8.1 Un polo di eccellenza per l’apprendimento continuo e le transizioni professionali

La Challenge School può diventare sempre più uno strumento a servizio dei Dipartimenti per rafforzare la formazione continua di Ca’ Foscari.

In questa prospettiva ritengo importante:

  • rafforzare il posizionamento della Challenge School su ambiti coerenti con le competenze dell’Ateneo;
  • sviluppare master executive e corsi avanzati di alta qualità;
  • garantire standard didattici elevati e riconoscibili;
  • promuovere format flessibili e compatibili con la vita lavorativa;
  • valorizzare il brand Ca’ Foscari nella formazione post-laurea, continua ed executive.

In un Ateneo multicampus, l’apprendimento continuo non può essere organizzato come offerta concentrata in un’unica sede. Venezia, Mestre e Treviso rappresentano contesti economici e professionali differenti, che richiedono percorsi di aggiornamento coerenti con le specifiche traiettorie di sviluppo territoriale.

Nei prossimi dieci anni il ruolo dell’università sarà sempre meno quello di presidiare una singola fase della vita formativa delle persone e sempre più quello di accompagnare le loro molteplici transizioni professionali, tecnologiche e biografiche. In questo scenario, la formazione continua non rappresenta più una funzione accessoria dell’università, ma una componente strutturale della sua missione pubblica, chiamata a contribuire allo sviluppo del capitale umano territoriale, alla sostenibilità dei sistemi produttivi e alla coesione sociale. In questa prospettiva, Ca’ Foscari può ambire a diventare l’università di riferimento per le transizioni professionali, contribuendo alla costruzione di un ecosistema permanente delle competenze capace di sostenere innovazione economica, sviluppo umano e competitività internazionale del territorio.

In questo quadro strategico, la Challenge School è chiamata a evolvere da struttura di erogazione formativa a piattaforma di infrastrutturazione territoriale delle competenze. Ciò significa superare una logica centrata esclusivamente sulla formazione executive e assumere un ruolo sistemico nella costruzione di ecosistemi di apprendimento permanente che integrino università, ITS Academy, academy aziendali, sistemi professionali e formazione continua degli adulti. In un contesto come quello veneto, caratterizzato da filiere produttive integrate, forte cultura tecnica diffusa, presenza di academy aziendali avanzate e crescente domanda di competenze ibride legate alle transizioni digitale, green e organizzativa, Ca’ Foscari può assumere una posizione distintiva come università del lavoro avanzato e delle competenze ad alta complessità del Nord-Est.

Il potenziamento della Ca’ Foscari Challenge School nel Veneto e nel panorama nazionale richiede prima di tutto un punto di chiarezza: Challenge School e Ateneo non coincidono, perché rispondono a missioni differenti. L’Università Ca’ Foscari è un’istituzione pubblica, orientata alla produzione e trasmissione del sapere, alla ricerca, alla formazione superiore come bene collettivo e alla terza missione. La Challenge School, pur essendo parte della strategia dell’Ateneo e valorizzandone l’eccellenza scientifica, opera invece in una dimensione economica esplicita: deve competere per attrarre partecipanti e aziende, deve investire in progettazione e servizi, deve sostenersi con ricavi e margini, e deve misurarsi con standard di mercato in termini di reputazione, qualità percepita e capacità di esecuzione.

Questa differenza va gestita e governata nella maniera corretta. La Challenge School è uno strumento di interfaccia tra università e domanda professionale, con un modello che deve essere compatibile con la cultura accademica, ma non può adottare le stesse logiche della didattica istituzionale. Proprio per questo, occorre agire su ciò che rende una business school riconoscibile, anche per valorizzare l’accreditamento EQUIS della Venice School of Management: faculty model, relazione strutturata con le imprese, marketing e brand, e un sistema di misurazione rigoroso di qualità, impatto e sostenibilità.

Assumere fino in fondo la Challenge School come business school implica definire un modello di faculty coerente con l’identità di una business school universitaria. La guida scientifica dei percorsi deve rimanere saldamente in capo ai docenti universitari, che garantiscono rigore, coerenza e profondità concettuale. Accanto a loro, il contributo dei professors of practice va selezionato e integrato in modo strutturato, privilegiando figure capaci di rendere leggibile e criticamente interpretabile l’esperienza professionale. La presenza di un responsabile scientifico riconoscibile per ciascun programma consente di assicurare continuità nel tempo, qualità didattica e un presidio stabile dell’identità del percorso, evitando una frammentazione che spesso indebolisce la reputazione delle iniziative executive.

