6.3 Le lingue sono modi di abitare il mondo

Le lingue sono strumenti fondamentali di interpretazione del mondo e di costruzione delle relazioni tra culture e storie, anche e soprattutto nelle loro forme meno diffuse.

Propongo di:

  • coltivare lo studio delle lingue meno diffuse come risorsa strategica globale;
  • valorizzare le competenze linguistiche come competenze storiche, culturali e politiche;
  • promuovere percorsi che integrino lingua, storia e contesto socio-culturale ed economico.

Ogni lingua è un modo diverso di abitare il mondo.

Valorizzare le lingue significa riconoscere che non sono strumenti neutri di comunicazione, ma vere e proprie forme di conoscenza, di interpretazione della realtà e di mediazione culturale. Le università, come la nostra, che hanno saputo difendere e rilanciare questo ambito non lo hanno fatto contrapponendolo a competenze considerate più immediatamente “spendibili” (talvolta oggi replicabili con l’AI), ma mostrando come una padronanza linguistica profonda sia una risorsa strategica in un mondo segnato da conflitti culturali, relazioni internazionali complesse e crisi della comunicazione pubblica. In questo senso, la competenza linguistica non è un accessorio, ma una chiave essenziale per comprendere e governare la complessità.

Ca’ Foscari dispone, in questo ambito, di un patrimonio formativo di valore eccezionale, riconosciuto in tutto il mondo. L’insegnamento di oltre quaranta lingue – una delle offerte più ampie nel panorama universitario italiano – si fonda su una lunga tradizione accademica nello studio delle lingue e delle culture straniere. Questa pluralità consente agli studenti di confrontarsi con mondi culturali, storici e contemporanei molto diversi tra loro, offrendo strumenti di lettura che vanno ben oltre l’acquisizione di competenze comunicative di base e che rafforzano l’identità internazionale e interculturale dell’Ateneo.

Bisogna continuare, laddove possibile, con la costruzione di percorsi (multi)linguistici integrati, in cui lo studio della lingua sia strettamente connesso alla storia, alla letteratura, alle culture materiali e ai contesti geopolitici di riferimento. Le pratiche didattiche più efficaci superano l’idea di competenze linguistiche isolate e promuovono una formazione che interpreta la lingua come chiave di accesso critica alla comprensione delle società. A Ca’ Foscari questo approccio ha permesso di valorizzare pienamente il legame tra lingua, cultura e interpretazione del presente, rendendo l’apprendimento linguistico parte integrante di una formazione umanistica e interdisciplinare.

È necessario impegnarsi nella tutela attiva di tutte le lingue, attraverso modelli sostenibili di didattica. Insegnamenti condivisi tra più corsi di studio, moduli intensivi, summer school, collaborazioni internazionali e programmi di mobilità consentono di preservare e rafforzare la pluralità linguistica senza frammentare eccessivamente le risorse. Questo tipo di organizzazione rende possibile una didattica aperta e trasversale, capace di mantenere vivo l’insegnamento di lingue meno presenti nei grandi circuiti internazionali, ma strategiche per la comprensione di aree culturali e geopolitiche cruciali. Valorizzare la pluralità linguistica autentica come elemento distintivo significa promuovere corsi congiunti, scambi mirati e progetti di ricerca e didattica in lingue diverse, coinvolgendo partner di aree geopolitiche spesso trascurate. Questo approccio evita che l’internazionalizzazione coincida esclusivamente con l’uso dell’inglese e rafforza una visione più articolata, inclusiva e responsabile dei rapporti internazionali. In questa prospettiva, l’università può attivare rapporti strutturati e continuativi con ambasciate, consolati e istituti di cultura, presentandosi come spazio di valorizzazione stabile delle lingue e delle culture rappresentate in Italia, e costruendo così partnership istituzionali orientate al sostegno finanziario di insegnamenti, scambi, attività culturali e progetti di ricerca condivisi.

Un elemento particolarmente rilevante di Ca’ Foscari e che deve essere ulteriormente rafforzato è la valorizzazione delle competenze linguistiche come competenze culturali e politiche, e non solo professionali. Conoscere una lingua significa saper negoziare significati, comprendere prospettive diverse, decodificare discorsi pubblici e mediare tra sistemi di valori. Rendere ancor più esplicita questa dimensione nei percorsi formativi rafforza il profilo dei laureati come analisti e interpreti della complessità globale, capaci di operare in contesti internazionali con consapevolezza critica.

