Le sfide dell'università
Il peso del cambiamento interno
È innegabile che il lavoro universitario sia diventato più complesso, più gravoso e più esposto a pressioni esterne. A chi insegna oggi in università non è richiesto solo di fare ricerca di qualità e didattica efficace, ma anche di gestire progetti, compilare adempimenti, rendicontare, rispondere a sistemi di valutazione sempre più articolati, innovare le modalità di insegnamento, internazionalizzare, dialogare con il territorio. Questo carico crescente non può essere affrontato semplicemente chiedendo “di fare di più”. Queste attività, insieme alle richieste sempre più stringenti di accountability − ovverosia la valutazione delle performance e la rendicontazione dei risultati di ricerca e didattica − aumentano in modo significativo il carico di lavoro percepito dal personale docente, spesso portando ad aumento di stress, multitasking e ore lavorative non retribuite.[1]
In Italia, le statistiche più recenti del Ministero dell’Università e della Ricerca mostrano che il personale docente e non docente è in crescita (+4% tra 2022/23 e 2023/24), ma questa crescita non si traduce automaticamente in minore pressione lavorativa: anzi, si registra un aumento dei ricercatori a tempo determinato e una riduzione relativa del personale tecnico-amministrativo strutturato, segnando una potenziale aumento della complessità gestionale per le istituzioni.[2]
Non dobbiamo abdicare alla nostra missione originaria, fondata sulla ricerca e sulla didattica. Al contrario, dobbiamo proteggerla, rendendola sostenibile. Questo significa trovare modalità più semplici, più razionali e meno frammentate per affrontare lavori sempre più complessi. Semplificare i processi, ridurre la ridondanza burocratica, migliorare il coordinamento interno non è un esercizio amministrativo: è una condizione necessaria per restituire tempo, energie e qualità alla ricerca e all’insegnamento.[3]
In questa prospettiva, il ruolo del personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, esperti linguistici e di laboratorio diventa strategico.[4] Non si tratta di una funzione ancillare o meramente esecutiva, ma di una componente essenziale della qualità dell’università.[5] Un Ateneo moderno, competitivo e attrattivo ha bisogno di un personale tecnico-amministrativo altamente qualificato, formato, aggiornato, messo nelle condizioni di crescere professionalmente e di assumere responsabilità adeguate alla complessità delle funzioni svolte. Investire nella qualificazione del personale tecnico-amministrativo significa renderlo più competente, più autonomo, più capace di supportare efficacemente la ricerca, la didattica, l’internazionalizzazione e i servizi. Significa anche valorizzarne il lavoro, riconoscerne il contributo e permettere che le competenze sviluppate all’interno dell’Ateneo diventino un fattore distintivo, non invisibile. Una struttura amministrativa solida, competente e valorizzata non è un costo: è uno strumento che consente ai docenti di concentrarsi sulle proprie funzioni fondamentali e all’università nel suo complesso di funzionare meglio, con maggiore efficienza e qualità.
La vera sfida, dunque, non è scegliere tra innovazione e tradizione, né tra missione culturale e cambiamento organizzativo. La vera sfida è tenerle insieme. È costruire un’università capace di cambiare senza perdere la propria vocazione, di innovare senza snaturarsi, di rispondere alle richieste del presente senza rinunciare alla profondità del pensiero. In questo equilibrio delicato ma necessario si gioca il ruolo pubblico dell’università del futuro. Non come semplice erogatrice di competenze o di servizi, ma come presidio culturale, civile e democratico, capace di resistere alle semplificazioni, di valorizzare tutte le professionalità che la compongono e di offrire alla società non solo risposte immediate, ma visioni lunghe, profonde e condivise.
[1] https://files.eric.ed.gov/fulltext/EJ1305224.pdf
[2] https://ustat.mur.gov.it/media/1294/focus_pers_univ2023.pdf
[3] https://www.tandfonline.com/doi/pdf/3.1080/1360080X.2023.2190967
[4] https://www.universita.it/codau-2025-universita-italiane-tra-competizione-e-collaborazione/
[5] https://link.springer.com/referencework/3.1007/978-981-10-6858-4
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