13.2 Formazione continua e qualificante del personale

La complessità dei processi richiede competenze aggiornate.

Ritengo necessario:

  • rafforzare l’offerta di formazione continua;
  • sviluppare percorsi formativi legati ai bisogni reali degli uffici;
  • valorizzare competenze digitali, linguistiche e progettuali;
  • integrare formazione e sviluppo professionale;
  • riconoscere formalmente le competenze acquisite.

La formazione non è un costo, ma un investimento strategico.

Investire nella formazione continua del personale tecnico-amministrativo significa riconoscere che la qualità dell’università dipende in modo diretto dalle competenze di chi ne governa quotidianamente i processi. In un contesto segnato da crescente complessità normativa, digitalizzazione dei servizi, internazionalizzazione e interdipendenze organizzative sempre più forti, la formazione non può più essere pensata come una risposta episodica a singole esigenze. Deve diventare, a pieno titolo, una componente strutturale della strategia di Ateneo.

È fondamentale continuare a investire in un sistema di formazione continua stabile, riconoscibile e coerente, fondato su un catalogo chiaro di percorsi formativi. Tali percorsi dovrebbero essere organizzati per aree di competenza direttamente collegate alle funzioni chiave dell’amministrazione universitaria: gestione della didattica e delle carriere studentesche, supporto alla ricerca e alla progettazione competitiva, gestione dei dati e dei sistemi informativi, internazionalizzazione, comunicazione amministrativa, competenze digitali e linguistiche. Particolare attenzione dovrà essere dedicata a percorsi formativi specialistici: per il personale tecnico di laboratorio, legati all’innovazione tecnologica e alla sicurezza; per il personale bibliotecario, all’evoluzione dei servizi informativi e delle risorse digitali; per le collaboratrici e i collaboratori esperti linguistici, al rafforzamento delle competenze didattiche e metodologiche in contesti sempre più internazionali. L’obiettivo non è moltiplicare corsi isolati, ma costruire percorsi progressivi, che consentano al personale di sviluppare competenze nel tempo, passando da livelli di base a livelli avanzati e specialistici.

La formazione risulta davvero efficace quando è strettamente connessa ai bisogni reali degli uffici e ai problemi che il personale affronta nel lavoro quotidiano. Le esperienze più avanzate mostrano l’importanza di progettare i percorsi formativi a partire dall’analisi dei processi e delle criticità operative, coinvolgendo direttamente il personale nella definizione delle priorità. Questo coinvolgimento deve includere in modo strutturato tutte le componenti del personale, comprese quelle tecnico-scientifiche, bibliotecarie e linguistiche, affinché i percorsi formativi riflettano la pluralità dei bisogni presenti nell’Ateneo. A Ca’ Foscari, un approccio di questo tipo permetterebbe di superare una formazione astratta o poco spendibile, rafforzando invece competenze immediatamente utilizzabili e migliorando l’efficacia complessiva dell’organizzazione.

Assume un ruolo sempre più rilevante lo sviluppo di competenze digitali, analitiche e progettuali, oggi decisive in un’amministrazione moderna. Investire in formazione su gestione e interpretazione dei dati, utilizzo consapevole dei sistemi informativi, supporto alla progettazione e alla rendicontazione consentirebbe al personale tecnico-amministrativo di svolgere un ruolo più attivo e qualificato nei processi di governo dell’Ateneo. Questo riduce dipendenze, colli di bottiglia e sovraccarichi organizzativi, rafforza l’autonomia operativa delle strutture e rende più efficace anche l’uso di strumenti come il data warehouse di Ateneo e le future applicazioni di AI nei processi amministrativi.

Accanto alla costruzione delle competenze, è essenziale rendere visibile e riconoscere formalmente il valore della formazione. Integrare questo riconoscimento nei sistemi di valutazione e nei percorsi di progressione rafforzerebbe il senso di investimento reciproco tra Ateneo e personale, superando la percezione della formazione come impegno aggiuntivo non valorizzato.

