Le sfide dell'università
Nuovi lavori, nuove competenze
A tutto ciò si aggiunge un mondo del lavoro che cambia a un ritmo vertiginoso, fino a diventare quasi irriconoscibile rispetto a solo dieci anni fa. Le trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali non sono più cicliche o graduali: sono continue, cumulative e acceleranti. Esse stanno ridefinendo in profondità non solo le professioni, ma soprattutto le competenze che rendono le persone occupabili, adattabili e capaci di orientarsi nella complessità.
Come mostrano numerose analisi internazionali sul futuro del lavoro, una quota rilevante delle professioni attuali è destinata a trasformarsi radicalmente o a scomparire, mentre emergono nuove figure professionali in ambiti legati all’intelligenza artificiale, ai dati, alla sostenibilità, alla cybersicurezza, alla salute, ai servizi avanzati e ai settori creativi. Tuttavia, il cambiamento più profondo non riguarda tanto i singoli mestieri quanto la natura delle competenze richieste.[1] Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, circa il 39% delle competenze chiave richieste nei lavori attuali è destinato a cambiare entro il 2030 a causa di innovazioni tecnologiche, della digitalizzazione estesa, dell’intelligenza artificiale e della transizione verde.[2] Questo spostamento non riguarda solo i singoli mestieri, ma la natura stessa delle competenze considerate strategiche.
Il confronto tra competenze attuali e competenze future evidenzia infatti uno slittamento significativo: se oggi il mercato del lavoro valorizza capacità come la comunicazione verbale e scritta, il lavoro di squadra, la pianificazione, la gestione del tempo e l’adattabilità, nel prossimo futuro diventeranno sempre più centrali competenze di ordine superiore. Tra queste figurano la sense-making (capacità di attribuire significato a informazioni complesse), il pensiero computazionale, la gestione del carico cognitivo, la competenza interculturale, la collaborazione virtuale, la transdisciplinarità e il design mindset. Non si tratta di abilità puramente tecniche, ma di capacità cognitive, relazionali e culturali che consentono di operare efficacemente in contesti incerti, digitalizzati e globali.
In Europa e in Italia, questo cambiamento è già evidente. Molte imprese segnalano difficoltà crescenti nel reperire profili adeguati non tanto per mancanza di titoli di studio, quanto per la carenza di competenze trasversali avanzate: capacità di interpretare dati, lavorare con tecnologie intelligenti, collaborare in ambienti multiculturali e virtuali, apprendere rapidamente e integrare conoscenze provenienti da ambiti diversi. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è così diventato strutturale. Mentre numerosi giovani laureati faticano a trovare un’occupazione coerente con il proprio percorso, molte posizioni restano scoperte perché richiedono competenze che il sistema formativo fatica ancora a sviluppare in modo sistematico. In Europa, le previsioni di Cedefop indicano che la natura dei lavori continuerà a evolversi fino al 2035, con una crescente domanda di occupazioni qualificate e un progressivo spostamento verso profili che combinano competenze tecniche e trasversali.[3] La trasformazione interessa non solo i settori tecnologici, ma anche quelli della salute, dell’istruzione, dei servizi professionali e delle energie rinnovabili.[4]
La rivoluzione digitale – e in particolare l’intelligenza artificiale – accelera ulteriormente questa dinamica. L’automazione tende a sostituire attività ripetitive e standardizzabili, mentre aumenta il valore delle competenze che le macchine non possono replicare facilmente: pensiero critico, capacità interpretativa, creatività, giudizio etico, comprensione dei contesti sociali e culturali. Il lavoro umano non scompare, ma si riconfigura, richiedendo persone capaci di collaborare e confrontarsi criticamente con sistemi intelligenti e di governarne gli effetti.
In questo scenario, l’università si trova davanti a una sfida cruciale, e Ca’ Foscari in particolare è chiamata a giocare un ruolo strategico. Preparare le nuove generazioni non può più significare soltanto trasmettere saperi disciplinari consolidati. Questi restano fondamentali, ma devono essere integrati con competenze che permettano di attraversare carriere non lineari, settori in trasformazione e contesti professionali globali anche in un’ottica di lungo termine.
Per un Ateneo come il nostro – storicamente caratterizzato da una forte vocazione umanistica, linguistica, economica e interculturale – questa sfida rappresenta anche un’opportunità. Le competenze, come la sense-making, la competenza interculturale, la transdisciplinarità e la new media literacy trovano infatti un terreno particolarmente fertile in un’università che integra saperi umanistici, sociali, linguistici, economici e scientifici. Ca’ Foscari può contribuire in modo distintivo a formare laureati e laureate capaci non solo di usare le tecnologie, ma di interpretare criticamente il loro impatto sociale, culturale ed etico.
Ciò implica un ripensamento del modello formativo: una didattica più flessibile e orientata ai processi; una maggiore integrazione tra formazione, ricerca e mondo del lavoro; lo sviluppo di percorsi interdisciplinari e transdisciplinari; e un rafforzamento dell’offerta di lifelong learning, per accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita.
In definitiva, Ca’ Foscari non è chiamata a inseguire ogni singola professione emergente. Il suo compito è più profondo e più ambizioso: formare menti capaci di comprendere il cambiamento, di governarlo e di orientarlo verso fini socialmente desiderabili. È su questa capacità – cognitiva, culturale e umana – che si gioca il ruolo dell’università nel prossimo decennio.
[1] https://legacy.iftf.org/fileadmin/user_upload/downloads/wfi/ACTF_IFTF_FutureSkills-report.pdf
[2] https://www.weforum.org/publications/the-future-of-jobs-report-2025/in-full/3-skills-outlook/
[3] https://www.cedefop.europa.eu/en/tools/skills-intelligence/trend-focus/future-jobs
[4] https://www.bollettinoadapt.it/wp-content/uploads/2025/06/skills_forecast_-_italy_2025.pdf
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