3.1 La presenza e l’unicità fanno la differenza

L’università vince quando investe sulla presenza e sull’unicità dei suoi saperi.

Ritengo fondamentale:

  • difendere la didattica in presenza;
  • valorizzare l’apprendimento esperienziale;
  • integrare esperienze territoriali nei percorsi formativi;
  • difendere e valorizzare i percorsi “unici”.

Un Ateneo forte è quello che difende ciò che lo rende unico.

La difesa della presenza non implica uniformità, ma coerenza. Il multicampus consente di articolare l’esperienza in aula secondo le specificità dei contesti: dimensione internazionale e culturale a Venezia; sperimentazione scientifica e tecnologica a Mestre; integrazione con il sistema produttivo a Treviso. Ripensare l’offerta in chiave sostenibile implica anche interrogarsi sul ruolo della didattica mista e online. Non come soluzione generalizzata, ma come opzione strategica, da valutare caso per caso, per rendere sostenibili corsi altamente specialistici, ampliare il bacino di studenti e migliorare l’accessibilità. In questo quadro, iniziative mirate possono offrire un contesto in cui sperimentare l’attivazione o la revisione di corsi e insegnamenti in modalità blended, mantenendo elevati standard di qualità e integrazione con la didattica in presenza.

La nostra strategia non sarà quella di inseguire l’online sul terreno dell’online puro. L’università in presenza non vince copiando modelli nati per la sola erogazione a distanza, ma valorizzando ciò che la rende unica e insostituibile: la qualità dell’esperienza formativa, l’apprendimento incarnato, la comunità accademica, il rapporto con il territorio.

Bisogna riconoscere che studentesse e studenti sono cambiati. Cresce, anche in Italia, la quota di persone che studiano e lavorano, così come quella di chi attraversa percorsi di vita non lineari. La flessibilità è oggi una condizione necessaria di accesso, inclusione ed equità. Ma flessibilità non significa virtualizzazione totale. Significa, al contrario, creare le condizioni perché la presenza sia possibile, sostenibile e significativa per tutte e tutti.

Il nostro obiettivo è sviluppare modelli didattici avanzati e inclusivi, capaci di integrare in modo intelligente presenza e apprendimento a distanza, senza mettere in discussione la centralità dell’aula, del laboratorio, del lavoro sul campo e dell’incontro diretto. L’apprendimento a distanza sarà una infrastruttura abilitante, non un surrogato dell’esperienza educativa. La forza dell’università in presenza si misura nella capacità di offrire esperienze formative che non sono replicabili a distanza. Studiare storia dell’arte a Ca’ Foscari significa confrontarsi direttamente con le opere, con gli spazi e con la materialità del patrimonio culturale: osservare Tiziano ai Frari, studiare Tintoretto nella Scuola Grande di San Rocco, imparare a interpretare luce, spazio e materia.  Studiare archeologia significa lavorare sul campo, partecipare a scavi, analizzare reperti, confrontarsi con l’imprevisto della ricerca e con il tempo lungo della storia. Studiare scienze ambientali significa osservare e analizzare sistemi reali – la laguna, il territorio, il mare, la montagna – comprendendo che l’ambiente non è un concetto astratto, ma un sistema vivo, complesso e fragile. Studiare management significa incontrare imprenditrici e imprenditori, manager, responsabili di organizzazioni pubbliche e private, discutere casi reali, costruire relazioni professionali e civiche attraverso il confronto diretto. Studiare economia a Venezia significa confrontarsi direttamente con un laboratorio economico unico: una città internazionale in cui turismo, cultura, commercio, sostenibilità e gestione del patrimonio si intrecciano. Per le lingue, in particolare, offriamo il più alto numero di ore di esercitazioni linguistiche, elemento distintivo e qualificante della nostra proposta formativa.