La formazione può inoltre diventare uno spazio di integrazione tra strutture diverse. Le pratiche più efficaci mostrano che momenti formativi condivisi favoriscono la circolazione delle conoscenze, migliorano la comprensione dei processi end-to-end e contribuiscono alla costruzione di reti informali di supporto. Promuovere una formazione trasversale aiuterebbe a ridurre la frammentazione organizzativa e a rafforzare l’amministrazione come comunità professionale, capace di collaborare in modo più fluido e consapevole.

Infine, investire nella formazione continua del personale tecnico-amministrativo implica una scelta di lungo periodo. Rinunciare a formare il proprio personale, infatti, per rispondere a esigenze contingenti porterà a sostenere costi più elevati in termini di inefficienze, rigidità, errori e stress organizzativo. Considerare al contrario la formazione come investimento strategico, e non come costo comprimibile, rafforza invece la capacità dell’Ateneo di affrontare le trasformazioni future con competenze adeguate e con un personale motivato e valorizzato.

13. Un’amministrazione forte si costruisce valorizzando le persone

Azioni

Ritengo importante garantire percorsi strutturati e trasparenti di progressione economica e verticale e di mobilità interna. Le progressioni non devono essere percepite come eventi eccezionali o discrezionali. Pertanto mi impegnerò a: programmare in modo regolare e prevedibile i Differenziali Stipendiali e eventualmente le PEV;garantire criteri chiari, trasparenti e condivisi;valorizzare l’esperienza e le competenze maturate;riconoscere le specificità professionali dei diversi profili (personale tecnico di laboratorio, personale bibliotecario, collaboratrici e collaboratori esperti linguistici), anche nella definizione dei criteri di progressione e valutazione;evitare disparità tra strutture;comunicare in modo chiaro tempi e modalità delle procedure;favorire la mobilità interna.Crescere con criteri, non per eccezione.Garantire percorsi ...
La complessità dei processi richiede competenze aggiornate. Ritengo necessario: rafforzare l’offerta di formazione continua;sviluppare percorsi formativi legati ai bisogni reali degli uffici;valorizzare competenze digitali, linguistiche e progettuali;integrare formazione e sviluppo professionale;riconoscere formalmente le competenze acquisite.La formazione non è un costo, ma un investimento strategico.Investire nella formazione continua del personale tecnico-amministrativo significa riconoscere che la qualità dell’università dipende in modo diretto dalle competenze di chi ne governa quotidianamente i processi. In un contesto segnato da crescente complessità normativa, digitalizzazione dei servizi, internazionalizzazione e interdipendenze organizzative sempre più forti, la formazione non può più essere pensata come una risposta episodica a singole ...
Il personale tecnico-amministrativo possiede una conoscenza cruciale del funzionamento reale dell’Ateneo Per questo motivo reputo importante che la nostra università: coinvolga strutturalmente il PTA, CEL, bibliotecari, tecnici di laboratorio nei processi di miglioramento organizzativo e decisionale;riconosca il ruolo propositivo e progettuale;favorisca la partecipazione a gruppi di lavoro, task force e team trasversali;valorizzi il contributo del PTA nella gestione, interpretazione e utilizzo dei dati;integri stabilmente il personale tecnico-amministrativo nei processi di programmazione, valutazione e assicurazione della qualità.Un Ateneo che ascolta il proprio personale governa meglio il cambiamento.Valorizzare il contributo del personale tecnico-amministrativo, delle collaboratrici e dei collaboratori esperti linguistici, del personale ...
La qualità dei servizi passa dalla qualità del lavoro. Questo vale per tutte le componenti del personale, incluse quelle spesso meno visibili ma essenziali, come i tecnici di laboratorio, i bibliotecari e i CEL, che operano in contesti specifici e talvolta caratterizzati da criticità organizzative peculiari. È necessario impegnarsi a: monitorare carichi di lavoro e stress organizzativo; prevenire il burnout; favorire equilibrio tra vita e lavoro; sostenere modalità di lavoro flessibili e intelligenti; garantire ambienti di lavoro rispettosi e inclusivi. Un Ateneo che si prende cura delle persone migliora sé stesso. Migliorare il benessere organizzativo significa riconoscere che la qualità ...
Marco Sgarbi
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