Un ulteriore passaggio decisivo riguarda il rapporto con il sistema produttivo e istituzionale. Per affermarsi come business school di riferimento, la Challenge School deve superare una logica di relazioni episodiche e costruire partnership strutturate e di lungo periodo con imprese, gruppi industriali, istituzioni finanziarie e organizzazioni pubbliche. Queste relazioni non devono limitarsi alla testimonianza occasionale o alla sponsorship, ma tradursi in co-progettazione dei percorsi, definizione condivisa dei fabbisogni di competenze, attivazione di project work su problemi reali e costruzione di comunità professionali stabili. In un territorio come il Veneto, caratterizzato da un’elevata densità imprenditoriale e da filiere produttive complesse, la Challenge School può diventare un hub di riferimento per lo sviluppo manageriale, capace di dialogare sia con le PMI evolute sia con i grandi attori nazionali. Per questo motivo è necessaria l’implementazione o la formazione di figure di program developer, business developer e partnership manager. In questo quadro, i program developer, sulla base degli indirizzi scientifici e didattici dei docenti, sono chiamati a progettare e aggiornare i percorsi formativi, mentre i business developer e i partnership developer hanno il compito di garantire la sostenibilità economica dell’offerta e la sua efficace valorizzazione e commercializzazione sul mercato, assicurando coerenza, solidità e continuità nel tempo.

Parallelamente, è indispensabile costruire un’identità e un brand forti, pienamente integrati nel nome Ca’ Foscari ma chiaramente riconoscibili come business school. La comunicazione deve essere coerente, professionale e orientata a target specifici, evitando messaggi generalisti. La reputazione si costruisce nel tempo attraverso la narrazione dei risultati, l’impatto dei project work, il profilo dei partecipanti, la qualità della faculty e la solidità delle partnership. Eventi di alto profilo, momenti di confronto pubblico sui grandi temi della trasformazione economica e organizzativa e una presenza costante nei contesti rilevanti contribuiscono a posizionare la Challenge School come interlocutore autorevole, non come semplice erogatore di corsi.

In questa prospettiva, la Ca’ Foscari Challenge School può affermarsi come uno dei principali poli di formazione executive e continua in Italia, con un forte radicamento nel Veneto e una proiezione nazionale. Farlo significa rafforzare la missione pubblica dell’università non per via diretta, ma attraverso uno strumento che opera consapevolmente in una dimensione economica distinta, traducendo l’eccellenza scientifica di Ca’ Foscari in formazione avanzata ad alto impatto, sostenibile nel tempo e capace di incidere sulle trasformazioni economiche, sociali e istituzionali in atto.

8. La formazione continua è parte della missione

Azioni

La Challenge School può diventare sempre più uno strumento a servizio dei Dipartimenti per rafforzare la formazione continua di Ca’ Foscari. In questa prospettiva ritengo importante: rafforzare il posizionamento della Challenge School su ambiti coerenti con le competenze dell’Ateneo;sviluppare master executive e corsi avanzati di alta qualità;garantire standard didattici elevati e riconoscibili;promuovere format flessibili e compatibili con la vita lavorativa;valorizzare il brand Ca’ Foscari nella formazione post-laurea, continua ed executive.In un Ateneo multicampus, l’apprendimento continuo non può essere organizzato come offerta concentrata in un’unica sede. Venezia, Mestre e Treviso rappresentano contesti economici e professionali differenti, che richiedono percorsi di aggiornamento ...
Il futuro della formazione passa anche da percorsi brevi, certificabili e accumulabili. Per questa ragione sarà sempre più opportuno: sviluppare microcredenziali riconoscibili e spendibili;integrare i percorsi brevi con l’offerta formativa tradizionale;favorire la personalizzazione dei percorsi di apprendimento;rispondere rapidamente ai bisogni emergenti del mercato del lavoro;garantire qualità accademica e riconoscibilità istituzionale.Un Ateneo che innova i percorsi rende la formazione più accessibile e dinamica.Sviluppare microcredenziali significa rispondere a una trasformazione profonda dei modi in cui le persone apprendono lungo l’arco della vita, senza rinunciare alla qualità e al rigore accademico. L’approccio alle microcredenziali in Italia è ancora poco sviluppato per via dell’assenza ...
La formazione continua deve nascere da un dialogo reale con il mondo esterno. Ca’ Foscari si impegna a: co-progettare percorsi formativi con imprese e PA;intercettare bisogni reali di aggiornamento e riqualificazione;offrire formazione su competenze tecniche e trasversali;valorizzare l’esperienza professionale dei partecipanti;costruire relazioni di lungo periodo e non solo corsi spot.La formazione efficace nasce dall’ascolto.Rafforzare il dialogo con imprese, istituzioni e pubbliche amministrazioni significa riconoscere che una formazione continua di qualità nasce dall’ascolto strutturato dei bisogni reali, non dalla semplice offerta di corsi standardizzati. I modelli di lifelong learning più efficaci non progettano i percorsi in modo autoreferenziale, ma si fondano ...

