Le sfide dell'università

Venezia e il Veneto: attrarre, trattenere, restare

Una delle grandi sfide delle università del prossimo decennio non è solo “interna” (didattica, ricerca, terza missione, servizi), ma profondamente territoriale: riguarda il modo in cui un Ateneo riesce a essere radicato nel proprio contesto e, allo stesso tempo, attrattivo per chi arriva da fuori. Per Ca’ Foscari questa sfida ha un nome preciso: Venezia. E una scala più ampia: Venezia-Treviso-Veneto, fino alla dimensione internazionale.

Venezia è bellezza, patrimonio, prestigio: è un capitale simbolico che nessuna “campus city” può imitare. Ma – è inutile negarlo – Venezia è anche una città difficile per la vita studentesca: costo della vita elevato, pressione abitativa, limiti strutturali all’espansione, fragilità logistiche. In questo scenario, la vita universitaria rischia di diventare una corsa ad ostacoli, e l’attrattività si misura non solo sulla qualità dei corsi, ma sulla qualità concreta dell’esperienza quotidiana. Se non rendiamo più vivibile l’esperienza studentesca, soprattutto per studenti e studentesse che studiano lontano da casa e per chi arriva dall’estero, il vantaggio culturale di Venezia rischia di trasformarsi in una barriera.

La questione abitativa è un fattore chiave competitivo, non un tema “collaterale”. Oggi, in Europa e nel mondo, l’alloggio è diventato uno dei principali fattori che orientano le scelte universitarie, in particolare per gli studenti e le studentesse internazionali. Indagini e report sullo student housing mostrano come la disponibilità di posti letto, il costo e la qualità dell’accommodation incidano direttamente su benessere, integrazione sociale e riuscita dell’esperienza di studio.[1]

In Italia, però, il sistema degli alloggi dedicati è strutturalmente insufficiente: diverse analisi convergono sul fatto che i posti letto disponibili coprono solo una piccola quota del fabbisogno (intorno al 5% secondo stime di mercato), una delle percentuali più basse d’Europa.[2] I numeri assoluti (oltre 85.000 posti letto in Italia), pur crescendo, restano inadeguati rispetto alla domanda complessiva.[3] Il risultato è che città universitarie ad alta pressione abitativa, come Venezia, pagano un doppio prezzo: la difficoltà di vivere e studiare si traduce in minore attrattività e in maggior rischio di esclusione per chi ha meno risorse.

Per Ca’ Foscari ciò significa che la collaborazione con il Comune non può limitarsi a iniziative episodiche: serve una visione congiunta su casa, servizi e vivibilità, perché l’università e la città condividono lo stesso destino. Se gli studenti e le studentesse non riescono a vivere Venezia, Venezia perde una parte vitale della sua energia contemporanea.

Il Veneto perde giovani e questa non è solo “fuga”, è perdita di futuro e di valore. Il tema territoriale non riguarda solo l’housing. Riguarda una dinamica più ampia, ovvero la capacità del Veneto di trattenere e attrarre giovani, soprattutto quelli più formati. Parlare di università in Veneto significa parlare di un ecosistema formativo che produce ogni anno un volume rilevante di laureati e che, almeno nelle intenzioni, è sempre più intrecciato con imprese, distretti industriali e terziario avanzato. Integrazione, tuttavia, non è automaticamente sinonimo di innovazione, né di buona occupazione. Il nodo vero è che tipo di domanda esprime il tessuto produttivo veneto e quanto il sistema universitario riesce a trasformare capitale umano in produttività, salari, mobilità sociale e capacità tecnologica.

Se guardiamo alle principali università pubbliche del Veneto (quelle che alimentano direttamente il mercato del lavoro regionale e nazionale), nel 2024 AlmaLaurea riporta:

  • Università di Padova: 15.753 laureati.
  • Università di Verona: 5.225 laureati.
  • Il nostro Ateneo: 5.025 laureati.
  • IUAV Venezia: 9.370 laureati

