11.5 L’AI come strumento di inclusione e accessibilità

Se ben governata, l’AI può ridurre barriere.

È necessario:

  • usare strumenti di AI per migliorare accessibilità dei materiali;
  • supportare studenti con bisogni specifici;
  • favorire apprendimento personalizzato;
  • ridurre disuguaglianze nell’accesso alle informazioni;
  • garantire che l’innovazione non crei nuove esclusioni.

L’innovazione è tale solo se è inclusiva.

Usare l’intelligenza artificiale in chiave inclusiva significa riconoscere che la tecnologia riduce le barriere solo se è progettata e governata con intenzionalità. In caso contrario, l’AI rischia di riprodurre o amplificare disuguaglianze già esistenti. Su questi temi Ca’ Foscari ha da sempre evitato soluzioni generaliste, scegliendo invece di partire da bisogni concreti di accesso allo studio, alle informazioni e ai servizi.

Un primo ambito di applicazione riguarda il miglioramento dell’accessibilità dei materiali didattici, tema centrale per l’equità dell’esperienza di studio. Strumenti di AI possono supportare la generazione automatica di sottotitoli per le lezioni registrate, la trascrizione dei contenuti audio e la conversione dei materiali in formati accessibili. Questo tipo di utilizzo è particolarmente rilevante per studenti con disabilità uditive, DSA o difficoltà linguistiche, e consente di rendere l’accesso allo studio meno dipendente da richieste individuali e più strutturalmente garantito. In questo senso, l’AI può rafforzare pratiche inclusive già presenti nell’Ateneo, senza sostituirle.

Un secondo ambito cruciale è il supporto linguistico e cognitivo, soprattutto in un Ateneo fortemente internazionale e plurilingue come Ca’ Foscari. L’AI può essere utilizzata per affiancare i materiali ufficiali con strumenti di supporto alla comprensione: glossari dinamici, semplificazioni linguistiche controllate, traduzioni preliminari. Questi strumenti funzionano solo se presentati come supporti facoltativi, non come sostituti della mediazione didattica, e se integrati in modo coerente con le pratiche dei corsi. In questo modo rafforzano l’autonomia degli studenti e delle studentesse senza abbassare il livello degli apprendimenti.

Un altro ambito di applicazione riguarda la personalizzazione dei percorsi di apprendimento, in particolare nei primi anni di corso, dove si concentrano molte delle difficoltà e degli abbandoni. L’AI può aiutare a suggerire materiali di recupero, esercitazioni mirate o percorsi di approfondimento sulla base delle difficoltà incontrate, sempre sotto la supervisione dei docenti e nel pieno rispetto della privacy. Le università che utilizzano queste soluzioni in modo responsabile le impiegano per intercettare precocemente situazioni di fragilità, rafforzando tutorato e accompagnamento, e non per delegare decisioni agli algoritmi.

L’uso inclusivo dell’AI può inoltre migliorare in modo significativo l’accesso alle informazioni amministrative, che rappresenta spesso una barriera invisibile ma purtroppo molto concreta. Assistenti digitali progettati secondo criteri di accessibilità possono guidare studenti e personale nella comprensione di procedure, scadenze e servizi, riducendo asimmetrie informative che colpiscono in modo particolare studenti di prima generazione, internazionali o con bisogni specifici. Anche in questo caso, l’AI non sostituisce il contatto umano, ma lo integra e lo rende più efficace.

È fondamentale, tuttavia, mantenere un’attenzione costante ai rischi. Ogni applicazione dell’AI in chiave inclusiva deve essere accompagnata da valutazioni periodiche dell’impatto, perché strumenti non governati possono introdurre nuovi bias, creare dipendenze tecnologiche o penalizzare chi ha minore accesso alle competenze digitali. A Ca’ Foscari sarà quindi necessario coinvolgere attivamente studenti, docenti e personale nei processi di progettazione, sperimentazione e revisione degli strumenti.

