Student Success Hub nasce da una constatazione molto semplice: oggi l’università chiede allo studente di interpretare la propria organizzazione interna. Un sistema di ticketing, una pagina con venti indirizzi email o una mappa dei servizi presuppongono che lo studente sappia già quale sia il suo problema, come definirlo e a chi indirizzarlo. In realtà, soprattutto nei momenti di difficoltà, gli studenti e le studentesse non ragionano per “uffici” o per “competenze amministrative”: hanno un problema concreto, spesso confuso, che può essere allo stesso tempo didattico, organizzativo, personale o economico. Un hub di successo studentesco nasce per accogliere il problema, non per smistarlo meccanicamente.

Per questo lo Student Success Hub non deve essere un sistema di ticketing. Il ticketing è pensato per gestire flussi, non per accompagnare percorsi. Funziona bene quando la richiesta è chiara e puntuale, ma fallisce quando la difficoltà è complessa, stratificata o non immediatamente definibile. Allo stesso modo, una lista di email dei servizi sposta interamente sullo studente la responsabilità di scegliere il canale giusto, con il risultato di messaggi rimbalzati, risposte parziali o rinunce silenziose. Lo Student Success Hub si differenzia perché introduce una logica di presa in carico, non di smistamento.

Dal punto di vista concreto, l’hub dovrebbe funzionare come un punto di accesso unico ma non unico canale. Digitale, innanzitutto, ma profondamente integrato. Non una nuova app isolata, non un portale parallelo, bensì un’interfaccia semplice che dialoga con le piattaforme già utilizzate quotidianamente. L’accesso al supporto deve essere possibile nel momento in cui emerge il bisogno: mentre uno studente consulta il proprio piano di studi, mentre entra nella pagina di un corso, mentre visualizza una scadenza o un esito. Per questo il collegamento con le pagine dei corsi, i syllabus e gli ambienti didattici è fondamentale: il supporto non è “altrove”, ma parte dell’esperienza formativa. La dimensione digitale diventa particolarmente strategica proprio per colmare le disomogeneità territoriali. Un’infrastruttura digitale integrata consente di garantire pari accesso a informazioni, tutorato e primo ascolto anche nei campus in cui la presenza fisica di servizi è oggi più limitata. In questo modo il multicampus non diventa un fattore di distanza, ma una rete connessa.

Ciò che rende l’hub più intelligente non è la tecnologia, ma la mediazione umana strutturata. Il primo contatto non è un modulo impersonale, ma un’interazione guidata, che può avvenire in forma digitale o in presenza, in cui qualcuno ascolta, chiarisce e orienta. Questo ruolo non sostituisce i servizi, ma li rende accessibili nel modo giusto. È qui che lo Student Success Hub diventa diverso da un help desk: non risolve tutto, ma accompagna verso la soluzione, mantenendo memoria del percorso nei casi più complessi. Gli studenti e le studentesse non “spariscono” dopo il primo contatto, ma vengono seguiti e seguite se necessario, soprattutto nei momenti critici del percorso accademico.

Un altro elemento distintivo è la capacità dell’hub di leggere i percorsi nel tempo, non solo le richieste puntuali. Un sistema di ticketing chiude un problema quando risponde a una richiesta. Lo Student Success Hub, invece, osserva pattern: difficoltà ricorrenti in certi corsi, problemi che emergono sempre negli stessi momenti dell’anno, bisogni specifici di alcune popolazioni studentesche. Questa lettura non serve a controllare, ma a migliorare: informare la didattica, rafforzare i co-requisiti, calibrare meglio i servizi, prevenire anziché rincorrere.

Infine, uno Student Success Hub così concepito è più intelligente perché è adattivo. Non è un prodotto finito, ma una struttura che si evolve ascoltando studenti, docenti e personale. Può integrare strumenti digitali senza esserne prigioniero. Può restare umano anche quando utilizza dati e indicatori. In questo senso, non è un sistema che chiede agli studenti e alle studentesse di imparare come funziona l’università, ma un’università che impara a funzionare meglio per i suoi studenti e per le sue studentesse.

Anche per l’Ateneo nel suo complesso il ritorno è significativo. Ridurre anche di pochi punti percentuali il tasso di abbandono, migliorare la regolarità delle carriere, aumentare la soddisfazione degli studenti e delle studentesse significa rafforzare la sostenibilità economica, migliorare gli indicatori di performance, consolidare la reputazione di Ca’ Foscari come università attenta alle persone e alla qualità dell’esperienza formativa. È una proposta che non chiede di fare di più, ma di lavorare meglio insieme, mettendo davvero al centro il successo formativo come bene comune di Ca’ Foscari.

