11.4 Docenti e personale formati all’uso consapevole dell’AI

Nessuna innovazione è possibile senza competenze diffuse

e per questo considero essenziale:

  • offrire percorsi di formazione continua sull’AI;
  • supportare docenti e PTA nell’adozione degli strumenti;
  • creare comunità di pratica e scambio di esperienze;
  • evitare approcci prescrittivi e uniformanti;
  • valorizzare le competenze già presenti nell’Ateneo.

Un Ateneo che forma le persone rende l’innovazione possibile.

Nessuna strategia sull’intelligenza artificiale può essere efficace senza competenze diffuse e condivise. L’AI non può essere delegata a pochi esperti, né affrontata solo come questione tecnica: richiede una trasformazione culturale, che coinvolga docenti, personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, CEL e strutture di governo.

A Ca’ Foscari, questo significa attivare percorsi strutturati di formazione continua sull’AI, chiaramente differenziati per ruoli e funzioni. Per i docenti, la formazione dovrebbe concentrarsi sull’impatto dell’AI sulla didattica, sulle modalità di valutazione degli apprendimenti, sull’uso critico degli strumenti e sulle implicazioni etiche e disciplinari – come in parte è già avvenuto, ma in modo ancora frammentato. Per il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, l’attenzione dovrebbe invece riguardare l’uso dell’AI nei processi organizzativi, la gestione e qualità dei dati, la comprensione dei limiti e dei rischi delle automazioni. La scelta di fondo non è proporre un corso unico per tutti, ma percorsi mirati, coerenti con le responsabilità reali e con i contesti di lavoro.

Accanto alla formazione, un secondo ambito cruciale riguarda il supporto operativo all’adozione degli strumenti, che spesso rappresenta il vero ostacolo alla sperimentazione consapevole. A Ca’ Foscari, un approccio di questo tipo eviterebbe che l’uso dell’AI venga lasciato all’iniziativa individuale, riducendo disuguaglianze, improvvisazioni e rischi di utilizzo improprio. Al fianco della formazione teorica devono essere implementati servizi di accompagnamento: sportelli di consulenza, tutor interni, guide pratiche aggiornate, spazi di confronto su casi concreti.

Un elemento particolarmente efficace è la creazione di comunità di pratica, in cui docenti e personale possano condividere esperienze, problemi e soluzioni legate all’uso dell’AI. Questi spazi non hanno una funzione prescrittiva né valutativa, ma favoriscono l’apprendimento reciproco e la diffusione di buone pratiche.

È fondamentale evitare approcci uniformanti o obbligatori, che rischiano di generare resistenze e di banalizzare una trasformazione complessa. Bisogna adottare modelli flessibili e progressivi, che rispettano le differenze disciplinari e valorizzano le competenze già presenti. In questo senso, riconoscere e mettere in rete le esperienze esistenti a Ca’ Foscari rafforzerebbe la capacità dell’Ateneo di innovare senza imporre soluzioni standard, coerentemente con l’idea di autonomia responsabile richiamata in più punti del programma.

Infine, formare all’uso consapevole dell’AI significa integrare in modo esplicito la dimensione etica e di responsabilità in ogni percorso formativo. Le riflessioni su bias, trasparenza, affidabilità degli strumenti e impatti sociali devono accompagnare ogni utilizzo dell’AI, sia in didattica sia in amministrazione.

11. La sfida dell’intelligenza artificiale

Azioni

L’AI deve essere uno strumento per migliorare il lavoro quotidiano. Il mio obiettivo è: individuare processi amministrativi ripetitivi e ad alto carico di tempo;sperimentare strumenti di AI per automatizzare attività standard (controlli formali, estrazione dati, compilazioni);migliorare l’accesso alle informazioni amministrative;ridurre tempi di risposta e incertezze procedurali;valutare costantemente l’impatto sulle persone e sulla qualità del lavoro.L’obiettivo è un’amministrazione più leggera, non più impersonale.Utilizzare l’intelligenza artificiale nei processi amministrativi non significa introdurre soluzioni tecnologiche isolate né tantomeno sostituire il lavoro umano, ma ridisegnare in modo più intelligente alcune attività ripetitive e ad alto consumo di tempo, liberando risorse per funzioni a maggiore ...
L’AI non è una disciplina a sé ma un tema che attraversa tutti i saperi per questo credo si debba: integrare l’AI, laddove possibile e proficuo, nei percorsi formativi esistenti, senza imporre modelli unici;promuovere approcci interdisciplinari tra scienze, humanities, economia e lingue;promuovere AI literacy e competenze critiche sull’uso degli strumenti di AI;ripensare prove ed esami in chiave formativa;elaborare linee guida etiche per l’uso dell’AI in didattica, ricerca e amministrazione.AI per capire, non solo per usare.Integrare l’intelligenza artificiale nell’insegnamento non significa introdurre una nuova disciplina obbligatoria né uniformare le pratiche didattiche, ma riconoscere che l’AI è già parte dell’ecosistema cognitivo, professionale ...
Ca’ Foscari può diventare un luogo di riferimento per lo studio critico dell’AI. L’Ateneo, anche attraverso la collaborazione di partner qualificati, deve: promuovere progetti di ricerca interdisciplinari sull’AI;sostenere il dialogo tra scienze dure e scienze umane;favorire la partecipazione a bandi nazionali e internazionali;valorizzare il contributo dei giovani ricercatori e delle giovani ricercatrici;rafforzare la visibilità scientifica dell’Ateneo su questi temi.Un Ateneo che studia l’AI in modo interdisciplinare ne orienta il futuro.Sostenere la ricerca sull’intelligenza artificiale non significa concentrare gli sforzi su un unico ambito tecnologico, né inseguire una moda, ma creare le condizioni affinché competenze diverse possano dialogare in modo stabile ...
Nessuna innovazione è possibile senza competenze diffuse e per questo considero essenziale: offrire percorsi di formazione continua sull’AI;supportare docenti e PTA nell’adozione degli strumenti;creare comunità di pratica e scambio di esperienze;evitare approcci prescrittivi e uniformanti;valorizzare le competenze già presenti nell’Ateneo.Un Ateneo che forma le persone rende l’innovazione possibile.Nessuna strategia sull’intelligenza artificiale può essere efficace senza competenze diffuse e condivise. L’AI non può essere delegata a pochi esperti, né affrontata solo come questione tecnica: richiede una trasformazione culturale, che coinvolga docenti, personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, CEL e strutture di governo.A Ca’ Foscari, questo significa attivare percorsi strutturati di formazione continua sull’AI, chiaramente ...
Se ben governata, l’AI può ridurre barriere. È necessario: usare strumenti di AI per migliorare accessibilità dei materiali;supportare studenti con bisogni specifici;favorire apprendimento personalizzato;ridurre disuguaglianze nell’accesso alle informazioni;garantire che l’innovazione non crei nuove esclusioni.L’innovazione è tale solo se è inclusiva.Usare l’intelligenza artificiale in chiave inclusiva significa riconoscere che la tecnologia riduce le barriere solo se è progettata e governata con intenzionalità. In caso contrario, l’AI rischia di riprodurre o amplificare disuguaglianze già esistenti. Su questi temi Ca’ Foscari ha da sempre evitato soluzioni generaliste, scegliendo invece di partire da bisogni concreti di accesso allo studio, alle informazioni e ai servizi.Un ...
Marco Sgarbi
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.