8.2 Competenze certificate, percorsi aperti
Il futuro della formazione passa anche da percorsi brevi, certificabili e accumulabili.
Per questa ragione sarà sempre più opportuno:
- sviluppare microcredenziali riconoscibili e spendibili;
- integrare i percorsi brevi con l’offerta formativa tradizionale;
- favorire la personalizzazione dei percorsi di apprendimento;
- rispondere rapidamente ai bisogni emergenti del mercato del lavoro;
- garantire qualità accademica e riconoscibilità istituzionale.
Un Ateneo che innova i percorsi rende la formazione più accessibile e dinamica.
Sviluppare microcredenziali significa rispondere a una trasformazione profonda dei modi in cui le persone apprendono lungo l’arco della vita, senza rinunciare alla qualità e al rigore accademico. L’approccio alle microcredenziali in Italia è ancora poco sviluppato per via dell’assenza di una normativa nazionale, ma è un terreno da esplorare e nel quale bisogna inserirsi subito per avere un vantaggio competitivo. Le università europee che hanno affrontato questa sfida in modo credibile non hanno moltiplicato corsi brevi disomogenei, ma hanno costruito ecosistemi modulari coerenti, in cui ogni percorso ha un significato chiaro, un valore certificato e una possibile continuità formativa. In questa prospettiva, le microcredenziali non sono una versione “leggera” dell’università, ma una sua estensione qualificata, pienamente coerente con la missione pubblica dell’Ateneo.
Per Ca’ Foscari, un primo passaggio decisivo riguarda la progettazione delle microcredenziali come unità formative accademicamente solide. Ogni microcredenziale deve essere associata a competenze esplicitate, criteri di valutazione trasparenti e un riconoscimento formale verificabile. Definire standard comuni – durata minima, carico di lavoro dichiarato, modalità di verifica coerenti con gli obiettivi formativi – consente di evitare frammentazioni e di garantire che ogni microcredenziale sia percepita come un tassello qualificato di un percorso più ampio, e non come un corso occasionale o opportunistico.
L’introduzione delle microcredenziali a Ca’ Foscari non deve essere letta come l’ennesima richiesta di nuova didattica o come un aggravio del carico di lavoro per docenti e strutture. Al contrario, la loro forza sta proprio nel principio opposto: non aggiungere, ma riconoscere e valorizzare ciò che già esiste all’interno dei nostri corsi di studio. In molti CdS sono già presenti insegnamenti, o piccoli cluster di uno, due o tre insegnamenti, che forniscono competenze complete e autonome, immediatamente comprensibili e spendibili anche al di fuori di un percorso di laurea tradizionale.
L’obiettivo è identificare, là dove i Collegi di corso lo ritengano opportuno, questi nuclei di competenze e renderli accessibili a un pubblico che ha un forte bisogno di formazione continua, ma che non può – o non desidera – iscriversi a un intero corso di studi. Si tratta di persone che lavorano, di professionisti, di dipendenti pubblici e privati, di laureati che vogliono aggiornarsi o ri-orientarsi: un pubblico che chiede all’università qualità, autorevolezza e riconoscimento, non un titolo lungo né un rientro a tempo pieno nel sistema accademico. In questo senso, le microcredenziali rappresentano per Ca’ Foscari uno strumento strategico di upskilling e reskilling, come aggiornamento qualificato e ri-orientamento consapevole delle competenze lungo l’arco della vita: upskilling rafforza competenze già possedute per affrontare trasformazioni tecnologiche, organizzative e normative sempre più rapide; reskilling offre la possibilità di acquisire nuovi saperi e nuove chiavi interpretative a chi deve riposizionarsi professionalmente o affrontare cambiamenti strutturali nel proprio lavoro. In entrambi i casi, Ca’ Foscari ha una responsabilità specifica: garantire qualità, profondità e riconoscibilità, evitando soluzioni frammentarie o puramente addestrative.
A differenza dei corsi singoli, le microcredenziali permettono di certificare formalmente le competenze acquisite, attraverso attestati strutturati e open badge digitali, pensati per essere utilizzati nella costruzione dei curricula professionali e nella valorizzazione delle competenze lungo l’arco della vita. In questo modo Ca’ Foscari può offrire percorsi chiari, leggibili e riconoscibili, senza snaturare la propria missione formativa e senza sovrapporsi ai corsi di studio ordinari.
La scelta di attivare microcredenziali deve rimanere volontaria e bottom-up, affidata ai Collegi che vorranno cogliere questa opportunità, anche in dialogo con ordini professionali, associazioni di categoria, enti e istituzioni. Questo confronto può permettere di rendere le microcredenziali spendibili anche come percorsi di aggiornamento professionale riconosciuti, rafforzando il legame tra università, professioni e territorio. A Ca’ Foscari questo può tradursi in percorsi modulari che permettano a professionisti, alumni e studenti di costruire nel tempo un profilo formativo personalizzato, tornando all’università più volte senza dover ricominciare da zero.
Così le microcredenziali non rappresentano una didattica parallela, che non sarebbe sostenibile, ma una nuova modalità di apertura e restituzione del sapere universitario: un modo per rendere visibile e accessibile la qualità della formazione cafoscarina a chi ne ha bisogno, senza chiedere all’università di diventare altro da sé.