Il secondo livello è quello che, in concreto, può compensare l’assenza dei teaching assistant finanziati: tutor di corso formati, integrati in un sistema stabile. Qui entra in modo naturale il tutorato tra pari: studenti magistrali o degli ultimi anni che offrono supporto su esercitazioni, metodo di studio, comprensione dei materiali, pianificazione del percorso. Non come “sostituti low cost” del docente e nemmeno come lavoro mascherato, ma come attività strutturata e supervisionata, riconosciuta attraverso crediti, open badge o attestazioni ufficiali di competenze.

Il terzo livello attiva, solo quando necessario, competenze specialistiche già presenti come inclusione e disabilità/DSA, studenti internazionali, studenti lavoratori, supporto psicologico, borse e benefici, ecc. Il punto qualificante, però, è che lo studente non deve ricomporre da sé il “puzzle” dei servizi. Presenta una richiesta e quella richiesta viene seguita fino alla soluzione, con responsabilità chiare lungo il percorso. È così che si evita l’accumulo di problemi piccoli che diventano, lentamente, un abbandono.

Nel primo anno – triennali e magistrali, dove la dispersione si concentra – lo Student Success Hub dovrebbe avere anche una funzione proattiva. Sarà importante promuovere a Ca’ Foscari l’introduzione di un sistema di controllo precoce (early alert system) come strumento di responsabilità istituzionale verso studenti e studentesse. L’obiettivo è intercettare in modo tempestivo situazioni di difficoltà – accademiche, organizzative, linguistiche o personali – prima che si traducano in abbandono o ritardi strutturali, superando l’idea che il disagio emerga solo quando è ormai irreversibile. Un’università pubblica di qualità non attende che le fragilità diventino fallimenti, ma costruisce le condizioni per riconoscerle e affrontarle in tempo.

L’implementazione avverrà attraverso l’uso trasparente e limitato di indicatori semplici, integrati con l’intervento umano: segnalazioni dei docenti, dati di frequenza e partecipazione, andamenti degli esami, mancata iscrizione agli esami, blocchi amministrativi, OFA non superati, piano di studio non compilati. Questi segnali non produrranno automatismi né giudizi, ma attiveranno contatti personalizzati e percorsi di supporto, in raccordo con tutor disciplinari, servizi di orientamento e strutture per il successo studentesco. Il sistema sarà progettato nel pieno rispetto della privacy e condiviso con la comunità accademica, affinché sia percepito come un segno di attenzione e non come una forma di sorveglianza. In questo modo l’early alert diventerà uno strumento concreto per ridurre gli abbandoni, migliorare l’equità e rafforzare la qualità complessiva dell’esperienza formativa a Ca’ Foscari. È un cambio di paradigma importante: non aspettiamo che lo studente “crolli” per poi intervenire, proviamo a intercettare prima.

Dentro questo impianto unitario è possibile rispondere in modo differenziato alle esigenze di gruppi specifici, senza creare servizi paralleli. Per i lavoratori, ad esempio, servono ricevimento e tutorato in orari compatibili, strumenti di pianificazione e percorsi part-time chiari. Per gli internazionali, l’Hub può integrare supporto linguistico, pratiche amministrative e accompagnamento alla cultura accademica italiana, anche con micro-moduli sui metodi di studio e sulla valutazione. Per i fuorisede – e a Venezia questo pesa davvero – bisogna considerare anche la dimensione logistica: mobilità, tempi di spostamento, accesso a spazi studio. Sono fattori concreti che incidono sul successo formativo, non dettagli marginali.

Nel suo insieme, lo Student Success Hub non sostituisce i servizi esistenti. Fa una cosa più utile: li rende accessibili, coordinati e orientati al successo formativo, offrendo una risposta sistemica alla dispersione e al venir meno di risorse dedicate. È un investimento soprattutto organizzativo e culturale, che migliora la regolarità delle carriere e rafforza l’equità, perché intercetta prima le difficoltà e sostiene in modo particolare chi parte con meno risorse informative o con vincoli esterni più forti. Rendere operativo uno Student Success Hub in chiave multicampus significa assumersi una responsabilità organizzativa chiara: ridurre progressivamente le asimmetrie tra sedi, rafforzare il coordinamento e garantire standard minimi comuni. Solo così il modello multicampus potrà essere percepito come una ricchezza e non come una differenza di opportunità. Nessuno sarà lasciato solo, in nessun campus.

