12.3 Sostenere la conciliazione tra vita, studio e lavoro

Le disuguaglianze sono spesso il risultato di condizioni materiali

Mi impegnerò personalmente a:

  • favorire politiche di conciliazione per studenti e personale;
  • sostenere modalità di lavoro flessibili;
  • garantire attenzione alle situazioni di fragilità;
  • promuovere servizi di supporto alla genitorialità;
  • contrastare penalizzazioni indirette nelle carriere.

La conciliazione è una condizione di equità, non un privilegio.

Un primo ambito di intervento concreto a Ca’ Foscari riguarda l’adozione di politiche di flessibilità organizzativa chiaramente definite, trasparenti e non stigmatizzanti, rivolte sia alla componente studentesca sia al personale docente e tecnico-amministrativo. La flessibilità produce effetti positivi solo quando è regolata, conosciuta e accessibile su base volontaria. Pertanto è necessario trovare modalità di svolgimento delle attività compatibili con fasi di vita caratterizzate da carichi di cura – genitorialità, assistenza a familiari, situazioni di fragilità temporanea – evitando che la richiesta di flessibilità venga letta come segnale di minore impegno o di scarsa affidabilità.

Sostenere la conciliazione tra vita, studio e lavoro significa riconoscere che le disuguaglianze di genere, le fragilità nelle carriere e le interruzioni dei percorsi non nascono solo da scelte individuali, ma da condizioni materiali, organizzative e culturali che rendono più o meno possibile vivere l’università con continuità. Questo vale per le studentesse e gli studenti, ma vale allo stesso modo per il personale docente e per il personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, tecnici di laboratorio, esperti e collaboratori linguistici.

Affrontare seriamente questo tema significa smettere di considerare la conciliazione come un beneficio opzionale o una misura emergenziale e assumerla invece come una dimensione strutturale della qualità dell’organizzazione. Così come l’Ateneo ha saputo innovare introducendo e normalizzando lo smart working per il personale tecnico-amministrativo, è necessario oggi integrare in modo organico le politiche sulla genitorialità, sulla cura e sulla tutela delle persone colpite da malattie gravi, croniche o invalidanti. La genitorialità – per nascita, adozione o affido – e l’insorgere di una patologia grave o di una condizione di disabilità sono eventi diversi, ma accomunati da un impatto profondo sui tempi di vita e di lavoro. In entrambi i casi, il rischio è che l’assenza di strumenti organizzativi adeguati produca rallentamenti, isolamento o penalizzazioni permanenti.

Per il personale docente, ciò può tradursi in una contrazione temporanea della produzione scientifica, nella difficoltà di sostenere carichi didattici e istituzionali o nella perdita di opportunità di coordinamento e visibilità. Per il personale tecnico-amministrativo, può significare rigidità negli orari, difficoltà nella gestione delle presenze o nell’adempimento di scadenze concentrate. Per le studentesse e gli studenti, può comportare rallentamenti nei percorsi, sospensioni o abbandoni.

Un Ateneo responsabile deve assumere queste situazioni come parte della propria realtà strutturale, non come eccezioni marginali. Un primo ambito di intervento riguarda l’adozione di politiche di flessibilità organizzativa chiaramente definite, rivolte a tutte le componenti della comunità accademica. La flessibilità deve essere regolata e formalizzata, accessibile su base volontaria e accompagnata da criteri chiari di tutela della carriera. Per il personale tecnico-amministrativo, ciò può tradursi, ad esempio, in ampliamento delle possibilità di lavoro agile anche in presenza di figli piccoli o familiari non autosufficienti o nella modulazione temporanea dell’orario di lavoro senza penalizzazioni nella valutazione della performance o nella redistribuzione concordata dei carichi nei periodi di terapia o convalescenza. Per le studentesse e gli studenti, può significare una maggiore flessibilità nei calendari di esame, o il rafforzamento dei servizi di tutorato per chi rientra dopo periodi di sospensione.

Nel mio programma propongo che, nei casi di genitorialità e/o malattia grave, possano essere attivate – su richiesta della persona interessata e senza introdurre ulteriori etichette o discriminazioni – misure strutturate quali possibilità di svolgere fino a tre anni di attività didattica in modalità online o mista, per il personale docente che ne abbia necessità per ragioni di salute o carichi di cura, o l’attribuzione di un tutor o di un supporto organizzativo dedicato, che affianchi docenti e PTA nella gestione di esami, scadenze amministrative o adempimenti complessi durante fasi di particolare fragilità e il pieno riconoscimento nei sistemi di valutazione interna e nella Relazione triennale, affinché periodi di riduzione temporanea dell’attività non producano svantaggi strutturali nei percorsi di carriera. Per il personale tecnico-amministrativo, misure analoghe possono tradursi in sospensione o rimodulazione temporanea di incarichi di responsabilità senza perdita definitiva degli stessi, o valutazioni che tengano conto esplicitamente di periodi di congedo o terapia o percorsi di rientro accompagnati dopo lunghe assenze. Per le studentesse e gli studenti con figli, familiari a carico o condizioni di salute rilevanti, si possono prevedere percorsi di studio personalizzati o estensione della possibilità di frequenza a distanza.

