2.2 Orari flessibili per lo studio
La vita studentesca non segue orari amministrativi
pertanto avverto come un dovere:
- estendere gli orari di apertura delle biblioteche;
- garantire aperture serali e nei fine settimana;
- coordinare orari tra le diverse sedi;
- sperimentare aperture prolungate in periodi di esami;
- garantire sicurezza e qualità dei servizi.
Più tempo per studiare, più possibilità di riuscire.
Estendere gli orari di apertura degli spazi di studio non significa semplicemente “tenere tutto aperto più a lungo”, ma interrogarsi su quando, dove e per chi quegli spazi devono essere disponibili. Un’estensione uniforme e indiscriminata degli orari rischia infatti di essere inefficiente, costosa e poco sostenibile. In una visione multicampus, questo significa programmare estensioni mirate in ciascuna sede, tenendo conto della composizione della popolazione studentesca, della presenza di lavoratori, dei flussi di pendolarismo e delle caratteristiche urbane dei diversi contesti.
Il primo passaggio operativo consiste nell’individuare alcuni poli di riferimento per lo studio serale e nei fine settimana, sia a Venezia sia nelle altre sedi. Non tutte le biblioteche o le aule devono avere gli stessi orari: è più efficace identificare spazi strategici, ben collegati e caratterizzati da una domanda elevata, da trasformare in veri e propri hub di studio a orario esteso. Questi poli devono essere riconoscibili, affidabili e prevedibili, così che lo studente sappia con certezza dove poter studiare anche oltre l’orario tradizionale, senza dover dipendere da aperture occasionali o sperimentali.
Una volta individuati i poli, è essenziale una programmazione annuale pubblica degli orari. Un calendario chiaro, che includa aperture serali regolari, fine settimana e periodi di estensione in prossimità delle sessioni d’esame, consente agli studenti e alle studentesse di organizzare il proprio tempo di studio in modo realistico. La prevedibilità è un fattore chiave: riduce l’incertezza, aumenta l’uso effettivo degli spazi e rende l’estensione degli orari una risorsa realmente utilizzabile, non solo formalmente disponibile.
Nei periodi di maggiore pressione – in particolare durante le sessioni d’esame – può essere attivata una modalità specifica e temporanea, pensata per rispondere ai picchi di domanda. Una “modalità sessione”, con orari prolungati, servizi essenziali garantiti e regole di utilizzo esplicite, consente di offrire un supporto adeguato senza trasformare l’eccezione in una soluzione permanente e organizzativamente insostenibile. In questo modo si risponde a un bisogno reale, mantenendo al tempo stesso equilibrio e sostenibilità.
Accanto agli spazi di studio, è opportuno considerare anche esigenze specifiche del lavoro accademico. In particolare, si potrebbe prevedere, non solo l’accesso senza prenotazione per i docenti, ma la disponibilità, in alcune biblioteche individuate come poli a orario esteso, di uno o più uffici riservabili dai docenti in fascia serale o nei fine settimana. Si tratta di una misura mirata, a costo organizzativo contenuto, che risponde a bisogni reali di concentrazione, preparazione didattica, ricerca e ricevimento in orari compatibili con carichi istituzionali e personali. Esperienze analoghe, più volte proposte ma raramente attuate, mostrano come la possibilità di disporre di uno spazio adeguato fuori dagli orari amministrativi migliori la qualità del lavoro accademico e rafforzi il ruolo delle biblioteche come luoghi centrali della vita universitaria, non solo studentesca ma dell’intera comunità di Ateneo.
Un altro aspetto cruciale riguarda il coordinamento tra sedi. In un’università articolata e diffusa come Ca’ Foscari, un’estensione degli orari non coordinata rischia di creare nuove disuguaglianze, concentrando l’offerta in alcuni luoghi e lasciando scoperti altri territori. Una regia centrale degli orari non serve a uniformare tutto, ma a garantire che, in ogni fascia oraria critica, sia disponibile almeno uno spazio accessibile per ciascuna area geografica. Questo riduce spostamenti inutili e costosi, soprattutto per lavoratori, fuorisede o con vincoli di tempo e mobilità.
L’estensione degli orari deve inoltre procedere insieme a una gestione attenta di sicurezza e qualità del servizio. La sicurezza dovrà essere garantita con particolare attenzione nelle fasce serali nei campus meno centrali, attraverso presidi adeguati, illuminazione, accessi controllati e coordinamento con le autorità locali. La flessibilità oraria è sostenibile solo se accompagnata da condizioni di studio realmente sicure in tutte le sedi. Gli spazi aperti la sera e nei fine settimana devono garantire condizioni adeguate di accesso, controllo e supporto. Modelli organizzativi flessibili – che combinano presidio fisico, sistemi di controllo degli accessi, videosorveglianza e personale formato per la gestione serale – consentono di mantenere standard elevati senza aumentare in modo indiscriminato i carichi di lavoro. Turnazioni e sperimentazioni mirate permettono di distribuire le responsabilità in modo sostenibile, evitando soluzioni rigide o emergenziali.
Spazi di studio accessibili per più ore non rappresentano soltanto una comodità, ma un elemento di equità. Favoriscono lavoratori, fuorisede, internazionali e chi vive in contesti abitativi meno favorevoli allo studio. Estendere gli orari significa riconoscere che la vita universitaria non segue orari amministrativi e che l’accesso allo studio deve essere garantito in modo più flessibile e coerente con le condizioni reali di chi frequenta l’Ateneo.