7.6 La Fondazione come motore di crescita, innovazione e sostenibilità

La Fondazione deve essere dotata di una propria missione distintiva e di una chiara capacità di iniziativa.

Deve operare con flessibilità, rapidità e capacità di investimento in ambiti in cui l’università pubblica, per natura e vincoli, non può presidiare pienamente. Per questa ragione, la Fondazione deve certamente essere coerente con la strategia complessiva dell’Ateneo, ma non esaurirsi in essa. Deve disporre di un proprio piano strategico pluriennale, capace di individuare ambiti prioritari di intervento, generare risorse, attivare partnership e sviluppare iniziative ad alto impatto. Mi impegno quindi a

  • rafforzare il coordinamento tra governance universitaria e Fondazione, definendo indirizzi chiari e meccanismi di responsabilità condivisa;
  • garantire coerenza strategica, senza comprimere la capacità della Fondazione di innovare, sperimentare e operare in contesti nuovi;
  • sostenere la Fondazione nel suo ruolo di attrazione di risorse, relazioni e opportunità.

La Fondazione è già un ecosistema. Ora deve diventare una strategia.

La Fondazione Ca’ Foscari è già, nei fatti, molto più di uno strumento di supporto: è un ecosistema articolato in cui convivono e si integrano formazione avanzata, ricerca applicata, progettazione competitiva, editoria scientifica, servizi alle imprese e iniziative culturali. Attraverso la Challenge School  presidia in modo strutturato il mercato della formazione post–graduate e continua, sviluppando programmi costruiti insieme a imprese e istituzioni; attraverso la progettazione nazionale ed europea partecipa attivamente alla competizione per le risorse, dimostrando una capacità concreta di attrazione di finanziamenti; attraverso le attività di ricerca applicata traduce le competenze accademiche in soluzioni per il sistema economico e sociale; attraverso Edizioni Ca’ Foscari contribuisce alla diffusione internazionale della produzione scientifica dell’Ateneo secondo modelli avanzati di accesso aperto. A questo si aggiunge una funzione sempre più rilevante nella costruzione di reti, nella gestione di progetti complessi e nello sviluppo di relazioni strategiche con stakeholder pubblici e privati. Il punto oggi non è ampliarne marginalmente le attività, ma riconoscerne pienamente la natura e orientarla con decisione: da insieme di funzioni efficaci a leva strategica integrata per lo sviluppo, la sostenibilità e il posizionamento internazionale di Ca’ Foscari.

Attraverso le sue attività, la Fondazione dimostra già una capacità significativa di operare in ambiti che richiedono flessibilità organizzativa, rapidità decisionale e orientamento al risultato. La gestione della formazione post-graduate e continua, lo sviluppo di programmi costruiti con imprese e istituzioni, la realizzazione di progetti di ricerca applicata e la partecipazione a iniziative finanziate su scala nazionale ed europea sono esempi concreti di una funzione che integra didattica, ricerca e impatto. A questo si aggiunge il ruolo svolto nella diffusione della produzione scientifica e nella costruzione di reti di collaborazione, che rafforzano il posizionamento internazionale dell’Ateneo.

Questa capacità operativa si accompagna a una dimensione economica che deve essere riconosciuta e ulteriormente sviluppata. La Fondazione non è soltanto un luogo di relazione, ma deve anche diventare uno strumento in grado di generare risorse, attrarre finanziamenti, costruire partnership e contribuire alla sostenibilità complessiva dell’Ateneo. In un contesto in cui le università sono chiamate a diversificare le proprie fonti di finanziamento e ad ampliare il proprio raggio d’azione, la Fondazione rappresenta una leva fondamentale per rafforzare la capacità di investimento e di sviluppo.

Alla luce di queste caratteristiche, è necessario compiere un passaggio culturale e strategico: la Fondazione deve essere considerata non più soltanto come un ponte tra università e società, ma come un vero motore di iniziativa. Un soggetto capace di anticipare i bisogni emergenti, di tradurre le competenze accademiche in progetti concreti, di attivare reti e di promuovere innovazione in modo proattivo. Questo significa valorizzarne la capacità di operare anche in ambiti nuovi o sperimentali, dove è richiesta una maggiore libertà di azione rispetto ai vincoli dell’amministrazione pubblica.

Le esperienze più avanzate nel panorama nazionale e internazionale mostrano con chiarezza che le fondazioni universitarie diventano davvero strategiche quando riescono a combinare autonomia operativa, capacità di generare risorse e forte integrazione con la comunità accademica. In questi casi, esse non si limitano ad accompagnare l’università, ma ne amplificano l’impatto, contribuendo a rafforzarne il posizionamento competitivo e la rilevanza pubblica.

