6.2 Il patrimonio artistico, letterario e culturale come laboratorio vivo

Il patrimonio materiale, artistico, letterario e culturale rappresenta un ambito dinamico di produzione di conoscenza e di dialogo con la società.

Ritengo sarà importante:

  • valorizzare gli studi letterari, storico-artistici e culturali come ambiti di ricerca di frontiera;
  • promuovere e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale;
  • rafforzare il dialogo con musei, archivi, biblioteche e istituzioni culturali.

Cultura viva, conoscenza attiva.

Rinnovare lo studio del patrimonio culturale significa superare definitivamente l’idea del patrimonio come oggetto statico di conservazione e riconoscerlo come ambito dinamico di produzione di conoscenza, capace di connettere ricerca avanzata, formazione universitaria e dialogo con la società. Il patrimonio non è soltanto ciò che si custodisce, ma ciò che si interpreta, si sperimenta e si mette in relazione con il presente e con le comunità.

Questa dimensione è già oggi incarnata da una rete articolata di centri e laboratori — come RiVE, AGeS, CSAR, LabOral e altri spazi di ricerca e sperimentazione — che operano sulle lingue, sulle culture, sulle fonti e sul lavoro sul campo, e che costituiscono una risorsa strategica da valorizzare in modo coordinato come luoghi di produzione di conoscenza, formazione avanzata e apertura internazionale. A Ca’ Foscari questo approccio trova un riferimento significativo che deve essere sostenuto nella ricerca archeologica come pratica di conoscenza attiva. Il Centro Studi di Archeologia Venezia promuove ricerche interdisciplinari sulla documentazione e l’interpretazione del passato, dalla preistoria all’età contemporanea, utilizzando metodologie avanzate come lo scavo archeologico, il telerilevamento, l’archeologia subacquea e la digitalizzazione dei materiali. L’attività sul campo, spesso in contesti internazionali, e la successiva analisi critica dei reperti costituiscono spazi privilegiati di formazione e innovazione metodologica per studenti, dottorandi e ricercatori, trasformando lo studio del patrimonio in un’esperienza diretta di produzione di conoscenza e rafforzando il legame tra ricerca e didattica. In questa prospettiva, sarebbe inoltre importante incentivare e sostenere l’organizzazione di summer school, ad esempio in ambito archeologico, anche in collaborazione con università prestigiose, quali strumenti capaci di qualificare ulteriormente l’offerta didattica e di rafforzare l’integrazione tra ricerca, formazione e dimensione internazionale.

Un secondo asse riguarda la costruzione di laboratori permanenti “nel” patrimonio, intesi come modalità di lavoro integrate nella didattica e nella ricerca. Archivi, biblioteche, collezioni artistiche, fondi documentari e patrimoni immateriali possono diventare luoghi di didattica e ricerca attiva: dalla catalogazione critica alle edizioni digitali, dallo studio delle collezioni alla progettazione di allestimenti, fino all’analisi di pratiche culturali e memorie collettive. Il passaggio dalla lezione “sul patrimonio” al lavoro nel patrimonio è decisivo per sviluppare competenze critiche e operative diffuse e per rendere la formazione più esperienziale e consapevole.

Il patrimonio rappresenta anche un ambiente formativo privilegiato per lo sviluppo di competenze trasversali. Lavorare su archivi, opere d’arte, siti archeologici, collezioni e tradizioni culturali sviluppa capacità di analisi, interpretazione, comunicazione, progettazione culturale e lavoro di gruppo. Rendere esplicite queste competenze nei percorsi formativi, rafforza la spendibilità dei saperi umanistici in ambiti professionali e civici, senza ridurli a strumenti funzionali di breve periodo, ma valorizzandone la profondità e la qualità.

Un ulteriore ambito strategico riguarda il dialogo strutturato e continuativo con musei, biblioteche, archivi e istituzioni culturali, inteso come partenariato di lungo periodo e non come semplice successione di eventi occasionali. In questo quadro, accordi stabili permetterebbero di superare alcune criticità attualmente esistenti, come l’impossibilità per studenti e studentesse di accedere gratuitamente a musei civici, chiese e altri luoghi del patrimonio per finalità di studio e ricerca. Tale modello di collaborazione garantirebbe un accesso continuativo e facilitato ai materiali e agli spazi per la ricerca, favorendo al contempo il coinvolgimento attivo di studenti e studentesse nei progetti di studio e valorizzazione del patrimonio culturale. Allo stesso tempo, le istituzioni partner beneficerebbero di nuove competenze, di attività di ricerca e di forme innovative di restituzione e valorizzazione culturale. La co-progettazione di iniziative culturali, percorsi di studio e mostre rappresenterebbe quindi un vantaggio reciproco, capace di rafforzare la funzione pubblica della cultura e di promuovere modalità di fruizione più inclusive e sostenibili del patrimonio.

Sul versante bibliotecario, ritengo che il Sistema Bibliotecario di Ateneo debba svolgere un ruolo sempre più importante e attivo nella valorizzazione dei documenti e dei volumi di pregio dell’Archivio storico, attraverso la definizione e l’attuazione di un progetto dedicato. Accanto all’Archivio storico, l’Ateneo dispone inoltre di collezioni e patrimoni di grande valore in ambito museale che meritano una valorizzazione sistematica e integrata; in questa prospettiva, si può immaginare un percorso di accreditamento e riconoscimento congiunto delle diverse raccolte e archivi come “museo diffuso”, capace di mettere in rete competenze, spazi e patrimoni, rafforzando il ruolo di Ca’ Foscari come presidio culturale aperto alla città e alla ricerca.