Azioni

Interventi concreti per costruire un’esperienza universitaria più accessibile, sostenibile e capace di accompagnare studenti e studentesse nei momenti chiave del loro percorso.

1.1 Un orientamento in ingresso lungo un anno L’orientamento non può essere un’attività episodica o concentrata solo nel periodo delle immatricolazioni o basata su progetti singoli. Se sarò Rettore mi impegnerò immediatamente a: rafforzare la presenza di Ca’ Foscari nelle scuole secondarie, con azioni continuative e mirate;potenziare l’orientamento negli istituti tecnici e professionali;coinvolgere docenti, tutor e alumni nel racconto dei percorsi;offrire informazioni chiare su carichi di studio, sbocchi e servizi;intercettare precocemente studenti e studentesse a rischio di scelta non consapevole;offrire servizi di introduzione e accoglienza per il primo periodo/semestre dei primi anni.Un orientamento continuo, consapevole e inclusivo: così si costruisce ...
1.2 Nessuno sarà lasciato solo La linearità delle carriere accademiche rappresenta un indicatore fondamentale della capacità dell’università di accompagnare in modo efficace i propri studenti e le proprie studentesse lungo il percorso formativo. Non è soltanto una misura di efficienza, ma il riflesso di un sistema che sa prendersi cura delle persone: orientarle nelle scelte, sostenerle nei momenti di difficoltà, garantire qualità e coerenza dell’offerta didattica e creare condizioni favorevoli per un apprendimento continuo e consapevole. Molti abbandoni non dipendono dalla difficoltà dei contenuti, ma dalla solitudine, dalla disorganizzazione e dalla mancanza di supporto. Ritengo strategico:costituire uno Student Success Hub;potenziare ...
1.3 Il benessere è parte della formazione Il benessere non è un tema marginale: incide direttamente sui risultati accademici. Il mio impegno è: rafforzare i servizi di supporto psicologico;promuovere iniziative per la salute mentale e la prevenzione del disagio;creare spazi sicuri di ascolto e confronto;contrastare solitudine, stress e isolamento, soprattutto nei primi anni.Un’università che si prende cura del benessere migliora anche la qualità della formazione.Investire nel benessere studentesco significa partire da una constatazione semplice ma spesso sottovalutata ovvero che il successo formativo non dipende soltanto dalla qualità della didattica o dalla buona organizzazione dei corsi, ma anche – e in ...
1.4 Dal primo giorno al primo lavoro Accompagnare gli studenti e le studentesse fino alla laurea non basta. Occorre sostenere i loro percorsi dal primo giorno al primo lavoro, rendendo leggibile il legame tra formazione, competenze e futuro professionale. È mia intenzione: potenziare l’orientamento in uscita e il placement;rafforzare tirocini di qualità e percorsi professionalizzanti;coinvolgere maggiormente alumni e imprese;valorizzare le competenze trasversali;sostenere l’imprenditorialità studentesca e l’innovazione sociale.Una buona transizione al lavoro rafforza l’attrattività dell’AteneoRafforzare in modo efficace il placement significa superare l’idea che l’incontro con il mondo del lavoro avvenga solo alla fine del percorso di studi. Un inserimento professionale ...
1.5 Sapere per partecipare Molti problemi nascono dalla mancanza di informazioni chiare Pertanto assume particolare rilievo: rendere più comprensibili regolamenti e calendari;migliorare la comunicazione su scadenze e opportunità;semplificare il linguaggio amministrativo;incentivare la partecipazione della rappresentanza studentesca.Regole chiare, informazioni accessibili, partecipazione reale.Molte delle difficoltà che rallentano o compromettono le carriere studentesche non dipendono da scelte sbagliate o da carenze individuali, ma da condizioni strutturali che incidono sull’esperienza concreta dello studio. In particolare, una persistente asimmetria informativa — fatta di regole poco chiare, informazioni frammentate, linguaggi amministrativi complessi e discrepanze tra ciò che viene formalmente comunicato e ciò che accade nella pratica ...
1.6 Un laboratorio di talenti: Il Collegio Internazionale Il Collegio Internazionale di Ca’ Foscari rappresenta una risorsa strategica, che intendo valorizzare e sviluppare in modo pienamente coerente con la visione di un Ateneo capace di distinguersi per qualità, ambizione e capacità di attrarre talenti. rafforzare il Collegio Internazionale come luogo simbolico della qualità formativa di Ca’ Foscari;utilizzare il Collegio come laboratorio permanente di sperimentazione didattica;valorizzare il Collegio come ambiente privilegiato per la formazione di competenze trasversali avanzate;Dove il talento cresce, l’università si distingue.Il Collegio non è soltanto un luogo residenziale o un percorso di eccellenza per pochi: è uno spazio ...
Marco Sgarbi
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