7.3 Università e imprese: un rapporto duraturo che genera valore reciproco

Il dialogo con le imprese non deve ridursi a una logica di breve periodo. In un Ateneo multicampus, il rapporto con il sistema produttivo non può essere uniforme.

Venezia, Mestre e Treviso insistono su ecosistemi economici differenti e richiedono modalità di collaborazione coerenti con le rispettive vocazioni territoriali. Credo sia importante:

  • sviluppare collaborazioni strutturate con il sistema produttivo;
  • promuovere trasferimento di conoscenza;
  • costruire percorsi di tirocinio e formazione di qualità;
  • sostenere l’innovazione sociale e culturale;
  • garantire che ogni collaborazione sia coerente con i valori dell’Ateneo.

Un Ateneo che dialoga con i territori costruisce sviluppo sostenibile.

Rafforzare il rapporto con il mondo produttivo non significa trasformare l’università in un fornitore di servizi a breve termine, né subordinare ricerca e didattica alle esigenze contingenti del mercato. Le collaborazioni che producono valore duraturo si fondano su un principio chiaro: il rapporto con imprese e professioni deve essere strutturato, reciproco e orientato alla qualità, non alla moltiplicazione di convenzioni o a iniziative episodiche. In chiave multicampus, le partnership dovranno essere coordinate a livello di Ateneo, così da evitare che singole sedi sviluppino relazioni isolate o concorrenti. La costruzione di un portafoglio condiviso di relazioni strategiche, così come è concepito il progetto MOSAICO, rafforza la credibilità complessiva dell’istituzione.

A Ca’ Foscari questo orientamento deve realizzarsi nello sviluppo di collaborazioni quadro pluriennali con imprese, consorzi e filiere produttive selezionate in base alla coerenza con le competenze distintive dell’Ateneo. Un passaggio strategico in questa direzione riguarda la valorizzazione e il consolidamento dell’eredità dei grandi progetti PNRR, ad esempio iNEST, che ha visto Ca’ Foscari assumere un ruolo di primo piano e che può diventare parte integrante della politica ordinaria di Ateneo nei rapporti con il territorio e con il sistema produttivo. Trasformare iNEST, SERICS, GRINS, CHANGES, AGE-IT, da progetti a piattaforme, capaci di continuare a generare collaborazione strutturata tra università, imprese, istituzioni pubbliche e attori sociali anche oltre la durata dei finanziamenti straordinari.

In questa prospettiva, Ca’ Foscari può e deve valorizzare l’esperienza maturata nel PNRR per rafforzare modelli di interazione con il mondo produttivo fondati su ricerca congiunta, sperimentazione sul campo, trasferimento di conoscenza e formazione avanzata, evitando una frammentazione delle relazioni in convenzioni episodiche o progetti isolati. L’eredità di questi progetti, offre infatti una base concreta per consolidare relazioni di medio-lungo periodo, capaci di sostenere processi di innovazione coerenti con le competenze distintive dell’Ateneo e con gli obiettivi di sostenibilità economica, sociale e culturale del territorio.

Affinché il lavoro sviluppato nel quadro del PNRR non si disperda con la conclusione dei finanziamenti straordinari, è necessario che le relazioni costruite evolvano in forme stabili di collaborazione, integrate nelle politiche ordinarie dell’Ateneo. Questo implica un passaggio dalla logica dei singoli progetti a quella di accordi quadro pluriennali con imprese, consorzi e istituzioni territoriali coerenti con le competenze distintive di Ca’ Foscari, capaci di sostenere nel tempo attività di ricerca congiunta, sperimentazione e trasferimento di conoscenza. Un ruolo centrale è svolto anche dalla formazione avanzata e continua, che consente di mantenere vivo il dialogo con il mondo produttivo trasformando le competenze e le reti sviluppate grazie al PNRR in percorsi di alta formazione, aggiornamento professionale e lifelong learning. In questo modo, la conoscenza prodotta dall’università continua a generare valore e relazioni anche oltre la durata dei finanziamenti straordinari. Infine, per evitare la frammentazione delle esperienze maturate, è fondamentale garantire un presidio istituzionale leggero ma continuativo, capace di accompagnare i Dipartimenti e di trasformare le collaborazioni nate in contesti progettuali in relazioni strutturate e riconoscibili. Così, il PNRR non resta una parentesi, ma diventa una base solida su cui costruire un rapporto duraturo e qualificato con il territorio e il sistema produttivo.