La Fondazione Ca’ Foscari possiede già molti degli elementi necessari per svolgere questo ruolo: una rete consolidata di relazioni, competenze organizzative mature e una crescente capacità di progettazione. Il passo successivo consiste nel riconoscere pienamente questa funzione e nel sostenerne lo sviluppo in modo coerente e ambizioso.

7. Radicati nel territorio, aperti al mondo​

Azioni

La terza missione non deve essere percepita come un’aggiunta, ma come parte integrante della qualità di didattica e ricerca. Il multicampus rappresenta una leva strategica in questo ambito: consente di articolare il trasferimento in modo coerente con le vocazioni territoriali, evitando duplicazioni e rafforzando complementarità tra sedi. L’Ateneo dovrebbe maggiormente: integrare la terza missione nella programmazione dipartimentale;riconoscere e valorizzare l’impegno dei docenti;comunicare i risultati alla società.L’impatto sociale è una forma di qualità.Valorizzare la terza missione come dimensione integrata della qualità significa superare l’idea che essa rappresenti un’aggiunta “a valle” rispetto a didattica e ricerca, e riconoscerla invece come una modalità ...
Ca’ Foscari deve essere un interlocutore stabile e autorevole delle istituzioni locali, regionali e nazionali. In un Ateneo multicampus, questo ruolo pubblico deve essere esercitato in modo policentrico. Venezia, Mestre e Treviso non sono solo sedi universitarie, ma punti di accesso territoriali diversi ai processi decisionali: il sapere cafoscarino deve offrire un contributo in ciascuno di questi contesti, con continuità e riconoscibilità. Sarà strategico: consolidare tavoli permanenti di confronto con Comune di Venezia, Comune di Treviso, Regione Veneto e altri enti pubblici;offrire competenze scientifiche per la definizione di politiche pubbliche;contribuire alla pianificazione territoriale e culturale;valorizzare il ruolo dell’università nei processi ...
Il dialogo con le imprese non deve ridursi a una logica di breve periodo. In un Ateneo multicampus, il rapporto con il sistema produttivo non può essere uniforme. Venezia, Mestre e Treviso insistono su ecosistemi economici differenti e richiedono modalità di collaborazione coerenti con le rispettive vocazioni territoriali. Credo sia importante: sviluppare collaborazioni strutturate con il sistema produttivo;promuovere trasferimento di conoscenza;costruire percorsi di tirocinio e formazione di qualità;sostenere l’innovazione sociale e culturale;garantire che ogni collaborazione sia coerente con i valori dell’Ateneo.Un Ateneo che dialoga con i territori costruisce sviluppo sostenibile.Rafforzare il rapporto con il mondo produttivo non significa trasformare l’università ...
Le fondazioni rappresentano una risorsa importante per sostenere progetti culturali, scientifici e sociali. In un Ateneo multicampus, il valore pubblico che proponiamo alle fondazioni non è “generico”: prende forma in contesti territoriali differenti e complementari. Venezia, Mestre e Treviso offrono tre ecosistemi diversi in cui la filantropia può sostenere ricerca, formazione e impatto con modalità coerenti e riconoscibili. Mi impegnerò a: rafforzare relazioni stabili con fondazioni locali, nazionali e internazionali;sviluppare progetti di lungo periodo;valorizzare la dimensione culturale e sociale della ricerca;sostenere borse di studio, infrastrutture e progetti di impatto;garantire trasparenza e coerenza nelle collaborazioni.Relazioni stabili, progetti duraturi, impatto condiviso.Costruire un ...
In un Ateneo multicampus, “la città” non è una sola. Venezia, Mestre e Treviso rappresentano contesti urbani differenti, ciascuno con dinamiche sociali, culturali ed economiche specifiche. Un’università che fa vivere la città deve saper abitare questa pluralità non in modo episodico, ma con una strategia differenziata e coordinata, capace di riconoscere le vocazioni di ciascun territorio e di metterle in relazione tra loro. L’Ateneo si deve impegnare a: promuovere iniziative culturali aperte alla cittadinanza;valorizzare il patrimonio storico e artistico;valorizzare i rapporti con le altre istituzioni;contribuire alla vitalità culturale della città.Un’università viva rende viva la città.Rafforzare il ruolo culturale e civile ...
La Fondazione deve essere dotata di una propria missione distintiva e di una chiara capacità di iniziativa. Deve operare con flessibilità, rapidità e capacità di investimento in ambiti in cui l’università pubblica, per natura e vincoli, non può presidiare pienamente. Per questa ragione, la Fondazione deve certamente essere coerente con la strategia complessiva dell’Ateneo, ma non esaurirsi in essa. Deve disporre di un proprio piano strategico pluriennale, capace di individuare ambiti prioritari di intervento, generare risorse, attivare partnership e sviluppare iniziative ad alto impatto. Mi impegno quindi a rafforzare il coordinamento tra governance universitaria e Fondazione, definendo indirizzi chiari e ...
Marco Sgarbi
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