1.4 Dal primo giorno al primo lavoro
Accompagnare gli studenti e le studentesse fino alla laurea non basta.
Occorre sostenere i loro percorsi dal primo giorno al primo lavoro, rendendo leggibile il legame tra formazione, competenze e futuro professionale. È mia intenzione:
- potenziare l’orientamento in uscita e il placement;
- rafforzare tirocini di qualità e percorsi professionalizzanti;
- coinvolgere maggiormente alumni e imprese;
- valorizzare le competenze trasversali;
- sostenere l’imprenditorialità studentesca e l’innovazione sociale.
Una buona transizione al lavoro rafforza l’attrattività dell’Ateneo
Rafforzare in modo efficace il placement significa superare l’idea che l’incontro con il mondo del lavoro avvenga solo alla fine del percorso di studi. Un inserimento professionale solido nasce, al contrario, da una progressione di esperienze orientative che accompagna gli studenti e le studentesse lungo l’intero ciclo di formazione, rendendo via via più chiaro il legame tra ciò che si studia, le competenze che si sviluppano e i contesti in cui queste possono essere utilizzate. In quest’ottica, il placement non è un servizio “di uscita”, ma una componente strutturale del successo formativo. In un Ateneo multicampus come Ca’ Foscari, il placement può diventare anche uno strumento di valorizzazione delle diverse vocazioni territoriali. Venezia, Mestre e Treviso insistono su ecosistemi economici e produttivi differenti, che possono essere messi a sistema per offrire opportunità diversificate ma coordinate. Il multicampus non è solo un’articolazione geografica, ma una rete di accesso a mondi professionali complementari.
A Ca’ Foscari questo approccio può tradursi in un sistema strutturato, riconoscibile e modulare, pensato come un percorso “dal primo anno al primo lavoro”, con alcune tappe comuni e adattabili alle diverse aree disciplinari. L’obiettivo non è omologare i percorsi, ma garantire che tutti gli studenti e le studentesse abbiano accesso a strumenti minimi di orientamento e consapevolezza, riducendo disuguaglianze informative e aspettative irrealistiche. È infatti preoccupante il calo dei laureati che si iscriverebbero di nuovo allo stesso Corso di Studio del nostro Ateneo (iC18). È sintomo di aspettative tradite rispetto a ciò che era stato promesso ed è un calo che deve essere affrontato con un continuo e maggior orientamento.
Nel primo anno, la priorità dovrebbe essere fornire strumenti di base per interpretare il mondo del lavoro senza anticipare scelte premature. Questo può avvenire attraverso micro-moduli leggeri, anche in modalità online, integrati nel percorso formativo e con un impegno limitato in termini di tempo. Tali moduli dovrebbero concentrarsi su competenze di orientamento fondamentali: come leggere un annuncio di lavoro o di tirocinio, cosa distingue un tirocinio di qualità da un’esperienza poco formativa, quali competenze trasferibili si sviluppano nei diversi corsi di studio, come raccontare in modo efficace ciò che si studia e ciò che si sa fare. In questo modo, il placement contribuisce già dal primo anno a rendere più leggibile il percorso universitario, rafforzando la coerenza tra scelta del corso e aspettative future.
A partire dal secondo anno, il percorso può assumere una dimensione più operativa. Accanto alla didattica tradizionale, dovrebbero essere introdotti laboratori pratici costruiti in collaborazione con alumni e professionisti, evitando la logica delle testimonianze generiche. Il valore di questi laboratori sta nel lavoro su casi concreti: revisione guidata del curriculum, simulazioni di colloqui, costruzione di portfolio per profili umanistici e linguistici, esercitazioni di assessment per profili economici e manageriali. Queste attività permettono agli studenti e alle studentesse di sperimentare linguaggi e strumenti professionali in modo protetto, sviluppando fiducia e consapevolezza prima dell’ingresso effettivo nel mercato del lavoro. In questa fase, il placement si integra in modo naturale con le azioni dedicate all’accompagnamento in itinere e alla prevenzione della dispersione. Il coinvolgimento degli alumni e dei professionisti potrà essere organizzato valorizzando le reti territoriali dei campus. Questo approccio consente di radicare le opportunità professionali nei contesti reali in cui l’Ateneo è inserito.