 Un secondo ambito cruciale riguarda la qualità delle esperienze formative e delle interazioni con il mondo produttivo e professionale. È necessario innanzitutto definire standard minimi chiari per i tirocini: contenuti formativi espliciti, tutoraggio effettivo, coerenza con il percorso di studi e valutazione dell’esperienza. A Ca’ Foscari, rafforzare questo approccio implica un lavoro strutturato con Camere di Commercio, associazioni di categoria e di rappresentanza, ordini professionali e altri attori delle professioni regolamentate, che rappresentano un’interfaccia essenziale tra università e mondo del lavoro. Alcuni dialoghi virtuosi sono già stati attivati — ad esempio con l’Ordine dei commercialisti e dei contabili — e vanno potenziati e ampliati, per costruire percorsi di avvicinamento alle professioni che non si esauriscono nel tirocinio, ma accompagnano studentesse e studenti nella comprensione delle trasformazioni in atto nei servizi professionali, nella regolazione economica e nella gestione delle organizzazioni.

Accanto all’innovazione tecnologica, assume un rilievo specifico il sostegno a forme di innovazione sociale, culturale e organizzativa, pienamente coerenti con l’identità cafoscarina. Il sistema produttivo richiede sempre più competenze trasversali: capacità di interpretare contesti complessi, di gestire processi di cambiamento, di operare in ambienti multiculturali e regolati. In questo quadro, Ca’ Foscari può svolgere un ruolo distintivo nei progetti che riguardano il turismo sostenibile, l’economia della cultura, la comunicazione interculturale, la responsabilità sociale d’impresa, la governance ambientale e le trasformazioni del lavoro, rafforzando l’integrazione tra saperi umanistici, economici e gestionali, anche attraverso l’erogazione di microcredenziali orientate ai bisogni emergenti del mercato del lavoro e delle organizzazioni.

Per dare sistematicità e continuità a questo insieme di relazioni, è importante promuovere e consolidare forme di cooperazione strutturata tra università, imprese, istituzioni pubbliche e attori del territorio. Queste forme devono consentire di superare la frammentazione delle iniziative episodiche, favorendo il coordinamento di progetti di ricerca applicata, percorsi formativi co-progettati, attività di sperimentazione e servizi di supporto all’innovazione, in una logica di medio-lungo periodo.

Un’impostazione di questo tipo permette di costruire una visione unitaria e strategica delle relazioni esterne dell’Ateneo, articolata in percorsi di ricerca congiunta e trasferimento di conoscenza in ambiti chiave; iniziative formative condivise con imprese, pubbliche amministrazioni e terzo settore; contesti di innovazione tematici integrati con le filiere produttive regionali; servizi di accompagnamento ai processi di transizione digitale, sostenibile e inclusiva delle organizzazioni. L’obiettivo è rendere le collaborazioni stabili, riconoscibili e reciprocamente utili, rafforzando il ruolo dell’università come partner attivo nei processi di trasformazione.

Affinché queste relazioni siano efficaci e coerenti, è necessaria una mediazione istituzionale forte. Le collaborazioni producono valore quando non dipendono da iniziative isolate di singole persone, ma sono governate dall’università attraverso strutture dedicate, in grado di offrire supporto giuridico, amministrativo e progettuale. Una politica università–imprese coerente con la visione multicampus non distribuisce semplicemente attività tra sedi, ma costruisce una strategia territoriale integrata. Venezia, Mestre e Treviso devono essere riconosciute come poli complementari di un unico ecosistema di innovazione, capace di coniugare ricerca, formazione e sviluppo economico in modo coordinato e sostenibile.

