13.1 La programmazione come forma di rispetto

Ritengo importante garantire percorsi strutturati e trasparenti di progressione economica e verticale e di mobilità interna.

Le progressioni non devono essere percepite come eventi eccezionali o discrezionali. Pertanto mi impegnerò a:

  • programmare in modo regolare e prevedibile i Differenziali Stipendiali e eventualmente le PEV;
  • garantire criteri chiari, trasparenti e condivisi;
  • valorizzare l’esperienza e le competenze maturate;
  • riconoscere le specificità professionali dei diversi profili (personale tecnico di laboratorio, personale bibliotecario, collaboratrici e collaboratori esperti linguistici), anche nella definizione dei criteri di progressione e valutazione;
  • evitare disparità tra strutture;
  • comunicare in modo chiaro tempi e modalità delle procedure;
  • favorire la mobilità interna.

Crescere con criteri, non per eccezione.

Garantire percorsi di progressione economica e verticale significa riconoscere che la valorizzazione del personale tecnico-amministrativo passa anche dalla prevedibilità e dalla giustizia dei percorsi di crescita, non solo dal riconoscimento informale dell’impegno quotidiano.

Un primo passaggio necessario è l’introduzione di una programmazione pluriennale delle progressioni, resa pubblica e comprensibile. Sapere quando e con quali criteri saranno attivati i Differenziali Stipendiali e le PEV consente al personale di orientare il proprio sviluppo professionale in modo consapevole, riducendo frustrazione, incertezza e percezione di arbitrarietà.

È altrettanto importante rendere chiari e condivisi i criteri di valutazione, affinché il lavoro reale svolto nelle strutture venga riconosciuto in modo equo. Questo approccio consente di ridurre disparità tra uffici e aree organizzative, che spesso derivano da interpretazioni non uniformi delle opportunità di progressione. Programmare Differenziali Stipendiali e PEV a livello di Ateneo, con criteri comuni e un monitoraggio degli esiti, permette di evitare che la crescita professionale dipenda eccessivamente dalla collocazione organizzativa o dalla dimensione della struttura. In questo senso, le progressioni diventano uno strumento di equità organizzativa, non una competizione interna. Questo è particolarmente rilevante per figure professionali come il personale tecnico di laboratorio, il personale bibliotecario e le collaboratrici e i collaboratori esperti linguistici, le cui traiettorie professionali presentano caratteristiche specifiche e richiedono criteri di valorizzazione coerenti con le rispettive funzioni.

Le progressioni, inoltre, devono essere accompagnate da una comunicazione chiara e tempestiva. Un’università che vuol gestire bene questi processi deve spiegare perché si investe sulle progressioni, quali competenze si intendono valorizzare, in che modo esse contribuiscono al miglioramento dei servizi e dei processi.

Accanto alle progressioni, favorire la mobilità interna del personale tecnico-amministrativo significa riconoscere che le competenze non sono statiche e che un’organizzazione complessa come l’università deve poter evolvere nel tempo, evitando la cristallizzazione dei ruoli e la conseguente perdita di motivazione.

La mobilità interna assume un valore strategico quando è progettata e accompagnata, e non vissuta come soluzione estemporanea o come una “uscita” dalla struttura di origine. Funziona quando è volontaria, trasparente e sostenuta da condizioni chiare: periodi di affiancamento, obiettivi esplicitati, tutoraggio iniziale e riconoscimento formale dell’esperienza maturata. Introdurre percorsi di mobilità programmata consentirebbe al personale di sperimentare ruoli diversi all’interno dell’Ateneo, favorendo la circolazione delle competenze, riducendo la dipendenza da singole persone e rafforzando la resilienza complessiva dell’organizzazione.

Allo stesso tempo, la mobilità deve essere governata con attenzione, per evitare discontinuità operative o sovraccarichi di lavoro. Prevedere strumenti di accompagnamento alla mobilità contribuirebbe a ridurre il rischio di stress organizzativo e a rendere il cambiamento sostenibile sia per le persone sia per i servizi.