Sono numeri importanti, ma vanno letti dentro un contesto strutturale italiano: nel 2024 la quota di 25–34enni con titolo terziario in Italia è 31,6%, ben sotto la media UE (44,1%).[4] Questo dato nazionale è cruciale perché segnala che, anche se il Veneto “funziona” relativamente bene, il bacino complessivo di laureati resta limitato rispetto ai concorrenti europei: un vincolo per specializzazione industriale, terziario avanzato, ricerca e managerialità. Il Veneto è una regione ad alta densità di PMI e filiere (manifattura + servizi), e questa struttura si riflette chiaramente nella domanda di lavoro. Unioncamere Veneto, nel Dicembre 2025, stima circa 27.910 entrate previste nel mese; il 66% nel settore dei servizi e il 60% in imprese con meno di 50 dipendenti. Due numeri sono particolarmente “rivelatori” per il rapporto università–imprese. Solo il 10% delle entrate previste è destinato a personale laureato e in 52 casi su 100 le imprese prevedono difficoltà di reperimento dei profili desiderati.[5] Questa combinazione è il cuore della contraddizione veneta: da un lato domanda di competenze difficile da soddisfare, dall’altro peso relativamente contenuto dei laureati nelle assunzioni programmate. Quindi non è solo un problema di “pochi laureati”, ma di come le imprese definiscono i profili, che salari offrono, quanto investono in formazione interna e quanto sono disposte a riorganizzare processi e ruoli per assorbire competenze avanzate. Un dato regionale utile per capire lo “spazio” dei titoli terziari nel lavoro è quello diffuso dalla statistica regionale. Nel 2024 in Veneto il 24% dei lavoratori possiede una laurea o altro titolo terziario, mentre il 51% ha un diploma e il 25% la licenza media. È una struttura che “regge” l’economia, ma segnala anche che la componente high-skill non è dominante: difficile far decollare produttività e innovazione senza aumentare massa critica di competenze terziarie (e senza usarle bene).[6]

Tutto ciò è riflesso nel recente Rapporto CNEL sull’attrattività dell’Italia per i giovani in cui si descrive questo fenomeno di ampia scala: tra il 2011 e il 2024 sono emigrati 63.000 giovani (18–34 anni) dall’Italia; il saldo netto (tenendo conto degli arrivi) resta fortemente negativo.[7] All’interno di questa dinamica, il Veneto è indicato come un territorio che fatica a competere nella “gara dei talenti”, soprattutto rispetto ad aree con maggiore capacità di attrazione di lavoro qualificato e servizi.[8] Ciò si evidenza anche dalle indagini Almalaurea. Chi lavora all’estero dichiara retribuzioni mensili nette medie molto più alte, ovvero 1.806€ vs 9.372€ (primo livello) e 2.029€ vs 9.411€ (secondo livello). Questo differenziale è una “spinta” strutturale: se il sistema produttivo veneto vuole trattenere profili ad alta competenza, non basta chiedere “più laureati”, serve rendere competitiva la domanda (salari, carriere, progetti, formazione).[9]

Questa tendenza non colpisce solo il “domani”: colpisce l’oggi dell’università. Quando una regione perde giovani, perde anche futuri studenti, futuri ricercatori e innovatori, futuri imprenditori e professionisti, e, soprattutto, la massa critica necessaria per generare sviluppo e qualità della vita.

Il legame università-imprese non passa solo dal placement. Passa dalla ricerca e dalla capacità di trasformarla in tecnologie, prodotti, organizzazione. ISTAT indica che nel 2023 la spesa complessiva in R&D in Italia è 29,4 miliardi (+7,7% sul 2022) e l’intensità di R&D resta 1,37% del PIL (stabile). ISTAT evidenzia che la spesa in R&D è concentrata in poche regioni e che il Veneto pesa circa 8,0% della spesa nazionale. Questo è un punto critico: il Veneto è una potenza manifatturiera-export, ma la leva R&D (e soprattutto la sua diffusione nelle PMI) non è automaticamente proporzionale alla forza produttiva. ISTAT sottolinea anche un elemento strutturale: aumentano i divari tra grandi e piccole imprese, con calo della R&D nelle piccole. Se gran parte del Veneto è fatta di PMI, allora il problema non è solo “quanto è buona l’università”, ma quanto il modello produttivo è capace di incorporare conoscenza.[10] Questa è una sfida che l’università deve fare propria.

Il Veneto sta sperimentando un calo delle iscrizioni scolastiche che anticipa l’effetto sulle università. Per l’anno scolastico 2025–26 sono stati riportati cali di migliaia di iscritti (con riduzioni sensibili già nelle prime classi), segnale di una tendenza demografica che renderà più competitive e fragili le iscrizioni universitarie negli anni successivi.[11] Per Ca’ Foscari, questo implica una conseguenza strategica: non basta “aspettare” le coorti in ingresso. Bisogna lavorare in modo più sistematico su orientamento precoce (collaborazione con il tessuto scolastico per contrastare gli abbandoni), continuità formativa, motivazione allo studio universitario, e attrazione da fuori regione e dall’estero.

