12.1 Rafforzare il diritto allo studio
Il primo grande divario tra studenti e studentesse è spesso quello economico, particolarmente evidente in una città costosa come Venezia e per una comunità universitaria con molti pendolari.
Credo sia fondamentale:
- Creare un fondo stabile di Ateneo per coprire, laddove possibile, gli idonei non beneficiari.
- Adottare misure mirate per pendolari e studenti lavoratori (trasporti, servizi essenziali, flessibilità nei pagamenti).
- Incentivare gli Open Educational Resources.
Un Ateneo giusto è quello che rende lo studio possibile per tutti e tutte.
Nella mia idea di università, il diritto allo studio non è una politica accessoria, ma la prima condizione di equità sociale e di qualità formativa. La Costituzione italiana afferma con chiarezza che tutte le studentesse e tutti gli studenti e le studentesse capaci e meritevoli devono poter accedere ai livelli più alti di istruzione anche se privi di mezzi economici. Rendere questo principio effettivo non è solo un obbligo giuridico, ma una responsabilità istituzionale che incide direttamente sulla riuscita delle carriere, sulla riduzione della dispersione e sulla credibilità pubblica dell’università.
A Ca’ Foscari, il diritto allo studio si confronta con una condizione strutturale particolarmente complessa. Venezia è una città costosa, logisticamente difficile e attraversata da dinamiche turistiche che incidono in modo diretto sul costo della vita, sugli alloggi e sulla mobilità quotidiana. Per molte studentesse e molti studenti – in particolare pendolari, lavoratori (soprattutto quelli non riconosciuti), fuorisede e provenienti da contesti familiari meno agiati – il fattore economico diventa il primo grande ostacolo, spesso prima ancora delle difficoltà didattiche. In questo senso, il diritto allo studio è strettamente intrecciato con le politiche di benessere, accoglienza e sostenibilità delle carriere.
Negli ultimi anni, il quadro nazionale ha mostrato segnali positivi: l’incremento del Fondo Integrativo Statale e il lavoro congiunto Stato-Regioni hanno ampliato la platea dei beneficiari e aggiornato gli importi delle borse di studio. Tuttavia, il problema degli idonei non beneficiari resta una ferita aperta, con conseguenze concrete sulla possibilità di studiare con continuità, lavorare in modo sostenibile e laurearsi nei tempi previsti. Non è accettabile che la condizione economica resti il principale fattore di disuguaglianza tra chi intraprende un percorso universitario e chi è costretto a rallentarlo o ad abbandonarlo.
Per questo, il progetto per Ca’ Foscari assume il diritto allo studio come responsabilità istituzionale diretta, e non come ambito delegato o residuale. Sento con forza la responsabilità di fare un passo concreto e immediato per rivedere la no tax area: da rettore, mi impegnerò ad alzare la soglia ISEE a 30.000 euro. È una scelta che nasce dall’ascolto delle difficoltà reali di tante studentesse e studenti e delle loro famiglie, e dalla volontà di rendere l’università davvero accessibile. L’Ateneo deve utilizzare tutti i margini di autonomia disponibili per integrare e rafforzare il sistema pubblico del Diritto allo Studio Universitario, riducendo al minimo gli idonei non beneficiari e garantendo interventi tempestivi di supporto economico, in una logica di prevenzione della dispersione e di tutela della continuità delle carriere.
Un primo intervento strutturale consiste nella costituzione di un Fondo stabile di Ateneo per il sostegno alle studentesse e studenti idonei non beneficiari. Questo fondo non deve essere una misura emergenziale o una raccolta episodica, ma una voce programmata del bilancio di Ateneo, alimentata con risorse ordinarie e dimensionata annualmente sulla base dei bisogni reali. L’obiettivo è garantire una copertura effettiva e tempestiva, affinché nessuno sia costretto a rinunciare o rallentare il proprio percorso per motivi economici.
Accanto al sostegno diretto, Ca’ Foscari deve rafforzare in modo sistematico le agevolazioni su tasse, servizi e costi indiretti. In particolare, in una città come Venezia, è necessario prevedere misure specifiche per studenti pendolari e lavoratori: contributi per abbonamenti ai trasporti, convenzioni per la ristorazione, facilitazioni nell’accesso a spazi studio diffusi sul territorio e orari ampliati. Allo stesso tempo, è fondamentale ampliare piani di pagamento flessibili e posticipi delle tasse per chi attraversa difficoltà economiche temporanee, riducendo gli ostacoli immediati alla prosecuzione degli studi.
Il ruolo di alumni, fondazioni e sostenitori è importante e va valorizzato attraverso una raccolta mirata e coerente di fondi, ma non può sostituire il pilastro pubblico del diritto allo studio. Le partnership con fondazioni private devono essere strutturate, integrate con le politiche regionali e orientate a borse dedicate, evitando interventi disomogenei o episodici. In parallelo, Ca’ Foscari può rafforzare strumenti complementari come borsini di emergenza, prestiti d’onore agevolati e supporti per le spese di alloggio, in raccordo con enti regionali e fondi di garanzia sociale.
Un ulteriore livello di intervento riguarda il ruolo di advocacy istituzionale. Ca’ Foscari deve continuare a essere un interlocutore attivo nei confronti della Regione Veneto e del Governo, per rafforzare ulteriormente i fondi DSU, accelerare l’erogazione delle borse e aggiornare i criteri di accesso in modo da intercettare nuove forme di fragilità economica. Il diritto allo studio non è statico: evolve con i costi della vita, con i profili degli studenti e delle studentesse e con le trasformazioni del lavoro.
Nel parlare di diritto allo studio, è necessario ampliare lo sguardo oltre tasse e borse, includendo una voce di spesa spesso sottovalutata ma rilevante per studenti e studentesse: il costo annuo dei libri e dei materiali didattici. Questa spesa incide in modo diretto sull’accesso effettivo allo studio e può diventare un fattore di disuguaglianza, soprattutto nei primi mesi di frequenza. Ca’ Foscari può intervenire in modo concreto su questo fronte promuovendo, laddove possibile e nel rispetto della qualità scientifica, l’adozione di Open Educational Resources, così da garantire a tutte e tutti un accesso equo ai materiali necessari fin dall’inizio dei corsi.
Incentivare l’uso di materiali didattici aperti significa non solo ridurre i costi per gli studenti e per le studentesse, ma anche valorizzare il lavoro dei docenti e rafforzare il legame tra didattica e open science. Attraverso Edizioni Ca’ Foscari, incentivi mirati e il supporto delle biblioteche, Ca’ Foscari può rendere le Open Educational Resources una componente riconoscibile della propria offerta formativa, contribuendo a una cultura della condivisione della conoscenza e a un’interpretazione più piena e sostanziale del diritto allo studio.
Garantire il diritto allo studio significa, in definitiva, costruire le condizioni materiali perché il merito possa esprimersi davvero. Un’università che lascia indietro chi non ha mezzi sufficienti non è più esigente: è semplicemente ingiusta. Rendere il diritto allo studio una realtà tangibile e vissuta è la condizione perché Ca’ Foscari sia un luogo di opportunità, equità e inclusione, all’altezza delle proprie ambizioni internazionali e della dignità di chi sceglie di formarsi al suo interno.