Accanto al patrimonio materiale, assume un ruolo centrale il patrimonio immateriale, inteso come insieme di pratiche, saperi, tradizioni, linguaggi e memorie collettive. Studiare e valorizzare questo patrimonio significa intrecciare ricerca antropologica, linguistica e storico-culturale con processi di coinvolgimento delle comunità locali. In questo senso, il rapporto con le realtà locali offre a Ca’ Foscari un’opportunità straordinaria per connettere lo studio del patrimonio storico con le pratiche culturali e artistiche del presente. Venezia diventa così un laboratorio globale per la cultura visiva e performativa, integrabile con programmi di ricerca, workshop interdisciplinari e progetti congiunti.

Un elemento di forte innovazione che va rafforzato è rappresentato dall’integrazione tra patrimonio e ricerca digitale avanzata. Il Venice Centre for Digital and Public Humanities rappresenta un consolidato punto di partenza, che va potenziato. Digital humanities, intelligenza artificiale applicata ai beni culturali, visualizzazione dei dati e tecnologie digitali aprono nuove domande di ricerca su testi, immagini, oggetti e pratiche culturali, rendendo lo studio del patrimonio più aperto, condivisibile e accessibile. Questo rafforza la capacità dell’Ateneo di dialogare con reti internazionali di ricerca e di sperimentare linguaggi e metodi innovativi, senza perdere il rigore scientifico.

6. La tradizione per costruire il futuro

Azioni

La cultura umanistica e i saperi storici costituiscono una risorsa viva e strutturante per la formazione del pensiero critico e per la comprensione delle trasformazioni del presente. Essi forniscono strumenti concettuali, metodologici e interpretativi indispensabili per leggere la complessità del mondo contemporaneo, mettendo in relazione il passato e il presente e consentendo una comprensione non riduttiva dei fenomeni sociali, politici e culturali. In questo senso, propongo: promuovere il valore strutturale dei saperi umanistici e storici (storia, filosofia, filologia, studi letterari, linguistici e culturali, etc.) nella formazione universitaria;favorire il dialogo tra cultura umanistica, saperi storici e conoscenze contemporanee;valorizzare il ruolo formativo ...
Il patrimonio materiale, artistico, letterario e culturale rappresenta un ambito dinamico di produzione di conoscenza e di dialogo con la società. Ritengo sarà importante: valorizzare gli studi letterari, storico-artistici e culturali come ambiti di ricerca di frontiera;promuovere e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale;rafforzare il dialogo con musei, archivi, biblioteche e istituzioni culturali.Cultura viva, conoscenza attiva.Rinnovare lo studio del patrimonio culturale significa superare definitivamente l’idea del patrimonio come oggetto statico di conservazione e riconoscerlo come ambito dinamico di produzione di conoscenza, capace di connettere ricerca avanzata, formazione universitaria e dialogo con la società. Il patrimonio non è soltanto ciò che ...
Le lingue sono strumenti fondamentali di interpretazione del mondo e di costruzione delle relazioni tra culture e storie, anche e soprattutto nelle loro forme meno diffuse. Propongo di: coltivare lo studio delle lingue meno diffuse come risorsa strategica globale;valorizzare le competenze linguistiche come competenze storiche, culturali e politiche;promuovere percorsi che integrino lingua, storia e contesto socio-culturale ed economico.Ogni lingua è un modo diverso di abitare il mondo.Valorizzare le lingue significa riconoscere che non sono strumenti neutri di comunicazione, ma vere e proprie forme di conoscenza, di interpretazione della realtà e di mediazione culturale. Le università, come la nostra, che hanno ...
L’italiano continua a svolgere un ruolo centrale come lingua di cultura, di mediazione e di produzione del sapere nei contesti internazionali. Reputo essenziale: valorizzare l’italiano come lingua di cultura, scienza e pensiero critico;promuovere l’insegnamento dell’italiano nei contesti internazionali;rafforzare il legame con le comunità italofone nel mondo, in particolare nelle Americhe.Promuovere l’italiano significa rafforzare la presenza culturale nel mondo.Rinnovare il ruolo dell’italiano come lingua di cultura e di insegnamento non significa difendere uno spazio residuale o rivendicare una centralità simbolica, ma ripensarne l’uso accademico in modo intenzionale e strategico. L’italiano non è una lingua da preservare per inerzia, ma una lingua ...
Integrare la tradizione umanistica nella strategia internazionale significa valorizzare saperi, lingue e culture come elementi distintivi dell’Ateneo capaci di dialogare con il mondo e di contribuire in modo originale alle grandi questioni contemporanee. Sarà importante: rendere la tradizione umanistica parte integrante della strategia internazionale;costruire reti accademiche globali sui saperi culturali e linguistici;promuovere programmi internazionali in ambito umanistico;contrastare l’idea che l’internazionalizzazione coincida con l’omologazione;valorizzare l’umanesimo come linguaggio globale.Essere internazionali significa portare la propria identità nel mondo.Integrare la tradizione umanistica nella strategia di internazionalizzazione significa rifiutare l’idea che “essere internazionali” coincida con l’omologazione dei contenuti, delle lingue e dei modelli culturali. Per ...
Marco Sgarbi
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