Un ambito di eccellenza particolarmente significativo è rappresentato dallo studio della Lingua dei Segni Italiana (LIS). Tradizionalmente Ca’ Foscari sviluppa attività didattiche e di ricerca avanzate sulla LIS, articolate in percorsi che comprendono l’analisi linguistica, la didattica e la formazione all’interpretariato. Questo impegno non contribuisce soltanto alla costruzione di competenze specialistiche in un settore di alta rilevanza scientifica, ma produce anche un impatto sociale diretto, incidendo in modo concreto sull’accessibilità alla comunicazione, ai servizi e ai diritti di cittadinanza. La LIS non è infatti soltanto un oggetto di studio, ma una lingua viva che consente la partecipazione piena delle persone alla vita culturale, educativa e istituzionale del Paese. In questa prospettiva, le attività di Ca’ Foscari sulla LIS devono essere maggiormente valorizzate, poiché contribuiscono a ridurre barriere comunicative spesso invisibili, a valorizzare la diversità linguistica e a promuovere una concezione di inclusione fondata sul riconoscimento delle lingue e delle culture, e non solo sull’adattamento individuale.

Inoltre, l’idea che l’intelligenza artificiale possa sostituire o rendere meno rilevante lo studio delle lingue e della linguistica è infondata. Sarà sempre più indispensabile un sapere linguistico profondo — che analizzi in modo rigoroso le strutture del linguaggio, il significato, il contesto, l’uso sociale e le dimensioni multimodali della comunicazione — per orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, valutarne gli effetti e garantirne un uso consapevole, equo e responsabile. In questo scenario, diventa cruciale promuovere la costituzione a Ca’ Foscari di un gruppo di lavoro interdisciplinare permanente dedicato al rapporto tra lingue e intelligenza artificiale, in stretta collaborazione con i CEL e con le infrastrutture didattiche dell’Ateneo. Ca’ Foscari può assumere un ruolo pionieristico in Italia, costruendo un laboratorio permanente su lingua, traduzione e AI che non si limiti ad analizzare gli strumenti esistenti, ma contribuisca attivamente a orientarli. Questo gruppo potrebbe sviluppare, tra le altre cose, nuovi percorsi formativi interdisciplinari, laboratori didattici con uso critico degli strumenti di traduzione automatica, e programmi di doppia competenza che formino figure capaci di coniugare profondità linguistica e competenze tecnologiche, oggi sempre più richieste. Parallelamente, si potrebbero attivare “hub”, anche in seno al VeDPH o BemboLab, che lavorino su temi come il multilinguismo nei modelli linguistici, i bias linguistici e culturali dell’intelligenza artificiale, la qualità della traduzione automatica, la preservazione digitale delle lingue meno diffuse e l’accessibilità linguistica. Accanto alla ricerca e alla didattica, sarebbe strategico promuovere iniziative di alta formazione e visibilità internazionale, come summer school, workshop intensivi e programmi executive sul rapporto tra lingue e AI, seguendo modelli consolidati di formazione interdisciplinare che attraggono studenti e ricercatori da tutto il mondo . Un simile ecosistema permetterebbe inoltre di rafforzare le collaborazioni con istituzioni culturali, imprese tecnologiche, organismi internazionali e centri di ricerca europei, posizionando Ca’ Foscari come nodo di riferimento per la riflessione critica e l’innovazione sul linguaggio nell’era dell’intelligenza artificiale. In questo modo, l’Ateneo non solo risponderebbe in modo proattivo alla trasformazione in atto nei campi della traduzione e della comunicazione, ma si candiderebbe a essere la prima università italiana a definire un modello avanzato di integrazione tra lingue e AI, capace di coniugare tradizione umanistica e ricerca di frontiera, e di attrarre studenti e studentesse che si interessano a una formazione realmente innovativa, consapevole e competitiva a livello globale.

In questo quadro, è fondamentale riconoscere e valorizzare pienamente il ruolo delle collaboratrici e dei collaboratori esperti linguistici, che costituiscono una componente essenziale della didattica delle lingue di Ateneo. I CEL sono spesso i principali protagonisti dell’insegnamento pratico delle lingue e contribuiscono in modo diretto all’innovazione didattica, grazie a una conoscenza aggiornata delle metodologie di insegnamento e all’uso consapevole delle nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale applicata all’apprendimento linguistico. Il loro lavoro non si esaurisce nella dimensione didattica, ma si intreccia sempre più con quella scientifica, nella sperimentazione di pratiche, strumenti e approcci che incidono concretamente sulla qualità della formazione. È quindi necessario promuovere una loro piena valorizzazione istituzionale, riconoscendone il contributo strategico e integrandoli in modo più strutturato nei processi di innovazione didattica e di sviluppo delle politiche linguistiche dell’Ateneo.

La visibilità pubblica delle lingue rappresenta, infine, un fattore decisivo. Lingue e culture acquistano forza quando entrano nello spazio pubblico attraverso cicli di incontri, laboratori con le scuole, iniziative di divulgazione e dialogo interculturale. In questo modo, l’Ateneo rafforza il proprio ruolo come luogo di mediazione culturale e di educazione alla cittadinanza globale, contribuendo alla costruzione di una società più consapevole e aperta. In quest’ottica, iniziative ed eventi culturali assumono un ruolo strategico di visibilità e restituzione pubblica. Appuntamenti come la Giornata europea delle lingue, valorizzata attraverso programmi culturali e momenti di riflessione sul plurilinguismo, offrono occasioni di coinvolgimento attivo dell’Ateneo nella città e nel territorio. Allo stesso modo, manifestazioni di respiro internazionale come Incroci di civiltà mostrano come l’incontro tra lingue, letterature e culture possa diventare un evento pubblico di rilievo europeo e globale, rafforzando il ruolo dell’università come spazio di dialogo interculturale e di public engagement.

