12.2 Contrastare gli stereotipi di genere nei percorsi formativi

Le disuguaglianze iniziano spesso prima dell’università

Credo sia compito dell’università ridurre queste disuguaglianze:

  • incentivando l’accesso delle studentesse alle aree STEM;
  • coinvolgendo docenti, studenti e studentesse in attività di sensibilizzazione;
  • monitorando l’efficacia delle azioni intraprese.

Un’università equa amplia le possibilità di scelta.

Contrastare gli stereotipi di genere nei percorsi formativi significa partire da una consapevolezza fondamentale: le disuguaglianze non nascono all’università, ma spesso si consolidano molto prima, influenzando le scelte di studio, le aspettative e la percezione di ciò che è “adatto” a ragazze e ragazzi. Per questo, intervenire solo a valle non è sufficiente. L’orientamento in ingresso deve essere progettato in modo esplicito per ampliare le possibilità di scelta, non per confermare traiettorie già segnate.

Presentare i percorsi di studio attraverso narrazioni inclusive contribuisce a ridurre l’autoselezione basata sugli stereotipi. Non si tratta di “correggere” le scelte individuali, ma di rimuovere quei filtri culturali che spesso limitano la libertà di immaginarsi in certi ruoli o ambiti disciplinari.

Un primo ambito di intervento concreto a Ca’ Foscari riguarda proprio l’orientamento in ingresso e in itinere, progettato esplicitamente per ampliare le possibilità di scelta in tutte le discipline, con particolare attenzione agli ambiti STEM, dove il divario di genere resta significativo. In questa direzione, l’Ateneo ha già avviato iniziative importanti, come incentivi economici per le studentesse nei corsi scientifici e borse di studio dedicate al primo anno di Informatica e Ingegneria Fisica, offerte anche in collaborazione con partner esterni. Queste azioni non vanno lette come misure isolate, ma come strumenti per ridurre barriere iniziali e rendere più praticabile una scelta che altrimenti sarebbe scoraggiata da fattori culturali e simbolici.

Accanto agli incentivi, sono particolarmente rilevanti le iniziative di divulgazione e promozione scientifica che rendono visibile il ruolo delle donne nella scienza. Eventi come WE+ are Science, organizzati dai Dipartimenti di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica e di Scienze Molecolari e Nanosistemi, o Professione Scienziate, sviluppato dal Career Service, mostrano modelli di riferimento concreti e testimonianze di professioniste affermate. Integrare in modo sistematico questa attenzione nei materiali di orientamento, negli incontri nelle scuole e negli open day aiuterebbe a rendere esplicito che tutte le discipline sono praticabili da tutte e tutti.

Un secondo ambito di intervento riguarda la dimensione interna ai percorsi formativi. Le università più avanzate lavorano sugli stereotipi non solo “prima” della scelta, ma anche durante il percorso, attraverso attività didattiche che rendono visibili i meccanismi culturali che producono disuguaglianze. A Ca’ Foscari, questo può avvenire integrando, laddove epistemologicamente e disciplinarmente pertinente, momenti di riflessione sul genere e sapere all’interno degli insegnamenti, senza trasformarli in moduli separati o obblighi formali. L’obiettivo non è aggiungere contenuti, ma leggere criticamente i saperi, mostrando come anche le discipline siano storicamente attraversate da asimmetrie di genere.

In un Ateneo in cui il 61% della componente studentesca è femminile, contrastare gli stereotipi di genere nei percorsi formativi non è un’azione accessoria, ma un investimento sulla qualità e sulla giustizia del sistema universitario. Intervenire in modo strutturato su orientamento, didattica e monitoraggio consente all’Ateneo di ampliare il bacino di talento – che nei licei veneti è a maggioranza femminile – migliorare la riuscita delle carriere e rafforzare la propria credibilità come istituzione attenta all’equità e alla valorizzazione delle persone. È così che Ca’ Foscari può rendere più coerente il legame tra equità di genere, qualità formativa e responsabilità pubblica, trasformando un tema spesso trattato in modo simbolico in una leva concreta di miglioramento istituzionale.

12. Condizioni eque per studiare, lavorare e crescere

Azioni

Il primo grande divario tra studenti e studentesse è spesso quello economico, particolarmente evidente in una città costosa come Venezia e per una comunità universitaria con molti pendolari. Credo sia fondamentale: Creare un fondo stabile di Ateneo per coprire, laddove possibile, gli idonei non beneficiari.Adottare misure mirate per pendolari e studenti lavoratori (trasporti, servizi essenziali, flessibilità nei pagamenti).Incentivare gli Open Educational Resources.Un Ateneo giusto è quello che rende lo studio possibile per tutti e tutte.Nella mia idea di università, il diritto allo studio non è una politica accessoria, ma la prima condizione di equità sociale e di qualità formativa. La ...
Le disuguaglianze iniziano spesso prima dell’università Credo sia compito dell’università ridurre queste disuguaglianze: incentivando l’accesso delle studentesse alle aree STEM;coinvolgendo docenti, studenti e studentesse in attività di sensibilizzazione;monitorando l’efficacia delle azioni intraprese.Un’università equa amplia le possibilità di scelta.Contrastare gli stereotipi di genere nei percorsi formativi significa partire da una consapevolezza fondamentale: le disuguaglianze non nascono all’università, ma spesso si consolidano molto prima, influenzando le scelte di studio, le aspettative e la percezione di ciò che è “adatto” a ragazze e ragazzi. Per questo, intervenire solo a valle non è sufficiente. L’orientamento in ingresso deve essere progettato in modo esplicito per ...
Le disuguaglianze sono spesso il risultato di condizioni materiali Mi impegnerò personalmente a: favorire politiche di conciliazione per studenti e personale;sostenere modalità di lavoro flessibili;garantire attenzione alle situazioni di fragilità;promuovere servizi di supporto alla genitorialità;contrastare penalizzazioni indirette nelle carriere.La conciliazione è una condizione di equità, non un privilegio.Un primo ambito di intervento concreto a Ca’ Foscari riguarda l’adozione di politiche di flessibilità organizzativa chiaramente definite, trasparenti e non stigmatizzanti, rivolte sia alla componente studentesca sia al personale docente e tecnico-amministrativo. La flessibilità produce effetti positivi solo quando è regolata, conosciuta e accessibile su base volontaria. Pertanto è necessario trovare modalità ...
Le politiche non bastano senza un cambiamento culturale e per questo penso che Ca’ Foscari debba rafforzare alcune iniziative già messe in campo come: promuovere formazione su equità e inclusione;contrastare discriminazioni e molestie;garantire spazi sicuri di ascolto;sostenere iniziative culturali e scientifiche sul tema;ridurre il gender gap;rafforzare il senso di responsabilità collettiva.Un’università inclusiva è un luogo in cui tutte e tutti possono crescere.Promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione significa riconoscere che le politiche formali, da sole, non bastano se non sono accompagnate da pratiche quotidiane, linguaggi coerenti e responsabilità condivise. Il cambiamento culturale non si produce per dichiarazione, ma attraverso ...
Marco Sgarbi
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