Un passaggio particolarmente qualificante riguarda la maggior implementazione di project work con committenti reali, soprattutto nei percorsi di laurea magistrale. A Ca’ Foscari questi project work possono essere integrati all’interno di alcuni insegnamenti o riconosciuti come attività formative specifiche. Il modello è coerente con la missione accademica: un’impresa, un ente pubblico, un’organizzazione culturale o del terzo settore propone un problema reale; un gruppo di studenti lavora sul progetto con il supporto di un docente e di un tutor; il risultato è un output concreto, valutabile e utile sia sul piano formativo sia per il committente. Questo tipo di esperienza rafforza competenze applicative, motivazione e reti di relazione, senza snaturare il valore critico e riflessivo della formazione universitaria. Nel contesto di Venezia e del Veneto, così come attraverso collaborazioni internazionali, questo approccio è praticabile in numerosi ambiti disciplinari.
Accanto a questi percorsi, è importante prevedere uno spazio strutturato anche per chi è interessato a imprenditorialità e innovazione sociale. A Ca’ Foscari questo può essere implementato in un percorso leggero di sviluppo progettuale che offre strumenti realistici per trasformare idee in progetti sostenibili. Mentoring mirato, accesso a spazi, se possibile piccoli grant competitivi e a un supporto amministrativo e legale essenziale consentirebbero agli studenti e alle studentesse di esplorare traiettorie imprenditoriali o di impatto sociale, incluse quelle nel terzo settore. Questo tipo di offerta si inserisce coerentemente nelle azioni dedicate alla terza missione e all’innovazione responsabile.
All’interno di questo modello di placement strutturato, assume un rilievo specifico l’incentivazione del lavoro, dell’imprenditorialità e del placement femminile. I dati di Almalaurea mostrano come le studentesse, pur conseguendo risultati accademici mediamente elevati, incontrino ancora ostacoli specifici nell’accesso al mercato del lavoro, nella progressione di carriera e nella piena valorizzazione delle proprie competenze. In questo quadro, l’Ateneo può fare leva su esperienze già attive e da potenziare, come il progetto LEI, integrandone le finalità anche all’interno delle politiche di placement. Percorsi di mentoring con role model femminili, laboratori dedicati allo sviluppo della leadership, alla negoziazione e all’auto-promozione professionale, iniziative di networking con imprese e organizzazioni attente alle politiche di parità, nonché un sostegno mirato all’imprenditorialità femminile, anche in ambito culturale e sociale, possono contribuire a ridurre i divari di genere nelle transizioni al lavoro. Integrare in modo sistematico una prospettiva di genere nel placement non significa creare percorsi separati, ma rendere l’offerta più equa e consapevole, rafforzando l’autonomia progettuale delle studentesse e ampliando concretamente le loro opportunità occupazionali e professionali.
Il filo conduttore di questo modello è la gradualità e la chiarezza. Si tratterebbe di accompagnare gli studenti e le studentesse nella costruzione di un linguaggio e di una consapevolezza progressiva. Un placement strutturato in questo modo rende più leggibile il percorso formativo, riduce il divario tra aspettative e realtà, migliora l’occupabilità e rafforza il ruolo dell’università come luogo in cui la conoscenza si traduce, nel tempo, in capacità di agire nel mondo. In questa prospettiva, il multicampus consente di offrire non un unico modello di transizione al lavoro, ma più traiettorie integrate e coordinate. La forza dell’Ateneo sta proprio nella possibilità di accompagnare studentesse e studenti verso mondi professionali diversi, mantenendo un’identità unitaria ma valorizzando le specificità territoriali. Una politica di placement coerente con la visione multicampus significa trasformare la pluralità delle sedi in pluralità di opportunità. Venezia, Mestre e Treviso non competono tra loro, ma ampliano l’orizzonte professionale delle nuove generazioni. È così che il multicampus diventa una leva concreta di attrattività, radicamento territoriale e competitività internazionale.