Il Centro Linguistico di Ateneo rappresenta un’infrastruttura strategica per l’identità internazionale di Ca’ Foscari e per la qualità della formazione linguistica dei nostri studenti. Intendo promuovere un percorso verso altri accreditamenti internazionali, al fine di certificare la qualità della didattica, la solidità dei sistemi di valutazione e l’allineamento agli standard europei. Non si tratta di un obiettivo formale, ma di un investimento strutturale nella reputazione dell’Ateneo, nella trasparenza dei processi e nella costruzione di una cultura condivisa della qualità. In un’università che ha nelle lingue e nel dialogo tra culture la propria radice storica, il rafforzamento del CLA è una scelta coerente e strategica per consolidare la nostra attrattività internazionale.

6. La tradizione per costruire il futuro

Azioni

La cultura umanistica e i saperi storici costituiscono una risorsa viva e strutturante per la formazione del pensiero critico e per la comprensione delle trasformazioni del presente. Essi forniscono strumenti concettuali, metodologici e interpretativi indispensabili per leggere la complessità del mondo contemporaneo, mettendo in relazione il passato e il presente e consentendo una comprensione non riduttiva dei fenomeni sociali, politici e culturali. In questo senso, propongo: promuovere il valore strutturale dei saperi umanistici e storici (storia, filosofia, filologia, studi letterari, linguistici e culturali, etc.) nella formazione universitaria;favorire il dialogo tra cultura umanistica, saperi storici e conoscenze contemporanee;valorizzare il ruolo formativo ...
Il patrimonio materiale, artistico, letterario e culturale rappresenta un ambito dinamico di produzione di conoscenza e di dialogo con la società. Ritengo sarà importante: valorizzare gli studi letterari, storico-artistici e culturali come ambiti di ricerca di frontiera;promuovere e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale;rafforzare il dialogo con musei, archivi, biblioteche e istituzioni culturali.Cultura viva, conoscenza attiva.Rinnovare lo studio del patrimonio culturale significa superare definitivamente l’idea del patrimonio come oggetto statico di conservazione e riconoscerlo come ambito dinamico di produzione di conoscenza, capace di connettere ricerca avanzata, formazione universitaria e dialogo con la società. Il patrimonio non è soltanto ciò che ...
Le lingue sono strumenti fondamentali di interpretazione del mondo e di costruzione delle relazioni tra culture e storie, anche e soprattutto nelle loro forme meno diffuse. Propongo di: coltivare lo studio delle lingue meno diffuse come risorsa strategica globale;valorizzare le competenze linguistiche come competenze storiche, culturali e politiche;promuovere percorsi che integrino lingua, storia e contesto socio-culturale ed economico.Ogni lingua è un modo diverso di abitare il mondo.Valorizzare le lingue significa riconoscere che non sono strumenti neutri di comunicazione, ma vere e proprie forme di conoscenza, di interpretazione della realtà e di mediazione culturale. Le università, come la nostra, che hanno ...
L’italiano continua a svolgere un ruolo centrale come lingua di cultura, di mediazione e di produzione del sapere nei contesti internazionali. Reputo essenziale: valorizzare l’italiano come lingua di cultura, scienza e pensiero critico;promuovere l’insegnamento dell’italiano nei contesti internazionali;rafforzare il legame con le comunità italofone nel mondo, in particolare nelle Americhe.Promuovere l’italiano significa rafforzare la presenza culturale nel mondo.Rinnovare il ruolo dell’italiano come lingua di cultura e di insegnamento non significa difendere uno spazio residuale o rivendicare una centralità simbolica, ma ripensarne l’uso accademico in modo intenzionale e strategico. L’italiano non è una lingua da preservare per inerzia, ma una lingua ...
Integrare la tradizione umanistica nella strategia internazionale significa valorizzare saperi, lingue e culture come elementi distintivi dell’Ateneo capaci di dialogare con il mondo e di contribuire in modo originale alle grandi questioni contemporanee. Sarà importante: rendere la tradizione umanistica parte integrante della strategia internazionale;costruire reti accademiche globali sui saperi culturali e linguistici;promuovere programmi internazionali in ambito umanistico;contrastare l’idea che l’internazionalizzazione coincida con l’omologazione;valorizzare l’umanesimo come linguaggio globale.Essere internazionali significa portare la propria identità nel mondo.Integrare la tradizione umanistica nella strategia di internazionalizzazione significa rifiutare l’idea che “essere internazionali” coincida con l’omologazione dei contenuti, delle lingue e dei modelli culturali. Per ...
Marco Sgarbi
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