1. Chi studia al centro

Azioni

L’orientamento non può essere un’attività episodica o concentrata solo nel periodo delle immatricolazioni o basata su progetti singoli. Se sarò Rettore mi impegnerò immediatamente a: rafforzare la presenza di Ca’ Foscari nelle scuole secondarie, con azioni continuative e mirate;potenziare l’orientamento negli istituti tecnici e professionali;coinvolgere docenti, tutor e alumni nel racconto dei percorsi;offrire informazioni chiare su carichi di studio, sbocchi e servizi;intercettare precocemente studenti e studentesse a rischio di scelta non consapevole;offrire servizi di introduzione e accoglienza per il primo periodo/semestre dei primi anni.Un orientamento continuo, consapevole e inclusivo: così si costruisce davvero il futuro.Rendere l’orientamento uno strumento realmente efficace ...
La linearità delle carriere accademiche rappresenta un indicatore fondamentale della capacità dell’università di accompagnare in modo efficace i propri studenti e le proprie studentesse lungo il percorso formativo. Non è soltanto una misura di efficienza, ma il riflesso di un sistema che sa prendersi cura delle persone: orientarle nelle scelte, sostenerle nei momenti di difficoltà, garantire qualità e coerenza dell’offerta didattica e creare condizioni favorevoli per un apprendimento continuo e consapevole. Molti abbandoni non dipendono dalla difficoltà dei contenuti, ma dalla solitudine, dalla disorganizzazione e dalla mancanza di supporto. Ritengo strategico:costituire uno Student Success Hub;potenziare il tutorato didattico e metodologico;rafforzare ...
Il benessere non è un tema marginale: incide direttamente sui risultati accademici. Il mio impegno è: rafforzare i servizi di supporto psicologico;promuovere iniziative per la salute mentale e la prevenzione del disagio;creare spazi sicuri di ascolto e confronto;contrastare solitudine, stress e isolamento, soprattutto nei primi anni.Un’università che si prende cura del benessere migliora anche la qualità della formazione.Investire nel benessere studentesco significa partire da una constatazione semplice ma spesso sottovalutata ovvero che il successo formativo non dipende soltanto dalla qualità della didattica o dalla buona organizzazione dei corsi, ma anche – e in molti casi in modo decisivo – dalle ...
Accompagnare gli studenti e le studentesse fino alla laurea non basta. Occorre sostenere i loro percorsi dal primo giorno al primo lavoro, rendendo leggibile il legame tra formazione, competenze e futuro professionale. È mia intenzione: potenziare l’orientamento in uscita e il placement;rafforzare tirocini di qualità e percorsi professionalizzanti;coinvolgere maggiormente alumni e imprese;valorizzare le competenze trasversali;sostenere l’imprenditorialità studentesca e l’innovazione sociale.Una buona transizione al lavoro rafforza l’attrattività dell’AteneoRafforzare in modo efficace il placement significa superare l’idea che l’incontro con il mondo del lavoro avvenga solo alla fine del percorso di studi. Un inserimento professionale solido nasce, al contrario, da una progressione ...
Molti problemi nascono dalla mancanza di informazioni chiare Pertanto assume particolare rilievo: rendere più comprensibili regolamenti e calendari;migliorare la comunicazione su scadenze e opportunità;semplificare il linguaggio amministrativo;incentivare la partecipazione della rappresentanza studentesca.Regole chiare, informazioni accessibili, partecipazione reale.Molte delle difficoltà che rallentano o compromettono le carriere studentesche non dipendono da scelte sbagliate o da carenze individuali, ma da condizioni strutturali che incidono sull’esperienza concreta dello studio. In particolare, una persistente asimmetria informativa — fatta di regole poco chiare, informazioni frammentate, linguaggi amministrativi complessi e discrepanze tra ciò che viene formalmente comunicato e ciò che accade nella pratica — finisce per ostacolare ...
Il Collegio Internazionale di Ca’ Foscari rappresenta una risorsa strategica, che intendo valorizzare e sviluppare in modo pienamente coerente con la visione di un Ateneo capace di distinguersi per qualità, ambizione e capacità di attrarre talenti. rafforzare il Collegio Internazionale come luogo simbolico della qualità formativa di Ca’ Foscari;utilizzare il Collegio come laboratorio permanente di sperimentazione didattica;valorizzare il Collegio come ambiente privilegiato per la formazione di competenze trasversali avanzate;Dove il talento cresce, l’università si distingue.Il Collegio non è soltanto un luogo residenziale o un percorso di eccellenza per pochi: è uno spazio privilegiato in cui Ca’ Foscari può sperimentare, in ...
Marco Sgarbi
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