Collegare in modo strutturato territorio e studenti e studentesse significa superare la separazione tradizionale tra studio e mondo esterno e riconoscere che il territorio può diventare un ambiente di apprendimento a pieno titolo, capace di arricchire i percorsi formativi senza snaturarne il rigore accademico. L’apprendimento esperienziale può essere declinato in modo distinto nei diversi campus: collaborazioni con istituzioni culturali e internazionali a Venezia; laboratori scientifici e tecnologici a Mestre; project work con imprese e organizzazioni territoriali a Treviso. Questa articolazione rafforza la qualità senza disperdere risorse. Per tradurre questo approccio in pratiche formative riconoscibili, intendo promuovere in modo progressivo forme di service learning e di community-engaged learning all’interno dei corsi di studio. Significa progettare insegnamenti, laboratori e project work in cui studenti e studentesse affrontano problemi reali insieme a scuole, amministrazioni, istituzioni culturali, imprese sociali, associazioni e comunità territoriali, con obiettivi formativi chiari e standard accademici rigorosi. Non attività volontaristiche parallele alla didattica, ma esperienze curricolari integrate, capaci di sviluppare competenze disciplinari, senso di responsabilità pubblica e capacità di lavorare in contesti complessi. In questo modo il territorio diventa parte dell’ambiente di apprendimento e la presenza universitaria acquista un valore che nessun modello puramente digitale può replicare. A Ca’ Foscari questo può avvenire attraverso programmi che combinano insegnamenti disciplinari, laboratori di competenze trasversali ed esperienze territoriali qualificate, permettendo agli studenti e alle studentesse di lavorare con aziende, amministrazioni e organizzazioni locali su problemi reali: dalla gestione dei dati alla comunicazione interculturale, dall’innovazione amministrativa alla transizione digitale.

Queste non sono attività accessorie, ma componenti essenziali della formazione universitaria. Sono esperienze che costruiscono competenze profonde, capacità critiche, senso di responsabilità e consapevolezza del proprio ruolo nella società. Nessuna didattica esclusivamente online può sostituirle. Valorizzare la presenza significa anche valorizzare il territorio, la cultura, le imprese e le comunità. Significa costruire cittadinanza, non isolamento digitale; relazioni, non sole connessioni; persone, non profili. Le innovazioni digitali e le sperimentazioni online saranno sviluppate con intelligenza e responsabilità, come strumenti al servizio dell’apprendimento, dell’inclusione e della pluralità dei percorsi. Ma non inseguiremo modelli che snaturano la missione dell’università tradizionale in presenza.

La mia scelta è chiara: investire nella qualità dell’esperienza formativa, nella profondità dell’apprendimento e nella forza della comunità accademica. Perché la vera differenza non la fa il titolo di studio, ma ciò che le persone imparano a fare, a comprendere e a vivere. E perché oggi, più che mai, è la presenza a fare la differenza. Il multicampus rafforza ulteriormente questa posizione: la pluralità dei luoghi rende l’esperienza universitaria più ricca e concreta rispetto a modelli esclusivamente digitali. La presenza distribuita è una risposta strutturale, certo non l’unica, alla competizione delle università telematiche.

In un contesto in cui la crescita delle università telematiche intercetta bisogni reali di flessibilità, Ca’ Foscari non è chiamata a inseguire quel modello, ma a rafforzare ciò che la rende irriducibile alla dimensione puramente digitale. La leva strategica non è la replicabilità dei contenuti, ma la qualità e l’intensità dell’esperienza formativa, che deve essere ripensata in chiave multicampus come un sistema integrato e coerente, capace di valorizzare le specificità di Venezia, Mestre e Treviso senza sovrapposizioni artificiali.

In questa prospettiva, il multicampus non va inteso come una semplice articolazione logistica, ma come un vero e proprio dispositivo formativo. Venezia rappresenta il cuore storico e simbolico dell’Ateneo e, allo stesso tempo, il luogo in cui si concentrano discipline come l’economia, il management, le lingue, le scienze umane e sociali. È qui che Ca’ Foscari può esprimere pienamente la propria vocazione internazionale, connettendo lo studio dell’economia e dei mercati globali con le dimensioni culturali, linguistiche e geopolitiche che caratterizzano il mondo contemporaneo. Venezia non è solo uno sfondo, ma un contesto che rende possibile un apprendimento situato, in cui economia e management si confrontano concretamente con temi come il turismo, la sostenibilità, la gestione dei flussi globali e le trasformazioni urbane.

