9.4 Gli stessi dati, per tutti

Ritengo fondamentale realizzare un data warehouse integrato di Ateneo, accessibile in modo differenziato ma aperto a governance centrale

Dipartimenti e strutture, che raccolga in modo coerente dati su studenti e carriere, didattica e offerta formativa, ricerca e VQR, personale, bilancio e sostenibilità e servizi e infrastrutture. Il data warehouse dovrà:

  • superare la frammentazione dei dati in cruscotti separati;
  • garantire trasparenza, aggiornamento e affidabilità;
  • consentire analisi autonome da parte dei Dipartimenti;
  • supportare pianificazione strategica, programmazione dipartimentale e valutazione.

Un Ateneo che condivide i dati governa meglio il proprio futuro.

Creare un data warehouse di Ateneo significa ripensare il modo in cui l’università conosce se stessa e prende decisioni. Oggi a Ca’ Foscari molti dati esistono già, ma sono distribuiti in cruscotti diversi, costruiti per finalità specifiche, non sempre interoperabili e accessibili in modo disomogeneo. Questa frammentazione rende difficile avere una visione complessiva, costringe a continue richieste puntuali agli uffici e indebolisce la capacità di programmare in modo consapevole. Per gettare solide fondamenta future per la nostra università credo si debba compiere un passaggio chiave, ovvero trasformare i dati da strumenti di controllo a beni comuni informativi, accessibili e utilizzabili da chi è chiamato a prendere decisioni. Di necessità a Ca’ Foscari, questo deve tradursi nella realizzazione di un data warehouse unico di Ateneo, che integri in modo coerente dati su studenti e carriere, offerta formativa, dottorati, ricerca e VQR, personale, bilancio, servizi e infrastrutture.

Un primo esempio concreto riguarda la progettazione e revisione dell’offerta formativa. In un modello basato su un data warehouse unico, un Dipartimento che fornisce strumenti per valutare l’attivazione o la modifica di un corso di laurea, di una laurea magistrale o di un dottorato non dovrebbe più ricostruire informazioni da fonti diverse o richiedere estrazioni ad hoc. Potrebbe invece accedere direttamente a un quadro integrato che mostri attrattività, continuità delle carriere, requisiti di docenza, sostenibilità economica e coerenza con la ricerca. I dati non sostituirebbero il giudizio accademico, ma ne diventerebbero una base comune e trasparente, riducendo asimmetrie informative e conflitti interpretativi.

Un secondo ambito di applicazione riguarda la programmazione dipartimentale e il dialogo con la governance centrale. La programmazione funziona quando Ateneo e Dipartimenti discutono sugli stessi dati e sugli stessi indicatori. Un data warehouse accessibile consentirebbe ai Dipartimenti di operare in autonomia, di analizzare indipendentemente l’andamento delle proprie attività e di costruire Piani di Sviluppo fondati su evidenze condivise. Questo rafforzerebbe l’autonomia responsabile delle strutture e renderebbe il confronto con l’Ateneo più informato e meno difensivo.

Un elemento centrale del processo è la differenziazione degli accessi, non la loro restrizione. Il data warehouse non dovrebbe essere riservato a pochi, ma prevedere livelli di accesso chiari e ampi: governance, Direzioni, Dipartimenti, coordinatori di corsi e dottorati, personale tecnico-amministrativo. Ognuno vedrebbe ciò che è rilevante per il proprio ruolo, ma su una base dati comune, aggiornata e certificata. Questo riduce la proliferazione di cruscotti paralleli e la dipendenza da richieste continue agli uffici centrali. Un altro esempio concreto riguarda il superamento della logica reattiva.

L’aspetto più rilevante di un data warehouse di Ateneo non è la sua capacità di produrre report più ordinati o statistiche più complete sul passato, ma la possibilità di trasformare i dati in uno strumento di previsione e di governo del futuro. Un’università complessa come Ca’ Foscari non può permettersi di prendere decisioni strategiche solo in base a ciò che è già accaduto, né di intervenire quando gli effetti delle scelte sono ormai irreversibili. Governare significa, prima di tutto, anticipare.

Disporre di un data warehouse integrato consente di passare da una logica reattiva a una logica proattiva e simulativa. L’integrazione dei dati su studenti, carriere, offerta formativa, docenza, ricerca, bilancio e infrastrutture permette di costruire scenari plausibili e di valutare ex ante le conseguenze delle decisioni. Questo è particolarmente importante in un contesto caratterizzato da risorse limitate, vincoli normativi stringenti e forte interdipendenza tra le diverse componenti dell’Ateneo.

La possibilità di simulare scenari futuri rappresenta per Ca’ Foscari un vantaggio strategico decisivo. Modifiche all’offerta formativa, politiche di reclutamento o investimenti infrastrutturali producono effetti complessi e interconnessi su didattica, personale, finanze, spazi e finanziamento pubblico, che senza strumenti previsionali emergono spesso solo quando è ormai difficile intervenire. Un data warehouse orientato alla simulazione consentirebbe invece di anticipare tali impatti, confrontare alternative, valutare i trade-off e individuare per tempo criticità e aree di fragilità, trasformando le emergenze in scelte governabili. Oltre ai benefici operativi, questa capacità rafforza la qualità della governance: decisioni fondate su basi informative condivise riducono l’incertezza, aumentano la trasparenza, la semplificazione e favoriscono un dialogo più consapevole e fiducioso tra organi di governo, Dipartimenti e strutture amministrative.