Un aspetto centrale riguarda la fase successiva alla nascita di una figlia o di un figlio o alla remissione di una malattia. La ripartenza non è immediata. La ricerca richiede tempi lunghi. La piena ripresa delle energie può richiedere mesi o anni e l’equilibrio familiare necessita di stabilizzazione. Per questo è fondamentale che i sistemi di valutazione – per docenti e PTA – tengano conto in modo esplicito dei periodi con esigenze di cura, evitando confronti formalmente uguali ma sostanzialmente iniqui. L’uso di misure di conciliazione non deve tradursi in minore visibilità, esclusione da incarichi o rallentamenti permanenti nella progressione.

Per garantire coerenza e continuità, propongo la costituzione di una commissione ad hoc, composta da docenti esperti ed esperte sui temi della genitorialità, della salute, della disabilità e dell’organizzazione del lavoro. La commissione avrà il compito di elaborare linee guida condivise, monitorare l’impatto delle misure adottate su docenti, PTA e comunità studentesca, proporre miglioramenti regolamentari e garantire uniformità di applicazione. Affermare con chiarezza che le misure di conciliazione e tutela non producono svantaggi nei percorsi di carriera rafforza il senso di equità e di appartenenza di tutta la comunità accademica. Credo che sostenere in modo strutturato docenti, personale tecnico-amministrativo, studentesse e studenti che attraversano fasi di maggiore carico o fragilità consenta all’Ateneo di trattenere talento, migliorare la continuità delle carriere e rafforzare la propria credibilità come istituzione pubblica attenta alle condizioni reali delle persone che la vivono.

Un’università giusta è un’università che non chiede eroismo a chi sta attraversando una fase delicata, ma costruisce condizioni perché tutte e tutti possano continuare a contribuire con dignità, competenza e valore.

12. Condizioni eque per studiare, lavorare e crescere

Azioni

Il primo grande divario tra studenti e studentesse è spesso quello economico, particolarmente evidente in una città costosa come Venezia e per una comunità universitaria con molti pendolari. Credo sia fondamentale: Creare un fondo stabile di Ateneo per coprire, laddove possibile, gli idonei non beneficiari.Adottare misure mirate per pendolari e studenti lavoratori (trasporti, servizi essenziali, flessibilità nei pagamenti).Incentivare gli Open Educational Resources.Un Ateneo giusto è quello che rende lo studio possibile per tutti e tutte.Nella mia idea di università, il diritto allo studio non è una politica accessoria, ma la prima condizione di equità sociale e di qualità formativa. La ...
Le disuguaglianze iniziano spesso prima dell’università Credo sia compito dell’università ridurre queste disuguaglianze: incentivando l’accesso delle studentesse alle aree STEM;coinvolgendo docenti, studenti e studentesse in attività di sensibilizzazione;monitorando l’efficacia delle azioni intraprese.Un’università equa amplia le possibilità di scelta.Contrastare gli stereotipi di genere nei percorsi formativi significa partire da una consapevolezza fondamentale: le disuguaglianze non nascono all’università, ma spesso si consolidano molto prima, influenzando le scelte di studio, le aspettative e la percezione di ciò che è “adatto” a ragazze e ragazzi. Per questo, intervenire solo a valle non è sufficiente. L’orientamento in ingresso deve essere progettato in modo esplicito per ...
Le disuguaglianze sono spesso il risultato di condizioni materiali Mi impegnerò personalmente a: favorire politiche di conciliazione per studenti e personale;sostenere modalità di lavoro flessibili;garantire attenzione alle situazioni di fragilità;promuovere servizi di supporto alla genitorialità;contrastare penalizzazioni indirette nelle carriere.La conciliazione è una condizione di equità, non un privilegio.Un primo ambito di intervento concreto a Ca’ Foscari riguarda l’adozione di politiche di flessibilità organizzativa chiaramente definite, trasparenti e non stigmatizzanti, rivolte sia alla componente studentesca sia al personale docente e tecnico-amministrativo. La flessibilità produce effetti positivi solo quando è regolata, conosciuta e accessibile su base volontaria. Pertanto è necessario trovare modalità ...
Le politiche non bastano senza un cambiamento culturale e per questo penso che Ca’ Foscari debba rafforzare alcune iniziative già messe in campo come: promuovere formazione su equità e inclusione;contrastare discriminazioni e molestie;garantire spazi sicuri di ascolto;sostenere iniziative culturali e scientifiche sul tema;ridurre il gender gap;rafforzare il senso di responsabilità collettiva.Un’università inclusiva è un luogo in cui tutte e tutti possono crescere.Promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione significa riconoscere che le politiche formali, da sole, non bastano se non sono accompagnate da pratiche quotidiane, linguaggi coerenti e responsabilità condivise. Il cambiamento culturale non si produce per dichiarazione, ma attraverso ...
Marco Sgarbi
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