11. La sfida dell’intelligenza artificiale

Azioni

L’AI deve essere uno strumento per migliorare il lavoro quotidiano. Il mio obiettivo è: individuare processi amministrativi ripetitivi e ad alto carico di tempo;sperimentare strumenti di AI per automatizzare attività standard (controlli formali, estrazione dati, compilazioni);migliorare l’accesso alle informazioni amministrative;ridurre tempi di risposta e incertezze procedurali;valutare costantemente l’impatto sulle persone e sulla qualità del lavoro.L’obiettivo è un’amministrazione più leggera, non più impersonale.Utilizzare l’intelligenza artificiale nei processi amministrativi non significa introdurre soluzioni tecnologiche isolate né tantomeno sostituire il lavoro umano, ma ridisegnare in modo più intelligente alcune attività ripetitive e ad alto consumo di tempo, liberando risorse per funzioni a maggiore ...
L’AI non è una disciplina a sé ma un tema che attraversa tutti i saperi per questo credo si debba: integrare l’AI, laddove possibile e proficuo, nei percorsi formativi esistenti, senza imporre modelli unici;promuovere approcci interdisciplinari tra scienze, humanities, economia e lingue;promuovere AI literacy e competenze critiche sull’uso degli strumenti di AI;ripensare prove ed esami in chiave formativa;elaborare linee guida etiche per l’uso dell’AI in didattica, ricerca e amministrazione.AI per capire, non solo per usare.Integrare l’intelligenza artificiale nell’insegnamento non significa introdurre una nuova disciplina obbligatoria né uniformare le pratiche didattiche, ma riconoscere che l’AI è già parte dell’ecosistema cognitivo, professionale ...
Ca’ Foscari può diventare un luogo di riferimento per lo studio critico dell’AI. L’Ateneo, anche attraverso la collaborazione di partner qualificati, deve: promuovere progetti di ricerca interdisciplinari sull’AI;sostenere il dialogo tra scienze dure e scienze umane;favorire la partecipazione a bandi nazionali e internazionali;valorizzare il contributo dei giovani ricercatori e delle giovani ricercatrici;rafforzare la visibilità scientifica dell’Ateneo su questi temi.Un Ateneo che studia l’AI in modo interdisciplinare ne orienta il futuro.Sostenere la ricerca sull’intelligenza artificiale non significa concentrare gli sforzi su un unico ambito tecnologico, né inseguire una moda, ma creare le condizioni affinché competenze diverse possano dialogare in modo stabile ...
Nessuna innovazione è possibile senza competenze diffuse e per questo considero essenziale: offrire percorsi di formazione continua sull’AI;supportare docenti e PTA nell’adozione degli strumenti;creare comunità di pratica e scambio di esperienze;evitare approcci prescrittivi e uniformanti;valorizzare le competenze già presenti nell’Ateneo.Un Ateneo che forma le persone rende l’innovazione possibile.Nessuna strategia sull’intelligenza artificiale può essere efficace senza competenze diffuse e condivise. L’AI non può essere delegata a pochi esperti, né affrontata solo come questione tecnica: richiede una trasformazione culturale, che coinvolga docenti, personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, CEL e strutture di governo.A Ca’ Foscari, questo significa attivare percorsi strutturati di formazione continua sull’AI, chiaramente ...
Se ben governata, l’AI può ridurre barriere. È necessario: usare strumenti di AI per migliorare accessibilità dei materiali;supportare studenti con bisogni specifici;favorire apprendimento personalizzato;ridurre disuguaglianze nell’accesso alle informazioni;garantire che l’innovazione non crei nuove esclusioni.L’innovazione è tale solo se è inclusiva.Usare l’intelligenza artificiale in chiave inclusiva significa riconoscere che la tecnologia riduce le barriere solo se è progettata e governata con intenzionalità. In caso contrario, l’AI rischia di riprodurre o amplificare disuguaglianze già esistenti. Su questi temi Ca’ Foscari ha da sempre evitato soluzioni generaliste, scegliendo invece di partire da bisogni concreti di accesso allo studio, alle informazioni e ai servizi.Un ...
Marco Sgarbi
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