11.2 Integrazione dell’AI nell’insegnamento

L’AI non è una disciplina a sé

ma un tema che attraversa tutti i saperi per questo credo si debba:

  • integrare l’AI, laddove possibile e proficuo, nei percorsi formativi esistenti, senza imporre modelli unici;
  • promuovere approcci interdisciplinari tra scienze, humanities, economia e lingue;
  • promuovere AI literacy e competenze critiche sull’uso degli strumenti di AI;
  • ripensare prove ed esami in chiave formativa;
  • elaborare linee guida etiche per l’uso dell’AI in didattica, ricerca e amministrazione.

AI per capire, non solo per usare.

Integrare l’intelligenza artificiale nell’insegnamento non significa introdurre una nuova disciplina obbligatoria né uniformare le pratiche didattiche, ma riconoscere che l’AI è già parte dell’ecosistema cognitivo, professionale e culturale in cui studenti e studentesse si muovono. Le università che stanno affrontando questa trasformazione in modo maturo hanno scelto di non “insegnare l’AI” in senso riduttivo, ma di farne un oggetto di riflessione critica e uno strumento consapevole, declinato secondo le specificità dei diversi saperi. È questa l’impostazione più coerente anche per Ca’ Foscari.

Un primo ambito di intervento riguarda l’integrazione dell’AI, laddove epistemologicamente e disciplinarmente rilevante, all’interno di insegnamenti già esistenti, evitando la creazione di moduli standardizzati e avulsi dai contesti disciplinari. Nei corsi scientifici ed economici, l’AI può diventare occasione per riflettere su modelli, dati, bias e decisioni automatizzate; nei corsi umanistici e linguistici, può essere analizzata come tecnologia del linguaggio, della traduzione, dell’interpretazione e della produzione culturale; nei corsi filosofici, come oggetto di riflessione sulla teoria della decisione e del coscienza; nei corsi giuridici e sociali, come oggetto di riflessione su responsabilità, diritti, governance e impatti sociali. In questi casi, intendo valorizzare insegnamenti o moduli che incentivano questa riflessione, attraverso apposite certificazioni, rafforzando la qualità della didattica senza imporre modelli unici e rendere più evidente alla componente studentesca che affronteranno temi legati all’AI.

Un secondo ambito riguarda la promozione di competenze critiche trasversali sull’uso degli strumenti di AI, tema centrale per il successo formativo e per la responsabilità degli studenti e delle studentesse come futuri professionisti, professioniste e cittadini. È necessario aiutare studenti e studentesse a capire cosa l’AI può fare, cosa non può fare e quali sono le implicazioni del suo utilizzo. In questa direzione, la valorizzazione di moduli MOOC, sfruttando le piattaforme EduOpen o Eadvance, o insegnamenti Moodle trasversali può rendere esplicite le scelte di utilizzo (o di non utilizzo) dell’AI: esercizi di confronto tra testi prodotti con e senza strumenti di AI, analisi degli errori e dei bias, riflessioni sui limiti dell’automazione. L’obiettivo non è vietare o incentivare indiscriminatamente, ma insegnare a scegliere consapevolmente, rafforzando l’autonomia intellettuale degli studenti e delle studentesse.

Un elemento particolarmente delicato riguarda la revisione delle prove e delle modalità di valutazione. Numerosi studi mostrano che l’AI rende inefficaci alcune forme tradizionali di verifica, ma apre anche opportunità per valutazioni più profonde e formative. Questo dovrebbe portare a rafforzare prove che valorizzino capacità di argomentazione, analisi critica, applicazione contestualizzata delle conoscenze, lavoro su casi e processi, riducendo la centralità di esercizi facilmente automatizzabili. In questa prospettiva, l’AI non è una minaccia da eludere, ma un fattore che stimola una didattica più riflessiva, coerente con la missione dell’università di formare persone capaci di pensiero critico. In questa prospettiva, bisognerà valorizzare, laddove possibile, in modo esplicito l’uso di orali strutturati e di forme di valutazione autentica, in particolare negli insegnamenti con una forte componente progettuale, laboratoriale o basata su casi. L’orale strutturato non va inteso come ritorno a pratiche tradizionali o discrezionali, ma come strumento progettato e trasparente, fondato su rubriche di valutazione chiare e su una base comune di lavoro – elaborati, progetti, portfolio, esperienze sul campo – che permetta di valutare il ragionamento, la capacità di argomentazione e la consapevolezza del processo di apprendimento. In un contesto in cui l’uso dell’AI è sempre più diffuso, questa modalità consente di spostare l’attenzione dal prodotto finale al percorso cognitivo, rendendo possibile un uso dichiarato e responsabile degli strumenti digitali e rafforzando al tempo stesso l’equità e la credibilità delle prove d’esame.

È inoltre fondamentale dotare l’Ateneo di linee guida etiche chiare e condivise sull’uso dell’AI in didattica, ricerca e amministrazione. Dopo l’approvazione dell’AI Act, questo passaggio è ormai non rinviabile, anche se manca ancora un quadro nazionale specifico per il sistema universitario. In questo contesto, Ca’ Foscari può svolgere un ruolo di apripista, trasformando le linee guida in uno strumento di orientamento per docenti e studenti, rafforzando coerenza, responsabilità e fiducia.

