5.1 Tempo e condizioni adeguate per la ricerca
La ricerca, qualunque forma assuma, richiede condizioni adeguate.
Credo sia fondamentale:
- proteggere il tempo per la ricerca, soprattutto nelle fasi iniziali dei percorsi scientifici;
- governare i carichi didattici e amministrativi in modo equilibrato;
- garantire gli anni sabbatici per la ricerca;
- garantire condizioni di lavoro che favoriscano la qualità e la profondità del lavoro scientifico.
Un Ateneo che protegge la ricerca ne rafforza il futuro.
Garantire tempo e condizioni adeguate per la ricerca ovviamente non significa limitarsi a ribadirne l’importanza nei documenti strategici, ma intervenire in modo concreto sui meccanismi organizzativi che oggi ne comprimono la qualità, soprattutto nelle fasi più delicate delle carriere accademiche. Un ecosistema di ricerca vitale e plurale si fonda sul riconoscimento del tempo per la ricerca come risorsa istituzionale da governare, e non come bene individuale da difendere informalmente. Quando questa responsabilità resta implicita, la ricerca tende a frammentarsi e a diventare reattiva; quando invece è assunta dall’istituzione, può svilupparsi in modo più solido, continuo e coerente.
Un primo ambito di intervento riguarda la protezione del tempo di ricerca nelle fasi iniziali dei percorsi scientifici, in particolare per ricercatrici e ricercatori a inizio carriera e nei primi anni successivi al dottorato. Prevedere carichi didattici e amministrativi progressivi, calibrati sul momento della carriera, consente di evitare che l’ingresso nel ruolo sia immediatamente assorbito da insegnamento, commissioni e adempimenti. Non si tratta di introdurre privilegi, ma di distribuire i carichi in modo più equo e consapevole, riconoscendo che la costruzione di una linea di ricerca autonoma richiede tempo concentrato e continuità. Questo principio deve essere integrato nella programmazione dipartimentale e nelle politiche di reclutamento, per evitare che le esigenze di breve periodo compromettano la qualità futura della ricerca.
Un secondo nodo cruciale riguarda la governance dei carichi amministrativi, che rappresentano oggi uno dei principali fattori di erosione del tempo di ricerca. Per preservare la qualità scientifica è necessario investire nella semplificazione dei processi, nel supporto tecnico-amministrativo qualificato e nella riduzione delle ridondanze, distinguendo con chiarezza ciò che è necessario per la qualità e la trasparenza da ciò che è mero adempimento. A Ca’ Foscari, rafforzare il supporto alla gestione dei progetti e alle rendicontazioni consentirebbe di restituire tempo scientifico senza ridurre il livello di controllo o di responsabilità amministrativa, valorizzando al contempo il ruolo del personale tecnico-amministrativo come infrastruttura abilitante della ricerca.
In questo quadro, appare strategico garantire in modo sistematico a tutte le professoresse e i professori la possibilità di usufruire di periodi di anno sabbatico effettivamente dedicati alla ricerca, senza obblighi didattici. L’anno sabbatico non dovrebbe essere concepito come una concessione eccezionale o discrezionale, ma come uno strumento ordinario di politica della ricerca, capace di generare un effetto moltiplicatore sulla qualità scientifica complessiva. La possibilità di disporre di un tempo prolungato e continuativo per lo sviluppo di progetti, la scrittura e la costruzione di reti internazionali consente infatti di produrre risultati che difficilmente emergono in condizioni di frammentazione. In questa prospettiva, l’investimento sull’anno sabbatico rappresenta un vero e proprio volano per la ricerca, con ricadute positive non solo sulla produzione scientifica individuale, ma sull’intero ecosistema accademico.
Garantire tempo e condizioni per la ricerca implica anche la cura delle condizioni materiali e organizzative del lavoro scientifico. L’accesso a spazi adeguati, infrastrutture di ricerca funzionanti, biblioteche e risorse digitali aggiornate e potenziate, così come ambienti che favoriscano la concentrazione e lo scambio intellettuale, incide direttamente sulla qualità e sulla profondità del lavoro di ricerca. In un Ateneo diffuso e interdisciplinare come Ca’ Foscari, questi elementi devono essere considerati parte integrante delle politiche per la ricerca e coordinati con le strategie infrastrutturali e di sostenibilità.
In questa stessa prospettiva si colloca anche il tema dell’open access alla produzione scientifica, che rappresenta oggi una leva strategica per aumentare la visibilità, l’impatto e il ritorno complessivo degli investimenti in ricerca. Le pubblicazioni ad accesso aperto sono mediamente più lette, più citate e più rapidamente riutilizzate rispetto a quelle accessibili solo tramite abbonamento, con effetti positivi sulla circolazione delle conoscenze, sulla costruzione di collaborazioni scientifiche e sul trasferimento dei risultati verso la società e il sistema produttivo. In questo quadro, garantire un accesso equo e sostenibile ai fondi per l’open access o la possibilità di stipulare accordi strutturati a livello nazionale deve essere considerato parte integrante delle condizioni che abilitano una ricerca di qualità, attraverso un’azione coordinata con la CRUI e con il Ministero volta a valorizzare pienamente la produzione scientifica degli atenei.
Un’attenzione specifica dovrebbe essere dedicata anche all’accessibilità temporale delle strutture di ricerca e delle biblioteche. Garantire a docenti, ricercatori e ricercatrici la possibilità di accedere tramite badge agli spazi di ricerca e alle biblioteche anche durante i fine settimana, senza necessità di prenotazione, rappresenterebbe una misura concreta a sostegno del tempo di ricerca. Questo in parte già accade nel Campus Scientifico, ma potrebbe essere esteso gradualmente alle altre sedi. Tale intervento riconosce la natura spesso non standardizzabile dei tempi del lavoro scientifico e favorisce forme di lavoro concentrato e continuativo, particolarmente rilevanti per attività che richiedono immersione prolungata, come la scrittura, l’analisi delle fonti e il lavoro su materiali archivistici. L’estensione degli orari di accesso contribuirebbe così a rendere più effettivo il diritto alla ricerca, valorizzando al meglio le infrastrutture già disponibili.