2.5 Ottimizzare gli spazi
In un Ateneo multicampus, l’ottimizzazione degli spazi deve essere pensata su scala complessiva, e non per singola sede.
Venezia, Mestre e Treviso non possono gestire il proprio patrimonio in modo separato:
devono essere considerate parti di un unico sistema infrastrutturale. Pertanto intendo:
- coordinare meglio l’uso degli spazi tra strutture;
- utilizzare gli spazi anche fuori dagli orari tradizionali;
- sperimentare nuovi modelli di gestione degli spazi.
Spazi condivisi, tempi estesi, uso intelligente delle risorse.
In un contesto come quello di Ca’ Foscari, la disponibilità di nuovi spazi è strutturalmente limitata. Per questo, una delle leve più efficaci non è tanto aumentare i metri quadri, quanto utilizzare in modo più intelligente e flessibile ciò che già esiste, superando una gestione frammentata e rigida. Gli spazi universitari non possono essere trattati come risorse statiche, assegnate una volta per tutte a singole strutture: devono essere governati come patrimonio comune dell’intera comunità accademica, capace di adattarsi nel corso della giornata e dell’anno a esigenze diverse.
Un primo passaggio fondamentale in questa direzione è l’introduzione di una cabina di regia unitaria dell’uso degli spazi, che permetta di avere una visione complessiva di occupazioni, vuoti e picchi di domanda. A Ca’ Foscari questo può tradursi in un sistema centralizzato di monitoraggio e coordinamento che incroci orari delle lezioni, utilizzo delle aule, apertura degli spazi studio e programmazione delle attività culturali.
All’interno di questo quadro, la polifunzionalità programmata degli spazi rappresenta una leva decisiva. Un’aula non deve essere confinata a una sola funzione: può ospitare lezioni in alcune fasce orarie, diventare spazio per il consumo dei pasti, diventare spazio di studio individuale quando non è occupata dalla didattica, accogliere lavori di gruppo o attività culturali leggere in altri momenti. Questo accade già in altre università in Italia. Rendere possibile questa flessibilità richiede arredi mobili o facilmente riconfigurabili, segnaletica chiara e regole semplici di utilizzo, ma soprattutto una comunicazione trasparente che indichi quando e come lo spazio è disponibile. In questo modo, la capacità effettiva degli spazi aumenta senza costruire nulla di nuovo e senza sacrificare la qualità.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda l’uso degli spazi al di fuori degli orari tradizionali. In molte sedi universitarie, aule e sale restano inutilizzate nelle ore serali o nei fine settimana, mentre la domanda di studio cresce proprio in queste fasce. Nel nostro Ateneo, una gestione più flessibile può prevedere che alcuni spazi vengano automaticamente riconvertiti, al termine delle lezioni, in luoghi di studio o di socialità controllata, con aperture coordinate e servizi minimi garantiti. Questa soluzione risponde in modo particolare alle esigenze dei lavoratori e fuorisede, contribuendo all’equità dell’accesso allo studio.
La flessibilità nell’uso degli spazi deve essere accompagnata da strumenti di informazione e accesso chiari e affidabili. Rendere visibile, in tempo reale o quasi, la disponibilità degli spazi riduce conflitti, frustrazione e competizione impropria. Sarà necessario implementare, come in altre università, mappe digitali degli spazi fruibili, indicazioni chiare delle funzioni attive nelle diverse fasce orarie e comunicazioni semplici delle regole d’uso. Sapere dove andare e cosa aspettarsi è una condizione essenziale per un utilizzo efficace degli spazi e per migliorare l’esperienza quotidiana degli studenti e delle studentesse.
Un altro elemento di valore è l’uso condiviso degli spazi tra didattica, studio e cultura. Ambienti che ospitano seminari, presentazioni o iniziative culturali possono diventare, nei momenti in cui non sono impegnati da eventi, luoghi di studio o di incontro. Questa integrazione riduce la separazione tra momenti formativi e vita universitaria, rafforza il senso di comunità e migliora l’efficienza complessiva. Per funzionare, richiede una pianificazione attenta e un coordinamento tra le strutture coinvolte, in modo da evitare sovrapposizioni e disservizi.
Utilizzare gli spazi in modo intelligente significa infine adottare un approccio sperimentale e adattivo. Progetti pilota, utilizzi temporanei e valutazioni periodiche permettono di testare soluzioni diverse, correggere criticità e rispondere ai bisogni reali senza irrigidirsi in modelli predefiniti. Gestire gli spazi in modo più intelligente diventa così una forma concreta di creazione di valore. Migliora l’esperienza di studio, riduce sprechi, amplia l’equità di accesso e rafforza la sostenibilità complessiva dell’Ateneo.