Mestre, d’altra parte, ospita il polo scientifico dell’Ateneo e rappresenta uno spazio fondamentale per lo sviluppo delle competenze nelle aree della fisica, della chimica, delle scienze ambientali e della computer science. Qui il valore della presenza è legato in modo ancora più evidente alla dimensione laboratoriale, sperimentale e tecnologica, che non è trasferibile in un ambiente puramente digitale. Il rafforzamento di questo polo passa quindi attraverso un investimento deciso in infrastrutture, laboratori e integrazione con la ricerca, ma anche attraverso una maggiore connessione con le altre aree disciplinari dell’Ateneo. In particolare, l’interazione tra scienze dure e ambiti economico-sociali può diventare un tratto distintivo di Ca’ Foscari, favorendo la nascita di percorsi capaci di affrontare in modo integrato temi come la transizione ecologica, l’innovazione tecnologica e l’analisi dei dati.

Treviso, infine, può essere ulteriormente valorizzata come spazio di connessione con il sistema produttivo del territorio, caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese orientate all’internazionalizzazione. In questo contesto, i percorsi formativi possono essere progettati in modo da integrare in maniera più strutturata l’esperienza accademica con quella professionale, attraverso attività progettuali, collaborazioni e interazioni dirette con le imprese.

L’elemento chiave di questo modello non è la separazione tra i campus, ma la loro integrazione. L’esperienza dello studente deve essere pensata come un percorso che attraversa, almeno in parte, queste diverse dimensioni: teorica e internazionale a Venezia, scientifica e sperimentale a Mestre, applicata e orientata al sistema produttivo a Treviso. In questo modo, la presenza acquista un valore che non è semplicemente fisico, ma formativo: essere in un luogo significa accedere a un tipo specifico di apprendimento, a strumenti e relazioni che non sono replicabili altrove.

Parallelamente, è necessario rafforzare una didattica che superi la centralità della lezione frontale e si orienti verso forme più attive e progettuali. Questo approccio trova una particolare coerenza proprio in un contesto multicampus, dove è possibile costruire percorsi in cui gli studenti lavorano su problemi complessi che richiedono competenze diverse e che possono essere sviluppati attraverso il contributo di più sedi. La didattica diventa così un processo integrato, in cui contenuti, esperienze e contesti si rafforzano reciprocamente.

Accanto al rafforzamento dell’esperienza, diventa fondamentale operare una scelta chiara sul piano della specializzazione. Ca’ Foscari dispone già di ambiti consolidati — economia e management, lingue e studi internazionali, scienze ambientali, chimica, fisica e data science — che possono essere ulteriormente sviluppati in modo coerente e distintivo. La sfida non è ampliare indefinitamente l’offerta, ma renderla più riconoscibile, evitando frammentazioni e sovrapposizioni e costruendo percorsi ad alta intensità formativa, nei quali la qualità della didattica e l’integrazione con la ricerca rappresentino elementi centrali.

In questo quadro, il rapporto tra ricerca e didattica assume un ruolo decisivo. In particolare nei contesti scientifici di Mestre, ma anche nelle discipline economiche e sociali di Venezia, è possibile coinvolgere gli studenti in attività di ricerca e analisi già nelle fasi iniziali del percorso, rafforzando il carattere distintivo dell’esperienza universitaria rispetto a modelli puramente trasmissivi. Allo stesso tempo, la qualità della docenza deve essere considerata un fattore strategico, sia in termini di attrattività internazionale sia di capacità di innovare i metodi didattici.

In sintesi, di fronte alla crescita delle università telematiche, Ca’ Foscari può rafforzare la propria posizione non attraverso un adattamento passivo, ma attraverso una strategia che valorizzi pienamente la propria natura multicampus, integri in modo coerente le diverse aree disciplinari e punti su un modello formativo fondato sull’esperienza, sulla qualità e sulla specializzazione. In questo modo, la presenza non è più un vincolo organizzativo, ma diventa la condizione stessa che rende possibile un apprendimento profondo, situato e non replicabile in ambiente esclusivamente digitale.

