Le sfide dell'università

La fuga verso l’università telematica

Se c’è una trasformazione che sta ridisegnando in silenzio il mercato delle iscrizioni universitarie in Italia, è la crescita delle università telematiche. Non è più un fenomeno “di nicchia” riservato a persone adulte o a chi lavora ed è fuori corso: negli ultimi anni le telematiche hanno ampliato il bacino, intercettando quote crescenti di giovani e famiglie che fino a poco tempo fa avrebbero considerato naturale l’iscrizione in presenza.[1] In una fase in cui l’inverno demografico riduce la platea complessiva, e in cui il costo della vita nelle città universitarie pesa sempre di più sulle scelte, questa dinamica non può essere trattata come un rumore di fondo: è una pressione competitiva strutturale.

Il Veneto è un caso particolarmente istruttivo perché rende evidente che l’università telematica non è “solo online”. Negli anni si è costruita una vera infrastruttura di prossimità: poli di orientamento, sedi d’esame, sportelli, punti di contatto fisici che abbassano ulteriormente le barriere. Anche limitandosi a Venezia-Mestre e al corridoio verso Treviso, si vede un’insistenza territoriale chiara: a Mestre risultano sedi o presidi collegati a più atenei telematici, tra cui UniMarconi con sede d’esame a Venezia-Mestre e Unitelma con sede a Mestre. Nell’area veneziana compare inoltre la presenza di poli legati a IUL, con una sede indicata a Zelarino e una rete di “poli tecnologici” convenzionati che svolgono funzioni di orientamento e supporto. Sempre nel perimetro veneziano vengono segnalati presidi di altri atenei online (per esempio UniDav a Venezia). Spostandosi su Treviso, si trovano eCampus, UniPegaso, Università Mercatorum, e Università San Raffaele Roma. Queste ultime tre università telematiche hanno recentemente costituito il Centro Studi Paideia-Polo Universitario Multiversity per ampliare il loro impatto.

Questa geografia è importante perché chiarisce la natura della competizione: non stiamo fronteggiando soltanto un’offerta alternativa di didattica a distanza, ma un modello che combina tre elementi molto efficaci. Il primo è la flessibilità radicale (iscrizioni sempre aperte, fruizione asincrona, organizzazione individuale dello studio), che si adatta a vite non lineari e a studenti che lavorano o si spostano. Il secondo è la riduzione dei costi indiretti, che in un territorio come il nostro significa soprattutto evitare due cose decisive: l’alloggio (e quindi una voce di spesa spesso importante) e i tempi/costi di pendolarismo. Il terzo è la prossimità “minima ma sufficiente”: la possibilità di svolgere esami e pratiche con un punto fisico relativamente vicino, senza dover vivere l’università come luogo. Le telematiche hanno capito che, per essere davvero competitive, non basta essere digitali: bisogna essere anche capillari.

A Venezia e Mestre questo impatta in modo particolarmente netto perché qui la scelta universitaria è fortemente condizionata dalla vivibilità. Se l’esperienza in presenza comporta un costo abitativo alto, runa logistica complessa e una quotidianità faticosa, allora l’alternativa “studio da casa, esami in un polo vicino” diventa per molti una scelta razionale. E nel contesto Venezia–Mestre, dove la pressione abitativa e la mobilità incidono davvero sulla qualità della vita studentesca, la telematica finisce per competere non tanto sul piano culturale – dove un Ateneo come Ca’ Foscari ha un capitale distintivo enorme – quanto sul piano della praticabilità materiale dell’esperienza.

Sul corridoio Mestre-Treviso, poi, entra in gioco un’altra dinamica: la competizione per lo studente pendolare. Se una parte importante della domanda è composta da studenti che vivono in terraferma o nel trevigiano e che valutano l’università anche in termini di tempo-soggiorno e costo di frequenza, la telematica ha un vantaggio comparativo immediato. La presenza di presidi eCampus a Treviso o di poli UniPegaso nel trevigiano riduce ulteriormente la frizione: non serve “andare all’università” nel senso tradizionale, basta avere accesso a una piattaforma e a un punto d’appoggio territoriale. E quando Mercatorum viene promossa o valorizzata da un’istituzione economica locale come la Camera di Commercio di Treviso-Belluno,[2] l’offerta acquisisce anche una credibilità “di sistema” presso imprese e professionisti, diventando particolarmente attrattiva per la formazione continua e per i profili già inseriti nel lavoro.

Il risultato complessivo è che la concorrenza delle telematiche va letta come una competizione su tre piani. È competizione per quote di mercato in un contesto demografico sfavorevole; è competizione sui costi complessivi dell’esperienza formativa (non solo sulle tasse); ed è competizione sull’accessibilità organizzativa, cioè sulla capacità di rendere lo studio compatibile con la vita reale. In questo senso, l’università tradizionale rischia di perdere iscrizioni non perché “peggiore”, ma perché percepita come più difficile da abitare, più costosa da sostenere e più rigida da incastrare.

C’è anche un punto più sottile, che riguarda la cultura della decisione delle famiglie. Le telematiche comunicano con un linguaggio estremamente chiaro: promessa di flessibilità, riduzione della spesa, velocità amministrativa, continuità dello studio. Molti atenei tradizionali, al contrario, comunicano ancora soprattutto la propria identità accademica, che è fondamentale, ma non sempre parla immediatamente ai vincoli quotidiani delle persone. Nel frattempo, la telematica ha costruito un’“infrastruttura della scelta” fatta di orientamento commerciale capillare, sportelli, poli, marketing territoriale e messaggi semplici. Nel Veneto questa infrastruttura è ormai visibile proprio dove per Ca’ Foscari la sfida è più delicata: Venezia, Mestre e l’asse verso Treviso.

La conclusione non è che l’università pubblica debba imitare le telematiche o entrare in una guerra di prezzi. È che deve riconoscere che una parte della competizione è già avvenuta: oggi molte persone stanno scegliendo in base a criteri di praticabilità, e non solo di prestigio o di qualità scientifica. Se Ca’ Foscari vuole difendere e rafforzare le proprie iscrizioni, la risposta non è “contro” il digitale, ma sul terreno dell’esperienza complessiva: rendere la presenza un valore tangibile e riconoscibile, e al tempo stesso ridurre la frizione che rende la scelta in presenza troppo costosa o troppo rigida rispetto alle alternative. In un territorio complesso come il nostro, dove il tema abitativo e logistico è parte integrante dell’attrattività, la concorrenza delle telematiche non è più un fenomeno esterno: è una variabile interna alla sostenibilità del modello universitario dei prossimi anni.


[1] https://www.ateneionline.it/sedi-universita-online-italia/universita-telematica-regione-veneto/

[2] https://www.tb.camcom.gov.it/content/14554/strutture-/Universita_Mercatorum

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