Le sfide dell'università

Prepararsi al futuro

Le sfide che abbiamo davanti possono apparire, a prima vista, insormontabili. La loro complessità rischia di generare scoraggiamento, o, peggio ancora, di alimentare il pessimismo.[1]

Eppure, proprio quando la pressione del presente sembra più forte, dobbiamo compiere un gesto fondamentale: fermarci e guardare a ciò che è stato fatto. Non per rifugiarci nella nostalgia, ma per ricordare chi siamo stati capaci di diventare. Per riconoscere la strada percorsa e i progressi straordinari che, come comunità accademica, abbiamo saputo costruire nel tempo.

C’era un tempo in cui l’idea di avere docenti e ricercatori provenienti da altri Paesi sembrava un obiettivo lontano, quasi irrealistico. Quando sono arrivato a Ca’ Foscari si dubitava persino che studiosi di respiro internazionale potessero desiderare di venire a insegnare e a fare ricerca a Venezia. Oggi, invece, Ca’ Foscari accoglie studiose e studiosi da ogni parte del mondo. A Venezia — città che storicamente è crocevia di culture, lingue e saperi — la nostra comunità accademica si è arricchita di prospettive globali, di esperienze diverse, di visioni plurali che hanno rafforzato la qualità della ricerca e della didattica. Quello che un tempo sembrava un sogno è diventato una realtà quotidiana.

C’era anche un tempo in cui l’insegnamento si svolgeva senza strumenti digitali, affidandosi esclusivamente a modalità tradizionali, consolidate ma spesso rigide. Poi è arrivata la pandemia, una prova durissima che ha messo in discussione certezze e abitudini. Ca’ Foscari, come l’intero sistema universitario, è stata costretta a reagire in tempi rapidissimi. Ma ciò che è accaduto non è stato un semplice adattamento all’emergenza: è stata una trasformazione profonda, culturale e strutturale. Abbiamo imparato a usare le tecnologie con maggiore consapevolezza, abbiamo ripensato i tempi e gli spazi della didattica, abbiamo sperimentato nuove forme di relazione educativa. In quel passaggio difficile, l’università non si è fermata: si è reinventata.

Questi esempi non sono episodi isolati. Sono la prova concreta di una capacità collettiva di affrontare il cambiamento, di trasformare le difficoltà in occasioni di crescita, di non arretrare di fronte alle sfide. È una capacità che appartiene alla storia stessa di Ca’ Foscari, alla sua vocazione all’apertura, alla sua attitudine a dialogare con il mondo, a innovare senza perdere la propria identità.

Se siamo stati capaci di attraversare trasformazioni così radicali — culturali, organizzative, tecnologiche — allora la domanda che dobbiamo porci oggi è una sola, ed è insieme semplice e decisiva: perché dovremmo fermarci ora? Perché dovremmo rinunciare proprio adesso, quando le sfide sono più complesse ma anche le opportunità più grandi?

Il futuro dell’università non è scritto. Non è un destino già tracciato, né un percorso obbligato. Dipende dalle scelte che sapremo compiere oggi: dalla capacità di guardare avanti con coraggio, di tenere insieme innovazione e valori, di investire nelle persone, negli studenti e nelle studentesse, nella conoscenza. Dipende dalla fiducia che sapremo avere nelle nostre capacità collettive, come comunità accademica e come istituzione pubblica.

Ca’ Foscari ha dimostrato, nel tempo, grazie alla professionalità del corpo docente e del personale tecnico amministrativo di saper cambiare senza tradirsi. È da questa consapevolezza che dobbiamo ripartire: non dalla paura del futuro, ma dalla fiducia costruita sull’esperienza, sulla memoria delle trasformazioni già affrontate, sulla convinzione che anche le sfide più complesse possono diventare occasioni per rafforzare il senso e la missione dell’università.


[1] https://crui.it/universit%C3%A0-per-un-paese-a-prova-di-futuro.html

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