Integrare l’AI nell’insegnamento significa infine sostenere i docenti nel cambiamento, senza scaricare su di loro l’onere di interpretare individualmente una trasformazione complessa. Il successo di questa integrazione dipende dal collegamento tra formazione didattica, sperimentazione guidata e condivisione delle esperienze. Creare spazi di confronto tra docenti su pratiche, dubbi ed esperimenti didattici legati all’AI – comunità di pratica, laboratori di didattica universitaria, momenti di restituzione – contribuirebbe a costruire una cultura dell’innovazione didattica consapevole e non prescrittiva.

Integrare l’intelligenza artificiale nell’insegnamento non significa “adattarsi” a una tecnologia, ma usarla come occasione per rafforzare il pensiero critico, la responsabilità e l’autonomia degli studenti e delle studentesse. Un’università che forma persone capaci di governare l’AI – e di riconoscere soprattutto quando non usarla – svolge pienamente la propria missione educativa in un mondo in profonda trasformazione, coerentemente con l’impianto culturale e pedagogico dell’intero programma.

11. La sfida dell’intelligenza artificiale

Azioni

L’AI deve essere uno strumento per migliorare il lavoro quotidiano. Il mio obiettivo è: individuare processi amministrativi ripetitivi e ad alto carico di tempo;sperimentare strumenti di AI per automatizzare attività standard (controlli formali, estrazione dati, compilazioni);migliorare l’accesso alle informazioni amministrative;ridurre tempi di risposta e incertezze procedurali;valutare costantemente l’impatto sulle persone e sulla qualità del lavoro.L’obiettivo è un’amministrazione più leggera, non più impersonale.Utilizzare l’intelligenza artificiale nei processi amministrativi non significa introdurre soluzioni tecnologiche isolate né tantomeno sostituire il lavoro umano, ma ridisegnare in modo più intelligente alcune attività ripetitive e ad alto consumo di tempo, liberando risorse per funzioni a maggiore ...
L’AI non è una disciplina a sé ma un tema che attraversa tutti i saperi per questo credo si debba: integrare l’AI, laddove possibile e proficuo, nei percorsi formativi esistenti, senza imporre modelli unici;promuovere approcci interdisciplinari tra scienze, humanities, economia e lingue;promuovere AI literacy e competenze critiche sull’uso degli strumenti di AI;ripensare prove ed esami in chiave formativa;elaborare linee guida etiche per l’uso dell’AI in didattica, ricerca e amministrazione.AI per capire, non solo per usare.Integrare l’intelligenza artificiale nell’insegnamento non significa introdurre una nuova disciplina obbligatoria né uniformare le pratiche didattiche, ma riconoscere che l’AI è già parte dell’ecosistema cognitivo, professionale ...
Ca’ Foscari può diventare un luogo di riferimento per lo studio critico dell’AI. L’Ateneo, anche attraverso la collaborazione di partner qualificati, deve: promuovere progetti di ricerca interdisciplinari sull’AI;sostenere il dialogo tra scienze dure e scienze umane;favorire la partecipazione a bandi nazionali e internazionali;valorizzare il contributo dei giovani ricercatori e delle giovani ricercatrici;rafforzare la visibilità scientifica dell’Ateneo su questi temi.Un Ateneo che studia l’AI in modo interdisciplinare ne orienta il futuro.Sostenere la ricerca sull’intelligenza artificiale non significa concentrare gli sforzi su un unico ambito tecnologico, né inseguire una moda, ma creare le condizioni affinché competenze diverse possano dialogare in modo stabile ...
Nessuna innovazione è possibile senza competenze diffuse e per questo considero essenziale: offrire percorsi di formazione continua sull’AI;supportare docenti e PTA nell’adozione degli strumenti;creare comunità di pratica e scambio di esperienze;evitare approcci prescrittivi e uniformanti;valorizzare le competenze già presenti nell’Ateneo.Un Ateneo che forma le persone rende l’innovazione possibile.Nessuna strategia sull’intelligenza artificiale può essere efficace senza competenze diffuse e condivise. L’AI non può essere delegata a pochi esperti, né affrontata solo come questione tecnica: richiede una trasformazione culturale, che coinvolga docenti, personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, CEL e strutture di governo.A Ca’ Foscari, questo significa attivare percorsi strutturati di formazione continua sull’AI, chiaramente ...
Se ben governata, l’AI può ridurre barriere. È necessario: usare strumenti di AI per migliorare accessibilità dei materiali;supportare studenti con bisogni specifici;favorire apprendimento personalizzato;ridurre disuguaglianze nell’accesso alle informazioni;garantire che l’innovazione non crei nuove esclusioni.L’innovazione è tale solo se è inclusiva.Usare l’intelligenza artificiale in chiave inclusiva significa riconoscere che la tecnologia riduce le barriere solo se è progettata e governata con intenzionalità. In caso contrario, l’AI rischia di riprodurre o amplificare disuguaglianze già esistenti. Su questi temi Ca’ Foscari ha da sempre evitato soluzioni generaliste, scegliendo invece di partire da bisogni concreti di accesso allo studio, alle informazioni e ai servizi.Un ...
Marco Sgarbi
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