Un Ateneo come il nostro si distingue per la capacità di offrire un’offerta formativa ampia e articolata, fondata su profondità disciplinare, formazione avanzata e valorizzazione delle competenze rare. In questo quadro, gli insegnamenti a bassa numerosità non rappresentano una debolezza da giustificare, ma una delle espressioni più evidenti dell’unicità dell’università.

Si tratta spesso di corsi unici nel panorama universitario nazionale, che garantiscono continuità di saperi, presidio di ambiti disciplinari strategici e un rapporto diretto e qualificato tra docenti e studentesse e studenti. Il loro valore non risiede nella numerosità, ma nella funzione che svolgono: sostenere filiere di ricerca, alimentare competenze linguistiche, storiche, culturali e interpretative che sono parte integrante della vocazione dell’Ateneo. È il caso di alcune lingue insegnate a Ca’ Foscari – presenti solo in pochissimi atenei europei o unicamente nel nostro – che permettono di mantenere vivo un patrimonio linguistico e culturale altrimenti destinato a scomparire, formando competenze che nessun altro contesto universitario italiano è in grado di offrire.

L’obiettivo non è far crescere i numeri a tutti i costi, né difendere l’esistenza di questi insegnamenti in termini residuali, ma renderne esplicito il valore strategico, migliorandone il posizionamento all’interno dell’offerta formativa e rafforzandone la riconoscibilità presso studentesse e studenti, dipartimenti e organi di governo. Una prima azione in questa direzione è il riconoscimento istituzionale degli insegnamenti a bassa numerosità come corsi unici nel panorama universitario veneto e italiano, superando la logica implicita secondo cui il valore di un corso sarebbe misurabile esclusivamente sulla base dei numeri.

Alcuni insegnamenti assolvono infatti a una funzione diversa e complementare: garantiscono la presenza di saperi fondamentali, rafforzano l’identità culturale dell’Ateneo e ne qualificano il profilo scientifico e formativo.  Ad esempio, gli insegnamenti unici presenti nel corso in Scienze dell’Antichità, che tengono insieme competenze filologiche, storiche, archeologiche e storico-artistiche, rappresentano un esempio chiaro di questa funzione: non rispondono a una domanda di massa, ma presidiano ambiti essenziali per la ricerca, la formazione avanzata e la trasmissione di saperi specialistici che definiscono l’eccellenza dell’Ateneo.

Un secondo asse strategico riguarda l’accessibilità trasversale. Molti di questi insegnamenti possono essere di grande interesse anche per chi è iscritto ad altri corsi di studio, ma non sempre risultano facilmente individuabili o fruibili. È quindi necessario promuovere un lavoro condiviso con dipartimenti e collegi didattici per rendere più chiari i percorsi di accesso, ampliare il riconoscimento come esami a scelta e migliorare la comunicazione dell’offerta, senza snaturarne i contenuti né abbassarne il livello. L’obiettivo è fare in modo che chi è potenzialmente interessato possa davvero intercettare queste opportunità formative, rafforzando la circolazione dei saperi all’interno dell’Ateneo. Sul piano metodologico, è infine utile considerare con equilibrio anche forme mirate di didattica mista, non come soluzione generalizzata, ma come strumento selettivo per ampliare il bacino potenziale e migliorare l’inclusività, preservando in ogni caso la qualità e la centralità della didattica in presenza. 

Infine, ritengo importante incentivare lo sviluppo di corsi di natura interdisciplinare, come ad esempio Conservation Science, capaci di mettere in relazione ambiti diversi – dalle discipline archeologiche e storico-artistiche a quelle archivistiche, fino alle scienze chimiche e dei materiali. Si tratta di insegnamenti che favoriscono il dialogo tra saperi e l’integrazione di approcci differenti, rispondendo a un’esigenza sempre più avvertita di confronto tra competenze umanistiche e scientifiche.

Perché non sono solo i numeri a fare la differenza, ma anche – e soprattutto – i progetti culturali che un Ateneo sceglie di presidiare, sviluppare e rendere visibili. La presenza e l’unicità fanno la differenza solo se vissute in modo coerente in tutto l’Ateneo. Venezia, Mestre e Treviso non devono competere tra loro, ma contribuire, ciascuna con la propria specificità, a un progetto didattico integrato. È questa complementarità che rende il multicampus una scelta strategica e non una semplice articolazione geografica.

