2.6 L’università vive negli spazi urbani
In un Ateneo multicampus, la relazione con la città non è unitaria ma plurale:
Venezia, Mestre e Treviso rappresentano contesti urbani differenti, ciascuno con specifiche criticità e potenzialità.
Governare il multicampus significa costruire una strategia territoriale differenziata ma coerente. È nelle mie intenzioni:
- rafforzare il legame tra università e tessuto urbano;
- potenziare l’housing e la mobilità.
Un’università aperta rende la città più viva.
Questo rafforzamento dovrà essere pensato su scala intercomunale e metropolitana, superando una visione centrata esclusivamente sul centro storico veneziano e includendo in modo strutturale Mestre e Treviso nella progettazione delle politiche abitative e di mobilità.
Integrare gli spazi universitari con la città significa costruire un rapporto strutturato, reciproco e riconoscibile tra università e contesto urbano. A Venezia questo significa contribuire a una vitalità non esclusivamente turistica; a Mestre significa rafforzare il ruolo del campus come polo urbano di conoscenza e innovazione; a Treviso significa consolidare il legame tra università, tessuto produttivo e comunità locale. All’interno di questa visione urbana si colloca il tema dell’abitare studentesco, oggi una delle principali leve di attrattività, equità e successo formativo. Garantire condizioni abitative adeguate, accessibili e prevedibili è decisivo in un contesto ad alta pressione abitativa come Venezia. In una prospettiva multicampus, l’abitare studentesco non deve essere affrontato solo come problema veneziano. Mestre e Treviso possono offrire opportunità abitative più accessibili, purché integrate in modo efficace con il sistema dei trasporti e dei servizi universitari. L’alloggio non è un servizio accessorio, ma una vera e propria infrastruttura della vita studentesca, strettamente connessa a orientamento, internazionalizzazione e continuità delle carriere.
L’Housing Office e il progetto STUrent rappresentano una base importante, ma non più sufficiente. È necessario un cambio di scala che trasformi l’Housing Office da servizio informativo a struttura di governo dell’ecosistema abitativo studentesco, con capacità di intervento proattiva e territoriale. Questo implica superare una visione centrata esclusivamente su Venezia e costruire una strategia che includa anche Mestre e Treviso come parti integranti del sistema cafoscarino, in coerenza con la strategia multicampus. Il potenziamento dell’Housing Office dovrà quindi includere accordi strutturati con enti locali, operatori immobiliari e soggetti pubblici anche a Mestre e Treviso, costruendo un ecosistema abitativo distribuito e coordinato.
Integrare pienamente l’Housing Office con orientamento, reclutamento internazionale e servizi agli studenti consente di affrontare il tema dell’abitare non come un problema “a valle”, ma come una componente strutturale dell’esperienza cafoscarina, riducendo il rischio che l’alloggio diventi una barriera all’immatricolazione o una causa di abbandono precoce.
L’integrazione tra spazi universitari e città non può prescindere in modo sostanziale dal tema della mobilità e dell’accessibilità. Per i campus di Mestre e Treviso è essenziale avviare e consolidare un lavoro strutturato, stabile e istituzionalizzato con le amministrazioni comunali e con le aziende di trasporto pubblico, orientato a garantire una continuità reale dei collegamenti, una frequenza adeguata dei servizi e una copertura coerente con i tempi effettivi della vita universitaria, incluse le fasce serali. La mobilità rappresenta infatti una componente fondamentale dell’infrastruttura universitaria diffusa. Senza collegamenti affidabili e regolari, l’integrazione tra campus e città rimane formale e rischia di tradursi in una separazione di fatto.
L’assenza o l’insufficienza di connessioni di trasporto efficaci produce isolamento spaziale e sconnessione sociale, con effetti diretti sulla partecipazione alla vita accademica, culturale e comunitaria. Questo tema riguarda in egual misura studenti, studentesse, PTA e docenti. Per gli studenti, collegamenti insufficienti o discontinui rappresentano una barriera all’accesso, incidono sulla scelta del campus, limitano la partecipazione a iniziative extracurricolari e possono accentuare disuguaglianze legate alla provenienza geografica e alle condizioni economiche. Per i docenti e il PTA, in particolare per coloro che insegnano su più sedi o che risiedono fuori dal comune del campus, la mancanza di un sistema di trasporto efficiente rende più complessa la presenza continuativa, riduce le occasioni di interazione informale e indebolisce il radicamento nella comunità accademica locale.
Garantire una mobilità integrata significa quindi evitare che i campus di Mestre, Treviso e Roncade siano percepiti come sedi periferiche o marginali rispetto al sistema urbano, e rafforzarne invece il ruolo di poli universitari pienamente inseriti nel tessuto cittadino. La collaborazione con gli enti locali e con i gestori del trasporto pubblico deve essere parte integrante della strategia multicampus e non un intervento compensativo o emergenziale. La mobilità va riconosciuta come leva strutturale di integrazione urbana, di equità nell’accesso ai servizi universitari e di qualità dell’esperienza formativa e lavorativa.
Oggi il rapporto tra università e offerta culturale è ancora troppo frammentato e diseguale: alcune opportunità esistono, ma restano spesso limitate alla componente studentesca e concentrate su singole sedi. In un ateneo multicampus, questo modello mostra tutti i suoi limiti e finisce per escludere gran parte della comunità universitaria, in particolare il personale docente e il personale tecnico-amministrativo.
È necessario un cambio di passo: costruire un sistema coordinato e inclusivo che renda l’accesso alla cultura una componente stabile della vita universitaria, indipendentemente dalla sede o dal ruolo. L’idea è di costruire una rete di collaborazioni con musei, teatri, cinema e istituzioni culturali in tutti i territori in cui l’ateneo è presente, garantendo condizioni omogenee e realmente accessibili per tutta la comunità universitaria.
Non si tratta solo di facilitare l’ingresso agli eventi o avere riduzioni e esenzioni, ma di costruire un ecosistema culturale condiviso: programmazioni diffuse tra i campus, iniziative co-progettate, percorsi dedicati. Esperienze internazionali mostrano che questa direzione è già realtà: università come la University College London o la Sorbonne Université hanno sviluppato programmi che integrano in modo strutturale l’accesso alla cultura per l’intera comunità accademica, mentre il MIT promuove partnership continuative con istituzioni artistiche e culturali locali.
In questa prospettiva, la cultura diventa un fattore di connessione tra sedi diverse e una leva per rafforzare il senso di appartenenza. In un’università multicampus, vivere la dimensione culturale non deve dipendere da dove si studia o si lavora, ma essere una possibilità concreta, diffusa e condivisa.