10.3 Calcolare il fabbisogno didattico prima a livello dipartimentale e poi di Ateneo
Il fabbisogno didattico deve riflettere la realtà dei corsi e delle strutture ed essere sviluppato su due livelli.
Per questo:
- il calcolo del fabbisogno avverrà innanzitutto a livello dipartimentale (livello 1);
- l’Ateneo interverrà in una seconda fase per garantire coerenza complessiva e sostenibilità (livello 2);
- ai Dipartimenti sarà lasciata maggiore autonomia di investire nei settori ritenuti strategici.
Un Ateneo forte nasce da Dipartimenti più autonomi e responsabili.
Il calcolo del fabbisogno didattico rappresenta uno snodo cruciale tra organizzazione della didattica, programmazione del personale e sostenibilità complessiva dell’Ateneo. Nell’assetto attuale, il fabbisogno didattico viene definito prevalentemente a livello di Ateneo e per grandi aggregazioni scientifico-disciplinari. Questo approccio garantisce una visione complessiva, ma presenta un limite evidente: rischia di perdere di vista le specificità interne ai Dipartimenti, rendendo poco leggibili le esigenze reali dei singoli corsi e delle diverse aree disciplinari.
Una revisione del modello, coerente con l’impostazione generale del programma, può rafforzare l’autonomia dipartimentale senza compromettere la coerenza complessiva, introducendo un calcolo del fabbisogno articolato su due livelli. Non si tratta di frammentare il governo del sistema, ma di renderlo più leggibile e responsabile.
In una prima fase, il fabbisogno dovrebbe essere costruito all’interno dei Dipartimenti, con una maggiore granularità. Questo significa tenere conto della struttura effettiva dei corsi di studio, del numero e del profilo degli studenti e delle studentesse, dei carichi di docenza, delle scelte strategiche esplicitate nei Piani di Sviluppo e degli equilibri interni tra settori. In questo modo, il fabbisogno diventa parte integrante della programmazione dipartimentale, collegando in modo più diretto didattica, ricerca e politiche di reclutamento. Questa prima fase rende esplicite le priorità delle strutture e valorizza una assunzione di responsabilità sulle scelte: quali corsi rafforzare, dove investire, quali equilibri mantenere o rivedere. È un passaggio coerente con l’idea di autonomia responsabile che attraversa il programma che propongo e che trova nel fabbisogno didattico una delle sue applicazioni più concrete.
In una seconda fase, l’Ateneo interviene per garantire coerenza complessiva e sostenibilità, raccordando i fabbisogni dipartimentali con i vincoli normativi, le risorse disponibili e gli equilibri generali del sistema. Il ruolo dell’Ateneo, in questa impostazione, non è quello di sostituirsi alle scelte delle strutture, ma di armonizzarle, evitando sovrapposizioni, squilibri strutturali o soluzioni non sostenibili nel medio periodo. Il passaggio da un modello prevalentemente centralizzato a un modello su due livelli produce diversi effetti positivi. Da un lato, rende più leggibile la distribuzione interna delle esigenze didattiche, facilitando una programmazione più consapevole e trasparente da parte dei Dipartimenti. Dall’altro, riduce la percezione di decisioni calate dall’alto, rafforzando il dialogo tra strutture e Ateneo su basi più chiare e condivise. È importante sottolineare che una maggiore granularità non implica frammentazione. Al contrario, quando i fabbisogni sono costruiti in modo chiaro a livello dipartimentale, l’Ateneo dispone di informazioni più solide per assumere decisioni strategiche, allocare risorse e programmare il reclutamento in modo coerente con le reali necessità della didattica.
In questo quadro diventa essenziale un monitoraggio costante del fabbisogno effettivo. Il monitoraggio consente di ancorare le richieste a esigenze reali e verificabili e di evitare la creazione di fabbisogni didattici ad hoc, particolarmente critiche in un contesto di risorse limitate. Anche in questo caso, i dati non servono a sanzionare, ma a correggere progressivamente le traiettorie, in coerenza con l’approccio per approssimazioni successive adottato nel programma.
Un modello su due livelli rafforza la capacità dei Dipartimenti di programmare in modo consapevole e quella dell’Ateneo di garantire sostenibilità, contribuendo a una gestione più equilibrata, leggibile e strategica dell’offerta formativa.