3. Un nuovo approccio alla didattica

Azioni

L’università vince quando investe sulla presenza e sull’unicità dei suoi saperi. Ritengo fondamentale: difendere la didattica in presenza;valorizzare l’apprendimento esperienziale;integrare esperienze territoriali nei percorsi formativi;difendere e valorizzare i percorsi “unici”.Un Ateneo forte è quello che difende ciò che lo rende unico.La difesa della presenza non implica uniformità, ma coerenza. Il multicampus consente di articolare l’esperienza in aula secondo le specificità dei contesti: dimensione internazionale e culturale a Venezia; sperimentazione scientifica e tecnologica a Mestre; integrazione con il sistema produttivo a Treviso. Ripensare l’offerta in chiave sostenibile implica anche interrogarsi sul ruolo della didattica mista e online. Non come soluzione generalizzata, ...
In un Ateneo multicampus, l’organizzazione della didattica deve essere pensata come sistema integrato Calendari, appelli e carichi didattici non possono essere progettati come se le sedi fossero isolate: Venezia, Mestre e Treviso devono funzionare in modo coordinato e prevedibile. L’attuale organizzazione della didattica a Ca’ Foscari è in larga parte il risultato di assetti progettati in una fase storica in cui l’Ateneo contava meno di 400 docenti; oggi il corpo docente si avvicina alle 700 unità e l’offerta formativa è cresciuta in modo significativo, sia in termini quantitativi sia in termini di complessità. Questa evoluzione ha profondamente modificato le condizioni ...
Ca’ Foscari ha bisogno, oggi più che mai, di riconoscere, sostenere e valorizzare le molte sperimentazioni didattiche che già esistono e introdurne di nuove per rafforzare la sua identità. Intendo: promuovere challenge-based learning e remote e virtual labs;sostenere la compresenza interdisciplinare;sostenere nuove sperimentazioni didattiche flessibili;potenziare programmi ponte (bridging courses).La didattica innovativa si fà, tutti i giorni, nei nostri insegnamenti.Rafforzare l’idea e l’immagine di Ca’ Foscari come università della presenza significa affermare l’unicità di una esperienza didattica e formativa che trova nella presenza il contesto in cui possono svilupparsi e essere pienamente valorizzate modalità di insegnamento innovative, complesse e ad alto ...
Una migliore organizzazione della didattica produce benefici sistemici. Intendo aiutare i corsi di studio a: difendere la sostenibilità dell’offerta didattica;ripensare l’offerta formativa esistente;progettare una nuova offerta formativa sostenibile.La sostenibilità è la condizione per una didattica solida e duratura.La sostenibilità dell’offerta formativa è una leva centrale della più generale sostenibilità economica dell’Ateneo. Un’organizzazione chiara e prevedibile dei percorsi di studio riduce dispersione, ritardi e abbandoni, migliora la riuscita formativa e rafforza la capacità di Ca’ Foscari di programmare e investire nel medio periodo. Calendari coerenti, coordinamento tra insegnamenti e regole comprensibili non sono aspetti tecnici, ma fattori che incidono direttamente sugli ...
Accanto all’equilibrio organizzativo e alla sostenibilità dei Dipartimenti diventa sempre più centrale investire sulla qualità della didattica come competenza professionale e come responsabilità istituzionale condivisa, riconoscendo che l’insegnamento universitario contemporaneo richiede dispositivi pedagogici, linguaggi educativi e approcci metodologici che vanno oltre la sola eccellenza disciplinare e la trasmissione dei contenuti. Mi impegnerò a: valorizzare l’aggiornamento didattico;esplorare nuovi metodi didattici;investire in strutture, competenze e persone;stabilire un contatto strutturato con il mondo della formazione e degli insegnanti;costituire un Centre for Teaching and Learning.Insegnare bene è una competenza da coltivare.Rafforzare la formazione didattica di chi insegna in università significa riconoscere in modo esplicito ...
Marco Sgarbi
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