5.7 Il valore della comunicazione della ricerca
Una parte della fragilità della ricerca deriva dalla scarsa comprensione del suo valore.
Credo sia importante:
- raccontare la propria ricerca in modo accessibile;
- valorizzarne l’impatto culturale, sociale ed economico;
- promuovere attività di divulgazione e public engagement;
- dialogare con scuole, istituzioni e cittadini;
- difendere il valore pubblico della conoscenza.
La ricerca vive se è compresa e condivisa.
Comunicare il valore della ricerca significa renderne comprensibili il senso, il metodo e l’impatto a pubblici diversi, senza tradirne la complessità. La fragilità della ricerca nel dibattito pubblico nasce spesso non da una carenza di qualità scientifica, ma dalla difficoltà di comprenderne i tempi, le logiche e il contributo reale alla società. Rafforzare la ricerca nel lungo periodo richiede quindi una comunicazione capace di spiegare non solo i risultati, ma anche il processo che li rende possibili, in coerenza con una visione della conoscenza come bene pubblico.
A Ca’ Foscari questo approccio può tradursi nella costruzione di una narrazione istituzionale continua della ricerca, che affianchi alla comunicazione episodica dei risultati una spiegazione costante del lavoro scientifico in corso. Format stabili – digitali e in presenza – possono raccontare non soltanto “che cosa è stato scoperto”, ma perché una certa ricerca è rilevante, quali domande affronta, quali metodi utilizza, quali tempi di maturazione richiede e quali incertezze attraversa. Rendere visibile la ricerca come processo, e non solo come prodotto finale, contribuisce a rafforzare la fiducia nella ricerca di base e nella sua autonomia.
In questa prospettiva, Ca’ Foscari può dotarsi di un programma istituzionale stabile di narrazione della ricerca, che affianchi alla comunicazione episodica dei risultati un racconto continuativo del lavoro scientifico in corso. Propongo di strutturarlo come Ca’ Foscari Research Stories, inteso non come operazione promozionale, ma come infrastruttura culturale dell’Ateneo: uno spazio regolare e riconoscibile in cui la ricerca viene resa leggibile mentre accade, nelle sue domande, nei suoi metodi, nei suoi tempi e nelle sue inevitabili incertezze.
L’idea di fondo è semplice: se vogliamo rafforzare la comprensione pubblica della ricerca, dobbiamo rendere visibile non solo ciò che “arriva” alla fine, ma ciò che rende possibile arrivarci. Per questo Research Stories dovrebbe basarsi su un formato replicabile, costruito in modo da restituire con chiarezza la logica della ricerca: la domanda di partenza, il metodo, ciò che ancora non sappiamo, i risultati intermedi e le possibili traiettorie di impatto, anche quando non sono immediatamente traducibili in applicazioni o indicatori.
A questa dimensione editoriale può affiancarsi un secondo formato, Open Lab Days, pensato per trasformare laboratori, archivi, collezioni, centri e infrastrutture digitali in luoghi periodicamente accessibili e narrabili. L’obiettivo non è “spettacolarizzare” la ricerca, ma far vedere concretamente come si lavora: come si costruisce un corpus, come si interroga un archivio, come si produce un dataset, come si organizza un esperimento o un’analisi economico-sociale. In un Ateneo interdisciplinare e multicampus come Ca’ Foscari, questa apertura periodica renderebbe percepibile la pluralità delle pratiche di ricerca e rafforzerebbe la relazione con scuole, istituzioni e cittadinanza.
Accanto a questi due livelli, propongo un terzo strumento, Policy & Industry Brief, che consenta di rendere traducibili alcuni risultati verso attori del territorio, istituzioni pubbliche, scuole, imprese e terzo settore, senza ridurre la complessità del lavoro scientifico. Si tratterebbe di sintesi brevi e rigorose, orientate all’uso: il problema, le evidenze disponibili, le implicazioni, i limiti e ciò che resta incerto. Un formato di questo tipo non sostituisce la pubblicazione scientifica, ma facilita il passaggio dalla conoscenza alla discussione pubblica e alla decisione, valorizzando anche impatti culturali e sociali che raramente trovano spazio nei canali tradizionali.
Perché questo programma sia sostenibile, è importante che sia accompagnato da un supporto professionale dedicato, evitando di scaricare l’onere della comunicazione sul solo tempo individuale di ricercatrici e ricercatori. In questo modo, la comunicazione della ricerca diventa una pratica stabile e condivisa, capace di valorizzare tutte le forme di ricerca – teorica, sperimentale, applicata e interdisciplinare – senza gerarchie implicite. L’obiettivo è che la ricerca di Ca’ Foscari sia riconoscibile.
Un ambito particolarmente importante riguarda la valorizzazione dell’impatto culturale e sociale, spesso poco visibile nei canali tradizionali. A Ca’ Foscari questo significa riconoscere e raccontare in modo sistematico attività come il contributo a politiche pubbliche, la curatela culturale, la consulenza scientifica per istituzioni, la produzione di strumenti per scuole, musei, enti locali o comunità internazionali. In questi casi, l’obiettivo non è misurare tutto con indicatori quantitativi, ma costruire narrazioni solide, documentate e verificabili, capaci di mostrare come la ricerca produca valore pubblico anche quando non genera brevetti o ritorni economici immediati.
La comunicazione della ricerca è particolarmente efficace quando è integrata con il public engagement. Programmi continuativi di dialogo con la società – cicli di incontri, laboratori con le scuole, collaborazioni con biblioteche, musei, associazioni e istituzioni culturali – consentono di trasformare la ricerca in un’esperienza condivisa. Nel contesto veneziano, questo approccio è coerente con l’identità di Ca’ Foscari come università civica, capace di utilizzare la città come spazio di restituzione, discussione e confronto sui temi della conoscenza prodotta dall’Ateneo.
Un elemento essenziale è il coinvolgimento diretto di ricercatrici e ricercatori, evitando però di scaricare su di loro un onere improprio. Per ampliare in modo equilibrato la comunicazione della ricerca sono necessari supporti professionali dedicati: formazione sulla comunicazione pubblica della ricerca, affiancamento nella produzione di materiali divulgativi, mediazione tra linguaggio scientifico e linguaggio pubblico. A Ca’ Foscari questo consentirebbe di valorizzare una pluralità di voci e di discipline, evitando che la comunicazione resti concentrata su pochi ambiti o su poche persone, e rafforzando al tempo stesso la qualità del racconto istituzionale.
La comunicazione del valore della ricerca deve inoltre dialogare in modo strutturato con il sistema educativo, in particolare con le scuole. Portare la ricerca nella didattica pre-universitaria non significa semplificare i contenuti, ma introdurre studenti e studentesse al metodo scientifico, al pensiero critico e alla gestione della complessità. Rafforzare questo legame contribuisce a formare cittadini consapevoli prima ancora che futuri studenti e amplia la comprensione sociale del ruolo dell’università.