Nei campi dell’economia, del management, dell’analisi dei dati e della sostenibilità, Ca’ Foscari forma competenze che non parlano solo agli studenti e alle studentesse, ma a un pubblico molto più ampio: giovani laureati già inseriti nel mondo del lavoro, lavoratrici e lavoratori che gestiscono processi complessi senza una formazione aggiornata, imprese – in particolare le PMI del Nord-Est – che cercano università capaci di offrire formazione rigorosa, mirata e certificabile, costruita su problemi reali e non su cataloghi standardizzati. In questo senso, le microcredenziali rafforzano il ruolo di Ca’ Foscari come interlocutore stabile per imprese, istituzioni e ordini professionali.
Un ambito altrettanto rilevante riguarda il patrimonio linguistico e culturale dell’Ateneo. Le microcredenziali possono intercettare un pubblico che lavora quotidianamente in contesti internazionali – export, cooperazione, amministrazioni pubbliche, camere di commercio, organizzazioni culturali – senza disporre di una formazione linguistica e interculturale strutturata e riconosciuta. Per queste persone, la lingua non è un sapere astratto, ma uno strumento operativo. Microcredenziali in ambito linguistico, interculturale e geopolitico consentono di rendere visibili e certificabili competenze spesso apprese sul campo, rafforzando il ruolo di Ca’ Foscari come università delle lingue e delle culture nel senso più contemporaneo.
Analogamente, i settori della cultura, del patrimonio, del turismo e della creatività parlano a un pubblico spesso escluso dalla formazione universitaria tradizionale: operatori culturali, educatori museali, professionisti del turismo, amministratori locali, freelance. Le microcredenziali possono offrire percorsi qualificati in ambiti come project management culturale, digitalizzazione del patrimonio, marketing territoriale e turismo sostenibile, rafforzando il legame tra università, enti locali, fondazioni e imprese creative e consolidando la funzione civica di Ca’ Foscari.
La transizione ecologica e sociale rappresenta un ulteriore ambito strategico. Funzionari pubblici, tecnici, operatori del terzo settore e giovani professionisti sono chiamati a gestire fondi europei, politiche pubbliche, rendicontazioni ambientali e sociali spesso senza disporre di competenze aggiornate e integrate. Le microcredenziali consentono di offrire percorsi mirati, rigorosi e immediatamente spendibili a chi opera già sul campo, rafforzando il ruolo di Ca’ Foscari come università civica capace di accompagnare chi governa il cambiamento.
Anche in ambito scientifico le microcredenziali possono svolgere un ruolo importante, purché ne sia chiara la funzione. Non sostituiscono la formazione lunga e laboratoriale, ma intercettano un pubblico esterno che lavora nei processi produttivi, tecnologici e ambientali e necessita di aggiornamenti mirati su nuove tecnologie, strumenti digitali, normative, sicurezza e sostenibilità dei processi. In questo modo, le microcredenziali rafforzano il dialogo tra università e mondo del lavoro senza frammentare i percorsi scientifici strutturati.
Un elemento qualificante delle migliori pratiche è la capacità di risposta rapida a bisogni emergenti, senza sacrificare la qualità. Le microcredenziali funzionano quando permettono all’università di intercettare trasformazioni in atto – digitalizzazione, sostenibilità, gestione dei dati, comunicazione interculturale, intelligenza artificiale – attraverso percorsi agili ma rigorosi, ancorati alle competenze distintive dei Dipartimenti ed evitando inseguimenti opportunistici di mode di mercato.
Un ulteriore aspetto riguarda la personalizzazione dei percorsi di apprendimento. Le microcredenziali possono essere proposte come strumenti di costruzione attiva del profilo professionale, rendendo esplicite le traiettorie possibili e collegandole a specifici ambiti professionali o settori pubblici e privati. Questo rafforza la leggibilità dei percorsi e ne evita la frammentazione.
È infine essenziale garantire riconoscibilità istituzionale e qualità accademica. Le microcredenziali funzionano quando sono chiaramente associate al nome e alla reputazione dell’università, con docenti identificabili, contenuti trasparenti e certificazioni verificabili. A Ca’ Foscari, integrarle nella strategia complessiva di Ateneo – anche attraverso la Fondazione e la Challenge School – consente di rafforzarne il valore nel tempo ed evitare una proliferazione disordinata di offerte.
In questo quadro si colloca anche il rapporto con la prossima riforma il sistema degli ITS, che non va letto in termini di competizione né di sovrapposizione, ma come parte di un ecosistema formativo più ampio. Gli ITS rispondono in modo efficace a bisogni professionalizzanti immediati; l’università pubblica ha una responsabilità diversa e complementare: offrire strumenti critici, capacità di lettura e di trasformazione del lavoro nel tempo. Il compito dell’università non è difendere confini rigidi, ma costruire passaggi intelligenti e reversibili, valorizzando le differenze di missione. In questo senso, valorizzando anche esperienze importanti come Upskill 4.0, Ca’ Foscari deve essere il luogo in cui l’esperienza professionale può diventare conoscenza, e in cui la formazione non si esaurisce in una scelta iniziale, ma resta aperta lungo l’intero arco della vita.