7. Radicati nel territorio, aperti al mondo​

Azioni

La terza missione non deve essere percepita come un’aggiunta, ma come parte integrante della qualità di didattica e ricerca. Il multicampus rappresenta una leva strategica in questo ambito: consente di articolare il trasferimento in modo coerente con le vocazioni territoriali, evitando duplicazioni e rafforzando complementarità tra sedi. L’Ateneo dovrebbe maggiormente: integrare la terza missione nella programmazione dipartimentale;riconoscere e valorizzare l’impegno dei docenti;comunicare i risultati alla società.L’impatto sociale è una forma di qualità.Valorizzare la terza missione come dimensione integrata della qualità significa superare l’idea che essa rappresenti un’aggiunta “a valle” rispetto a didattica e ricerca, e riconoscerla invece come una modalità ...
Ca’ Foscari deve essere un interlocutore stabile e autorevole delle istituzioni locali, regionali e nazionali. In un Ateneo multicampus, questo ruolo pubblico deve essere esercitato in modo policentrico. Venezia, Mestre e Treviso non sono solo sedi universitarie, ma punti di accesso territoriali diversi ai processi decisionali: il sapere cafoscarino deve offrire un contributo in ciascuno di questi contesti, con continuità e riconoscibilità. Sarà strategico: consolidare tavoli permanenti di confronto con Comune di Venezia, Comune di Treviso, Regione Veneto e altri enti pubblici;offrire competenze scientifiche per la definizione di politiche pubbliche;contribuire alla pianificazione territoriale e culturale;valorizzare il ruolo dell’università nei processi ...
Il dialogo con le imprese non deve ridursi a una logica di breve periodo. In un Ateneo multicampus, il rapporto con il sistema produttivo non può essere uniforme. Venezia, Mestre e Treviso insistono su ecosistemi economici differenti e richiedono modalità di collaborazione coerenti con le rispettive vocazioni territoriali. Credo sia importante: sviluppare collaborazioni strutturate con il sistema produttivo;promuovere trasferimento di conoscenza;costruire percorsi di tirocinio e formazione di qualità;sostenere l’innovazione sociale e culturale;garantire che ogni collaborazione sia coerente con i valori dell’Ateneo.Un Ateneo che dialoga con i territori costruisce sviluppo sostenibile.Rafforzare il rapporto con il mondo produttivo non significa trasformare l’università ...
Le fondazioni rappresentano una risorsa importante per sostenere progetti culturali, scientifici e sociali. In un Ateneo multicampus, il valore pubblico che proponiamo alle fondazioni non è “generico”: prende forma in contesti territoriali differenti e complementari. Venezia, Mestre e Treviso offrono tre ecosistemi diversi in cui la filantropia può sostenere ricerca, formazione e impatto con modalità coerenti e riconoscibili. Mi impegnerò a: rafforzare relazioni stabili con fondazioni locali, nazionali e internazionali;sviluppare progetti di lungo periodo;valorizzare la dimensione culturale e sociale della ricerca;sostenere borse di studio, infrastrutture e progetti di impatto;garantire trasparenza e coerenza nelle collaborazioni.Relazioni stabili, progetti duraturi, impatto condiviso.Costruire un ...
In un Ateneo multicampus, “la città” non è una sola. Venezia, Mestre e Treviso rappresentano contesti urbani differenti, ciascuno con dinamiche sociali, culturali ed economiche specifiche. Un’università che fa vivere la città deve saper abitare questa pluralità non in modo episodico, ma con una strategia differenziata e coordinata, capace di riconoscere le vocazioni di ciascun territorio e di metterle in relazione tra loro. L’Ateneo si deve impegnare a: promuovere iniziative culturali aperte alla cittadinanza;valorizzare il patrimonio storico e artistico;valorizzare i rapporti con le altre istituzioni;contribuire alla vitalità culturale della città.Un’università viva rende viva la città.Rafforzare il ruolo culturale e civile ...
La Fondazione deve essere dotata di una propria missione distintiva e di una chiara capacità di iniziativa. Deve operare con flessibilità, rapidità e capacità di investimento in ambiti in cui l’università pubblica, per natura e vincoli, non può presidiare pienamente. Per questa ragione, la Fondazione deve certamente essere coerente con la strategia complessiva dell’Ateneo, ma non esaurirsi in essa. Deve disporre di un proprio piano strategico pluriennale, capace di individuare ambiti prioritari di intervento, generare risorse, attivare partnership e sviluppare iniziative ad alto impatto. Mi impegno quindi a rafforzare il coordinamento tra governance universitaria e Fondazione, definendo indirizzi chiari e ...
Marco Sgarbi
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