2.1 Il diritto a uno spazio di studio
Ca’ Foscari deve rispondere alla crescente domanda di luoghi in cui studiare.
In un Ateneo multicampus, il diritto allo studio coincide anche con il diritto a uno spazio adeguato in ogni sede.
La qualità dell’esperienza universitaria non può dipendere dal campus in cui si frequenta: Venezia, Mestre e Treviso devono offrire condizioni di studio dignitose, accessibili e coerenti con le rispettive vocazioni. Credo debba essere prioritario per l’Ateneo:
- incrementare il numero di aule studio dedicate;
- riconvertire spazi sottoutilizzati in luoghi di studio;
- distribuire gli spazi in modo equilibrato tra le sedi;
- assicurare accessibilità anche a studenti e studentesse con disabilità.
Un Ateneo equo è un Ateneo che offre a tutti gli stessi spazi per crescere.
Aumentare in modo efficace gli spazi di studio non significa semplicemente “trovare nuovi metri quadri”. Significa, innanzitutto, riconoscere che gli spazi sono una risorsa strategica di Ateneo, da governare in modo unitario, sulla base di dati, priorità condivise e scelte progressive. Nelle università inserite in contesti urbani complessi come Firenze e Bologna, l’esperienza mostra che la risposta più solida all’aumento della domanda non è una singola grande opera, ma un programma continuo di riconversione e ottimizzazione, ovvero partire da ciò che esiste, recuperare aree sottoutilizzate e costruire nel tempo una rete di spazi distribuiti, accessibili e realmente fruibili.
Innanzitutto è necessaria una ricognizione rapida degli spazi disponibili, orientata all’individuazione concreta di ambienti trasformabili. La ricognizione dovrebbe concentrarsi su tre tipologie principali. La prima riguarda sale e locali utilizzati in modo discontinuo – come sale riunioni sovradimensionate o ambienti attivati solo in occasioni sporadiche – che possono essere riconvertiti in micro-aule studio senza interferire con la didattica. La seconda interessa aule didattiche con bassa saturazione in fasce orarie ricorrenti, che possono essere rese disponibili come spazi studio quando non occupate da lezioni, attraverso una gestione chiara e regolata. La terza comprende spazi di passaggio e aree comuni che, se dotati di arredi adeguati e di regole condivise, possono diventare luoghi di studio informale, particolarmente utili per il lavoro di gruppo o lo studio tra una lezione e l’altra.
Questo lavoro deve essere inserito in una visione strategica multicampus, che riconosca pienamente tutte le sedi come parti integranti dell’esperienza cafoscarina. Il campus di Treviso e il campus scientifico di Mestre non possono essere considerati sedi secondarie, ma leve fondamentali per riequilibrare la pressione su Venezia e migliorare l’equità dell’accesso agli spazi. Il campus di Treviso, dove negli anni sono cresciuti studenti, studentesse e attività didattiche, rappresenta una risorsa concreta per ampliare l’offerta di spazi studio, a condizione di investire in modo mirato in biblioteche più capienti, spazi adeguati per lo studio individuale e collaborativo, servizi di ristoro e una fruibilità estesa anche oltre l’orario delle lezioni. Analogamente, il campus scientifico di Mestre, grazie a infrastrutture moderne e a una forte concentrazione di attività di ricerca, può diventare un luogo riconoscibile di studio e di vita universitaria, se dotato di spazi studio ben progettati e integrati con i servizi. Questo rafforza l’attrattività complessiva dell’Ateneo, in particolare per i fuorisede e internazionali.
La credibilità del piano dipende anche dal metodo di attuazione. Un approccio realistico è procedere per rilasci successivi e visibili, evitando promesse generiche. Programmare interventi per tranche consente di riconvertire progressivamente anche spazi di dimensioni ridotte, aumentando nel tempo i posti disponibili e riducendo la competizione per lo spazio. In un Ateneo diffuso come Ca’ Foscari, questo incremento deve essere equilibrato tra Venezia, Treviso e Mestre, perché la domanda non è concentrata in un unico luogo e la mobilità interna, soprattutto a Venezia, comporta costi reali in termini di tempo e risorse per gli studenti e per le studentesse.
Un ulteriore elemento chiave è garantire una gestione chiara e condivisa degli spazi, evitando che il loro utilizzo avvenga in modo frammentato, informale o non coordinato. Introdurre strumenti semplici di gestione dell’accesso – non necessariamente sistemi rigidi di prenotazione, ma almeno informazioni chiare su disponibilità e affollamento – e regole condivise contro l’occupazione impropria dei posti contribuisce a ridurre conflittualità e frustrazione. Quando gli studenti e le studentesse sanno dove e quando è possibile trovare uno spazio, lo studio smette di essere vissuto come una competizione e torna a essere una condizione ordinaria dell’esperienza universitaria.
Infine, aumentare gli spazi di studio significa progettare una pluralità di ambienti, non soltanto luoghi di silenzio assoluto. Una rete efficace comprende sale studio silenziose, spazi per il lavoro di gruppo, aree per lo studio breve tra le lezioni e ambienti più informali. Questa diversificazione, già presente in alcune sedi dell’Ateneo, risponde ai bisogni reali degli studenti e delle studentesse, riduce la pressione sui pochi spazi “iconici” e contribuisce a costruire un’esperienza universitaria più equilibrata e meno stressante. In una visione multicampus matura, gli spazi non sono solo metri quadri, ma dispositivi identitari. A Venezia gli spazi raccontano la storia e la dimensione internazionale; a Mestre possono raccontare innovazione e tecnologia; a Treviso integrazione con il tessuto produttivo. Progettare gli spazi in coerenza con queste vocazioni rafforza l’identità di ciascun campus e consolida l’unità dell’Ateneo.