È fondamentale sottolineare che un data warehouse efficace richiede anche governance dei dati e competenze diffuse. In questo caso il successo non dipende solo dall’infrastruttura tecnologica, ma dal coinvolgimento del personale tecnico-amministrativo che già oggi presidia i database e gestisce le estrazioni e che per me rappresenta un asset fondamentale. Valorizzare nella nostra Università queste competenze e integrarle stabilmente nei processi decisionali renderebbe il data warehouse uno strumento vivo, affidabile e sostenibile nel tempo. Infine, creare un data warehouse unico significa rafforzare la trasparenza interna. Quando i dati sono accessibili, spiegati e condivisi, diminuisce la percezione di arbitrarietà e aumenta la fiducia nei processi decisionali. I dati diventano un linguaggio utile a capire, orientare e migliorare. Concepito in questa maniera, il data warehouse di Ateneo non è un progetto informatico, ma una scelta di governo; significa dotare Ca’ Foscari di una infrastruttura conoscitiva integrata, capace di sostenere una università responsabile e partecipata.

9. L’amministrazione come infrastruttura abilitante

Azioni

In un Ateneo multicampus, l’organizzazione non può essere pensata come somma di uffici collocati in sedi diverse, ma come sistema integrato di processi che attraversano Venezia, Mestre e Treviso. Il passaggio dall’ufficio al processo è anche il passaggio da una logica localistica a una logica di rete. Avviare una revisione dell’organizzazione dell’amministrazione centrale orientata ai processi reali di Ateneo, superando logiche eccessivamente settoriali. L’azione prevede: mappatura dei flussi di lavoro principali;individuazione di sovrapposizioni di attività;ridefinizione delle responsabilità in modo chiaro e leggibile;maggiore coordinamento tra uffici che insistono sugli stessi processi.L’obiettivo è rendere l’amministrazione più integrata, prevedibile e comprensibile per chi ...
Individuare, attraverso un confronto strutturato con Dipartimenti e strutture amministrative, i processi più onerosi in termini di tempo e complessità (attivazione corsi, gestione incarichi, progetti di ricerca, rendicontazioni). Per ciascun processo sarà importante: eliminare passaggi ridondanti;standardizzare modelli e scadenze;chiarire ruoli e tempi di risposta;ridurre la produzione documentale limitandola al necessario.Un Ateneo efficiente libera tempo per ciò che conta davvero.Semplificare i processi amministrativi non significa abbassare gli standard di qualità né ridurre i controlli, ma ripensare il modo in cui l’Ateneo lavora davvero, a partire dall’impatto che le procedure hanno sul lavoro quotidiano di docenti, ricercatrici e ricercatori, personale tecnico-amministrativo e ...
I Piani di Sviluppo dei Dipartimenti non devono essere meri adempimenti, ma strumenti vivi di strategia. Mi impegnerò a: rafforzare il dialogo tra programmazione dipartimentale e strategia di Ateneo;utilizzare i Piani come base per allocazione risorse e reclutamento;restituire feedback strutturati ai Dipartimenti;passare da una logica di pianificazione rolling ad una strategica per mandato.Questo rafforza l’autonomia, ma anche la responsabilità condivisa.Rendere la programmazione dipartimentale uno strumento reale di governo significa compiere un cambiamento culturale prima ancora che procedurale, coerente con l’impostazione complessiva del programma. I Piani di Sviluppo dei Dipartimenti non possono continuare a essere percepiti come documenti formali, redatti per ...
Ritengo fondamentale realizzare un data warehouse integrato di Ateneo, accessibile in modo differenziato ma aperto a governance centrale Dipartimenti e strutture, che raccolga in modo coerente dati su studenti e carriere, didattica e offerta formativa, ricerca e VQR, personale, bilancio e sostenibilità e servizi e infrastrutture. Il data warehouse dovrà: superare la frammentazione dei dati in cruscotti separati;garantire trasparenza, aggiornamento e affidabilità;consentire analisi autonome da parte dei Dipartimenti;supportare pianificazione strategica, programmazione dipartimentale e valutazione.Un Ateneo che condivide i dati governa meglio il proprio futuro.Creare un data warehouse di Ateneo significa ripensare il modo in cui l’università conosce se stessa e ...
Il sistema bibliotecario di Ca’ Foscari non è un ambito accessorio della vita dell’Ateneo, ma una delle sue infrastrutture strategiche. Ritengo fondamentale: Integrare strutturalmente le biblioteche nelle tre missioni dell’Ateneo;Garantire equità e coerenza nel modello multicampus;Far emergere e valorizzare le competenze del personale.Un Ateneo che investe nelle biblioteche investe nella conoscenza.In un’università come la nostra, che tiene insieme tradizione umanistica, competenze linguistiche, scienze sociali, economia e sviluppo scientifico, le biblioteche sono il luogo in cui la qualità accademica diventa concreta, quotidiana, visibile. Se vogliamo rafforzare Ca’ Foscari come Ateneo internazionale e multicampus, dobbiamo assumere con maggiore consapevolezza il ruolo centrale ...
Marco Sgarbi
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