Favorire progressioni e mobilità richiede infine una visione di medio-lungo periodo. Se la nostra università vuole investire con successo in questi ambiti deve costruire mappe aggiornate delle competenze, che anticipano i fabbisogni futuri e utilizzano la mobilità come strumento di sviluppo strategico, non come risposta a emergenze contingenti. Adottare questo approccio permetterebbe a Ca’ Foscari di affrontare trasformazioni normative, digitali e organizzative – incluse quelle legate alla semplificazione dei processi e all’uso dell’AI – con un personale preparato, motivato e consapevole del proprio ruolo.

13. Un’amministrazione forte si costruisce valorizzando le persone

Azioni

Ritengo importante garantire percorsi strutturati e trasparenti di progressione economica e verticale e di mobilità interna. Le progressioni non devono essere percepite come eventi eccezionali o discrezionali. Pertanto mi impegnerò a: programmare in modo regolare e prevedibile i Differenziali Stipendiali e eventualmente le PEV;garantire criteri chiari, trasparenti e condivisi;valorizzare l’esperienza e le competenze maturate;riconoscere le specificità professionali dei diversi profili (personale tecnico di laboratorio, personale bibliotecario, collaboratrici e collaboratori esperti linguistici), anche nella definizione dei criteri di progressione e valutazione;evitare disparità tra strutture;comunicare in modo chiaro tempi e modalità delle procedure;favorire la mobilità interna.Crescere con criteri, non per eccezione.Garantire percorsi ...
La complessità dei processi richiede competenze aggiornate. Ritengo necessario: rafforzare l’offerta di formazione continua;sviluppare percorsi formativi legati ai bisogni reali degli uffici;valorizzare competenze digitali, linguistiche e progettuali;integrare formazione e sviluppo professionale;riconoscere formalmente le competenze acquisite.La formazione non è un costo, ma un investimento strategico.Investire nella formazione continua del personale tecnico-amministrativo significa riconoscere che la qualità dell’università dipende in modo diretto dalle competenze di chi ne governa quotidianamente i processi. In un contesto segnato da crescente complessità normativa, digitalizzazione dei servizi, internazionalizzazione e interdipendenze organizzative sempre più forti, la formazione non può più essere pensata come una risposta episodica a singole ...
Il personale tecnico-amministrativo possiede una conoscenza cruciale del funzionamento reale dell’Ateneo Per questo motivo reputo importante che la nostra università: coinvolga strutturalmente il PTA, CEL, bibliotecari, tecnici di laboratorio nei processi di miglioramento organizzativo e decisionale;riconosca il ruolo propositivo e progettuale;favorisca la partecipazione a gruppi di lavoro, task force e team trasversali;valorizzi il contributo del PTA nella gestione, interpretazione e utilizzo dei dati;integri stabilmente il personale tecnico-amministrativo nei processi di programmazione, valutazione e assicurazione della qualità.Un Ateneo che ascolta il proprio personale governa meglio il cambiamento.Valorizzare il contributo del personale tecnico-amministrativo, delle collaboratrici e dei collaboratori esperti linguistici, del personale ...
La qualità dei servizi passa dalla qualità del lavoro. Questo vale per tutte le componenti del personale, incluse quelle spesso meno visibili ma essenziali, come i tecnici di laboratorio, i bibliotecari e i CEL, che operano in contesti specifici e talvolta caratterizzati da criticità organizzative peculiari. È necessario impegnarsi a: monitorare carichi di lavoro e stress organizzativo; prevenire il burnout; favorire equilibrio tra vita e lavoro; sostenere modalità di lavoro flessibili e intelligenti; garantire ambienti di lavoro rispettosi e inclusivi. Un Ateneo che si prende cura delle persone migliora sé stesso. Migliorare il benessere organizzativo significa riconoscere che la qualità ...
Marco Sgarbi
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