Questa sfida non si risolve con un singolo intervento. Serve un patto multilivello:

  • con i comuni di Venezia e Treviso, per casa, servizi, spazi di studio e socialità;
  • con la Regione, per politiche integrate su attrattività, talento, mobilità e lavoro qualificato;
  • con associazioni di categoria e imprese (Confindustria, artigianato, terziario), per creare più opportunità coerenti per laureati e ricercatori, riducendo il divario tra formazione e sbocchi.

Questo patto non può basarsi sull’attesa che altri risolvano problemi complessi per conto dell’università, ma su una fiducia ferma e operativa nel ruolo del Comune, della Regione e delle associazioni di categoria, nella loro volontà di investire nel rilancio del territorio e sulla capacità di lavorare insieme per costruire soluzioni condivise, sostenibili e di lungo periodo.

Perché la vera domanda che i giovani fanno (anche quando non la dicono) è: “qui posso costruirmi un futuro, oltre che una laurea?” E qui entra una risorsa strategica spesso sottovalutata e per la quale Ca’ Foscari può costituire per il Veneto un valore aggiunto: la rete degli alumni con i suoi oltre 90.000 laureati sparsi in più di 85 Paesi e con 12 chapter territoriali (Milano, Bruxelles, Parigi, Londra, Dublino, Dubai, Shanghai, Hong Kong, Tokyo, San Francisco, New York, Svizzera). In un mondo in cui i giovani cercano orientamento, contatti, esempi reali e possibilità concrete, Ca’ Foscari Alumni è un ponte potentissimo tra università e vita. Le ricerche sul valore della mentorship e delle reti di supporto mostrano che esperienze di mentoring e relazioni significative durante e dopo l’università sono associate a migliori esiti in termini di fiducia, integrazione e transizione al lavoro.[12]

Per Ca’ Foscari, lavorare con gli alumni significa rafforzare l’attrattività (raccontando storie vere di percorsi globali nati qui), costruire mentoring e orientamento per studenti (anche internazionali), creare connessioni con imprese e istituzioni dove gli alumni operano, favorire la circolazione dei talenti (non solo “fuga”, ma ritorni, rientri, collaborazioni) e trasformare la comunità cafoscarina in una rete che accompagna gli studenti e le studentesse prima, durante e dopo la laurea.


[1] https://melresearch.co.uk/wp-content/uploads/2024/06/the-international-student-housing-survey-briefing-paper.pdf

[2] https://www.monitorimmobiliare.it/monitorimmobiliare/notizia/lo-student-housing-in-italia-copre-il-5-della-domanda_2025-10-09115231/

[3] https://www.scenari-immobiliari.it/2024/07/11/in-italia-85-mila-posti-letto-per-studenti-e-fino-a-100mila-nel-2027-con-nuove-operazioni-residenziali-soprattutto-al-nord/

[4] https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf

[5] https://www.unioncamereveneto.it/wp-content/uploads/2025/12/VEN_Boll_dic25.pdf

[6] https://statistica.regione.veneto.it/novita/notizia_20250917.jsp

[7]https://www.cnel.it/Comunicazione-e-Stampa/Notizie/ArtMID/1174/ArticleID/6029/RAPPORTO-CNEL-%E2%80%9CL%E2%80%99ATTRATTIVIT192-DELL%E2%80%99ITALIA-PER-I-GIOVANI-DEI-PAESI-AVANZATI%E2%80%9D-LE-PRINCIPALI-EVIDENZE

[8]https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_06/fuga-dei-giovani-dal-veneto-ne-perdiamo-e-non-ne-arrivano-il-loro-trasferimento-ci-costa-14-8-miliardi-a2c79950-41b5-405b-92c5-9e0bf3eaexlk.shtml

[9] https://www.almalaurea.it/sites/default/files/2023-06/4_Approfondimento_mobilit%C3%A0_per%20studio%20e%20lavoro_0.pdf

[10] https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-ricerca-e-sviluppo-in-italia-anni-2023-2025/

[11] https://www.genteveneta.it/attualita/scuola-in-veneto-6000-iscritti-in-meno-nel-2025-26

[12] https://tacc.org/sites/default/files/documents/2018-11/strada-gallupalumnisurvey_year4report.pdf

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